Paul Allen tra Bill Gates e la storia di Microsoft su Vanity Fair US

allen e gates biografia idea manSenza Paul Allen non esisterebbe Microsoft, esattamente come senza Steve Wozniak non esisterebbe Apple, e, azzardiamo, senza Eduardo Saverin non esisterebbe Facebook. Paul Allen: l'altra metà di Microsoft ha scritto un'autobiografia, Idea Man, in uscita negli States.

Che cosa ci racconta Allen? Le prime rivelazioni sono uscite in un lungo articolo su Vanity Fair US, che ha potuto pubblicare in anteprima un estratto del volume. Non ci sono esattamente solo parole di stima per Bill Gates, anzi.

Attacca il cofondatore del colosso di Redmond in più punti, in Italia è già uscito qualcosa sul tema per esempio su La Stampa

Allen attribuisce a sé la maggioranza delle «idee più brillanti» che hanno fatto la fortuna della compagnia, sminuendo il ruolo di Gates in svariate occasioni ed esprimendo amarezza per il mancato riconoscimento dei suoi meriti all’interno dell’azienda

Dopo il salto vediamo qualche passo dell'anteprima uscita su Vanity Fair US.

I passi dell'anteprima del libro di Allen si possono dividere in due tipi: quelli in cui ci racconta i tempi dell'università, il primo incontro con tecnologie all'epoca avanzatissime - ma che oggi ci fanno comprensibilmente sorridere - e quelli in cui spiega la sua verità sui rapporti con Bill Gates.

Sapete cosa ha fatto scattare in Allen la scintilla ai tempi della scuola? Bé, una stampante: era il 1968.

mentre andavo a lezione di matematica nella McAllister Hall, mi fermai a dare un'occhiata. Più mi avvicinavo allo stanzino, più il ticchettio diventava forte. Aprii la porta e trovai tre ragazzi stipati dentro. C'era una libreria e una scrivania coperta di manuali, fogli di appunti, brandelli di nastro adesivo ovunque. Gli studenti erano tutti attorno a una macchina da scrivere elettrica cresciuta troppo, montata su un piedistallo di alluminio: una telescrivente modello ASR-33 (a invio e ricezione automatica). Era collegata a un GE-635, un mainframe della General Electric situato in un altro ufficio, distante.

La telescrivente produceva un fortissimo ticchettio, un ronzio basso misto al rumore che farebbe una mitragliatrice Gatling su carta, e il click-click-ti-click dei tasti di una macchina da scrivere. I muri e il soffitto della stanza erano coperti di sughero bianco per insonorizzarla. Ma malgrado fosse rumorosa e lenta, con un terminale in remoto privo di schermo o soltanto le lettere minuscole, la ASR-33 era comunque lo stato dell'arte. Rimasi di ghiaccio. Sentivo che si potevano fare cose con quella macchina.


Interessante anche il racconto del suo primo incontro con Bill Gates

Un giorno di quell'autunno vidi questo ragazzino allampanato e lentigginoso, avrà avuto tredici anni, armeggiare nervoso intorno alla telescrivente. Aveva un look un po' trasandato: un maglione, pantoloni beige e gigantesche saddle shoes. I suoi capelli biondi finivano ovunque. potevi capire tre cose al volo di Bill Gates. Era davvero intelligente. Ma anche davvero competitivo: voleva dimostrarti sempre quanto fosse intelligente. E lo faceva in maniera molto insistente. Dopo averlo incontrato quella prima volta, lo ritrovai nello stanzino. Molto spesso eravamo gli unici due da quelle parti.

Bill arrivava da una famiglia particolarmente benestante, persino per gli standard di Lakeside (...) ricordo la prima volta che andai nella loro casa, era enorme, era piuttosto impressionante. I suoi genitori erano abbonati a Fortune, e Bill lo consultava religiosamente. Un giorno mi mostrò uno dei numeri speciali dicendo "Come pensi che sia essere a capo di una delle società nella Fortune 500?" gli dissi che non ne avevo idea. "Forse avremo una società nostra un giorno". Aveva tredici anni


Curioso anche il primo incontro con Steve Ballmer, futuro pezzo da novanta di Microsoft. Era il 1980.

Bill capì che avevamo bisogno di qualcuno che lo aiutasse nella parte business, così come io mi occupavo della parte tecnologica. Scelse Steve Ballmer, un suo compagno di Harvard che aveva lavorato al marketing di Procter % Gamble e ora frequentava la business school di Stanford. Bill me lo vendette come un tipo tosto. "È uno molto sveglio, ed è pieno di energie. Ci aiuterà a costruire il business, mi fido di lui".

Avevo incontrato Steve un paio di volte ad Harvard insieme a Bill. La prima volta che ci incontrammo dal vivo, pensai di avere di fronte un agente del KGB. Aveva questi occhi azzurri penetranti, e una genuina ruvidezza nei modi (ma come ebbi modo di notare in seguito, anche un lato più sensibile). Steve non era il tipo che si butta giù subito, ed era essenziale che lo fosse per lavorare con Bill. Nell'aprile del 1980, poco prima di lasciare la città er un viaggio di lavoro, mi accordai con Bill perché gli cedessimo il 5% della società, perché Bill era convinto che Ballmer non avrebbe mai lasciato Stanford senza una qutoa societaria


Un giorno in ufficio però Allen trova il contratto per Ballmer: e la percentuale di società non è più il 5%, ma è salita a sua insaputa a 8,75%. È uno dei punti cardine in cui il rapporto tra Allen e Gates si incrina. Un po' degli altri li potete leggere nell'interminabile pezzo di Vanity Fair US.

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