Nell'era digitale come persuadere le persone a pagare?

pagareOggi ci addentriamo in un argomento sempre di attualità. Nell'era digitale come persuadere le persone a pagare? Bella domanda, alla quale cerca di darsi una risposta Cory Doctorow, fondatore di Boing Boing, sul Guardian. La sua posizione parte da considerazioni riguardanti i beni materiali. Propensione all'acquisto, scarsità ed esclusività dei beni, stato sociale. Si tratta di questioni sulle quali sono stati scritti centinaia di libri e che sono sostanzialmente trattati in microeconomia e in sociologia. La complessità di questi temi viene amplificata nel mondo digitale perchè i confini tradizionali sono più labili.

Non voglio comprarlo, me lo prendo. E' ciò che nel mondo reale viene considerato un furto. Ma se una persona "normale" considera questa "attività" potenzialmente rischiosa, nel mondo digitale il rischio è oggettivamente molto più basso. Anzi, è talmente più basso che la maggioranza degli scambi di "media" che avvengono online, sono gratis e senza autorizzazione da parte dei detentori dei diritti. Questo ha portato ad una "retorica" della comunicazione che tende a martellare paradossalmente più chi compra, rispetto a chi "ruba". Ne sono esempi i messaggi antipirateria nei DVD, o tutti i vari sistemi anticopia installati nei pc con tutti i problemi del caso. Diciamo la verità, chi usufruisce di un media "piratato", ha meno problemi o scocciature rispetto a chi ha pagato regolarmente. In più, chi ha speso il proprio denaro sente di averne sprecato una buona parte proprio nei messaggi o nei sistemi, assolutamente inutili, di antipirateria.

L'abbiamo ribadito più volte, noi di Downloadblog siamo contrari a qualsiasi forma di pirateria, ma nello stesso tempo siamo contrari alla vessazione degli utenti così come nella demonizzazione tout court del peer to peer. Vediamo allora alcuni dei punti sui quali si sofferma Doctorow.

Compralo o sarai nei guai.
Si tratta dell'approccio tradizionale. Questo genere di messaggio deve essere credibile e tener conto del prezzo di vendita. Quante persone sono state incriminate per aver scaricato una canzone, un film o un libro? Quando costa uno di questi beni e quanto "risparmio" rispetto al rischio? Doctorow afferma che i giovani sono i meno interessati a questo genere di messaggio: non hanno molto denaro da spendere, credono di avere competente tecniche per non farsi "beccare" e sanno che la legge il più delle volte è indulgente nei loro confronti. Sono già bombardati di messaggi allarmanti riguardanti la droga, il bere ed il mettersi alla guida piuttosto che sul sesso senza precauzioni. L'effetto è sicuramente annacquato. Quando poi viene fatto il paragone che scaricare è come rubare un'auto, le reazioni sono diverse, perchè l'esempio può dare adito a interpretazioni o giustificazioni. Dal mio personale punto di vista, questo tipo di messaggio è sempre stato un autogol, perchè è evidente la forzatura. Passiamo quindi al secondo punto...

Comprare perchè è la cosa giusta da fare.
Rubare è sbagliato, punto e basta, messo così è più semplice e diretto. Ma quali sono gli argomenti di chi scarica? C'è chi pensa di essere nel giusto, in una sorta di battaglia contro le major. Altri che invece si sentono defraudati dalle case, perchè i sistemi antipirateria hanno causato danni o perchè si sono persi una scena di un film in streaming legale. E qui il discorso va verso le case stesse: alcune di essere hanno provato a giocare intorno a clausole contrattuali, con l'impressione che chi paga sia un limone spremuto dai giganti dell'intrattenimento. Quindi, l'onestà e la chiarezza deve essere per entrambi, non solo per il consumatore.

Compra perchè è più conveniente.
Questa è interessante. Effettivamente non tutti dispongono di una banda così ampia per poter scaricare ed esempio film in alta qualità, oppure quanto si sta cercando è così di nicchia da creare lunghissime code di download. Dall'altra parte abbiamo sistemi come quelli "one click" di iTunes o Amazon. Siamo sempre nell'ambito del personale, ma pagare qualcosa per averlo subito e senza fatica può essere più conveniente di una lunga ricerca o di una lunga attesa. C'è un "ma", e come abbiamo visto per altri concetti, sono le case a doversi adeguare alle leggi del mercato digitale. Non è possibile che un film, un album o un programma, sia disponibile in una nazione, e non in un'altra. Il consumatore viene praticamente invitato ad... arrangiarsi, con buona pace della sa propensione all'acquisto.

Come dicevamo, siamo per l'acquisto e non per la pirateria. La mia opinione personale è che le aziende siano obbligate ad avvicinarsi alle esigenze degli utenti e non viceversa. Nessuno vuole pagare nel prezzo di un DVD anche sistemi anticopia, pubblicità antipirateria o, peggio ancora, pubblicità vere e proprie. La sfida è quella di far pendere la bilancia tra pirateria/legalità su quest'ultima, ed è solo conquistando la fiducia dei consumatori che tale sfida verrà vinta.

Foto | StevenDepolo

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: