Jonathan Tasini: l'uomo dietro la causa da 100 milioni di dollari ad Huffington Post

Si può portare a termine un'operazione da 315 milioni di dollari come quella che ha portato AOL ad acquistare Huffington Post e lasciare completamente senza briciole chi a quest'ultimo sito ha contribuito? È la domanda sulla quale si basa la causa legale che Jonathan Tasini e altri hanno avviato nei confronti di HuffPo. Ma partiamo dall'inizio: Tasini inizia a collaborare con Huffington Post nel 2005, a quanto pare su invito di Arianna Huffington in persona, scrivendo di diritti dei lavoratori, economia e politiche di governo, senza guadagnare un soldo così come altre migliaia di blogger.

Per sei anni la cosa deve evidentemente essere andata bene a Tasini, almeno fino a quando come dicevamo a febbraio 2011 l'operazione multimilionaria va in porto, spingendo così il blogger-attivista ad avviare la causa, supportato anche da Newspaper Guild e Writer's Union (che hanno anche indetto uno sciopero contro HuffPo), al fine di ottenere 105 milioni di dollari come risarcimento danni per più di 9.000 persone. The Next Web ha incontrato Tasini in quel di New York, realizzando la video-intervista che potete vedere qui sopra, dalla quale emergono le ragioni che hanno spinto il 54enne di Houston ad avviare il procedimento:

"Centinaia di scrittori erano arrabbiati, delusi e offesi dal modo in cui Ms. Huffington li ha trattati dopo la vendita. Era già ricca prima della vendita, ma ha poi incassato un'enorme somma di soldi, soldi che non avrebbe mai avuto senza il lavoro di questi blogger senza paga. Non ci sarebbe stata nessuna vendita ad AOL, non ci sarebbe stato alcun valore della società. Ha intascato i soldi e ha praticamente detto ai blogger come Maria Antonietta: 'che mangino brioche!'. [...] Per tutta la mia vita, ho avuto una passione per la giustizia sociale. Il movimento dei lavoratori è stata la mia casa per 20 anni e passa. C'è qualcosa in me che istintivamente vuole protestare contro l'ingiustizia sui luoghi di lavoro. Penso che ciò che Arianna ha fatto sia immorale, illegale e quantomeno stupido. Se fosse stata furba, avrebbe detto 'Darò a tutti una piccola ricompensa'. Anche 25$, 50$, e così via. Credo che la gente si sarebbe potuta sentire molto meno offesa."

Ma veniamo alle reazioni alla causa: la prima è stata ovviamente quella di AOL, che tramite il suo portavoce Mario Ruiz l'ha definita "completamente priva di fondamento", aggiungendo il seguente commento:

"I nostri blogger usano la nostra piattaforma per collegarsi ed essere sicuri che le loro idee e i loro punti di vista siano letti da quante più persone possibile. È lo stesso motivo per cui centinaia di persone vanno agli show TV per trasmettere i loro pareri verso un pubblico quanto più ampio possibile."

C'è poi un post di Gawker (sito di proprietà Weblogs, Inc., a sua volta posseduta da AOL insieme ad HuffPo) dove si parla di Working Life, blog su lavoro ed economia di proprietà di Jonathan Tasini. L'articolo si apre con la scritta in maiuscolo hypocrisy (ipocrisia) e l'ancora più eloquente titolo Guy Suing HuffPo for Not Paying Bloggers Doesn’t Pay Bloggers, qualcosa che suona un po' come La persona che fa causa ad HuffPo per non aver pagato i blogger, non paga i blogger. Al suo interno un'analisi di come per l'appunto Tasini avrebbe offerto pubblicità sul sito (che comunque al momento non è presente), con tanto di dichiarazioni del diretto interessato in merito:

"Non c'è stata pubblicità per anni, ma un paio di sindacati hanno comprato dello spazio. Volevano supportare il lavoro che stavo facendo."

L'intervistatore di Gawker è andato così più nello specifico, chiedendo a Tasini quanto dei guadagni provenienti da questa pubblicità sia effettivamente finita nelle tasche di chi contribuiva a Working Life, dove venivano anche pubblicate email e commenti vari dei lettori-autori. A questa domanda Tasini ha poi mangiato la foglia:

"Non c'è mai stata l'intenzione di farlo. Oh, capisco cosa state facendo. Volete paragonare il mio piccolo blog ad Huffington Post? È assurdo."

Entrambi gli articoli sopra linkati parlano poi di un'altra vicenda legata allo stesso Jonathan Tasini, che nel 1993 diede il via a una causa legale (vinta) contro il New York Times, reo di aver prelevato senza autorizzazione il lavoro di migliaia di autori freelance. Ma dove The Next Web non arriva, ci pensa Gawker a dare un ulteriore affondo grazie alla storia di Creators Federation, un'associazione a difesa degli autori nata e fallita nel giro di brevissimo tempo nella quale Tasini ricopriva insieme ad altre due persone il ruolo di amministratore. Ben poche sono le notizie provenienti dalla Creators Federation, se non il fatto che lo stesso Tasini si sia assicurato poi 46.700$ come ricompensa della propria consulenza: a documentarlo, il sito Web of Deception.

Se siete arrivati fino a questo punto nella lettura, molto probabilmente l'argomento è di vostro interesse e una vostra idea ve la sarete già fatta: vi invito quindi a condividerla nei commenti. Al di là di quelli che sembrano degli evidenti conflitti d'interesse di Gawker, personalmente credo che così come in tanti altri casi la verità stia nel mezzo: da un lato abbiamo dei blogger che hanno consapevolmente lavorato gratis, su questo non c'è ombra di dubbio così come proprio in base a questo non esistono analogie con il "precedente" di Tasini con New York Times. D'altro canto però, prima di arrivare a una causa da 100 milioni di $ Huffington Post avrebbe probabilmente potuto risolvere la questione in via bonaria: non è detto però che non lo faccia, visto che Arianna Huffington e i suoi hanno circa venti giorni di tempo per rispondere.

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