Grooveshark si difende: "quello che facciamo è legale"

Grooveshark si difende: "quello che facciamo è legale"Sarà capitato sicuramente a diverse persone di incappare almeno una volta in Grooveshark, una sorta di "YouTube musicale" all'interno del quale gli utenti possono effettuare l'upload di brani che vengono poi eseguiti in streaming sui dispositivi di chi li ascolta. Proprio come nel caso di YouTube, sulla piattaforma finisce un po' di tutto, ed è per questo che la società con base in Florida ha deciso di pubblicare una lettera aperta firmata da Paul Geller, sul sito identificato come Executive Vice-President of Strategic Development. All'interno del testo, TechDirt ci aiuta ad evidenziare i seguenti passi:

"C'è prima di tutto una differenza tra legale e sotto licenza. Le leggi vengono dal Congresso. Le licenze dalle aziende. Grooveshark è completamente legale perché rispettiamo le leggi stabilite dal Congresso, ma non abbiamo le licenze di tutte le case discografiche (non ancora). Siamo un'azienda tecnologica, che opera nei confini del Digital Millennium Copyright Act del 1998 (DMCA). Alcuni potrebbero farvi pensare che chi di noi usa il DMCA per innovare sta automaticamente violando le leggi e affidarsi al Porto Sicuro del DMCA equivale ad ammettere la propria colpa. Non è così.

Il Porto Sicuro del DMCA incoraggia le aziende tecnologiche a innovare, nella speranza che possano eventualmente risolvere alcuni dei problemi che affligge al giorno d'oggi chi crea contenuti. Il Porto Sicuro suona come se fosse scritto specificamente per YouTube e Grooveshark, e la sua necessità continua a farsi sentire ogni giorno. Se non ci fosse questo concetto, molti dei prodotti e dei servizi che stanno facendo diminuire la pirateria non sarebbero mai nati."

L'idea della necessità di protezione per gli innovatori da parte del DMCA è sicuramente valida, ma il punto delle cause fatte da EMI e Universal Music (mentre la prima ha trovato un accordo fornendo una licenza, la seconda ha ancora il procedimento aperto) a Grooveshark resta il possesso della licenza degli utenti per effettuare l'upload del materiale protetto da copyright. La responsabilità di Grooveshark sarebbe quindi quella di permettere, attraverso il modo in cui il servizio è disegnato, la diffusione di contenuti non autorizzati. Siamo alle solite insomma: è colpevole il mezzo o chi ne fa un uso non lecito? Qual è il confine tra le responsabilità di entrambi?

Nell'intera vicenda esiste inoltre un problema che potremmo definire di coerenza per Google: perché rimuovere Grooveshark dallo store Android, quando per l'appunto si trova in una situazione in tutto e per tutto simile a quella di YouTube? Ha forse dimenticato le grane legali causate da Viacom, anch'esse simili a quelle che sta avendo Grooveshark con le major?

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