In lavorazione l'applicazione "Panic Button" per gli attivisti

egitto

Le rivolte a cui abbiamo assistito in Medio Oriente hanno spostato l'attenzione sull'utilizzo della tecnologia nel coordinamento della protesta e nella diffusione delle notizie. Dopo aver discusso del dilemma etico dei social network (favorire la diffusione di notizie o rispettare le policy?), oggi scopriamo che il Dipartimento degli Stati Uniti sta promuovendo una nuova tecnologia "Panic Button" presso gli attivisti pro-democrazia in Medio Oriente e in Cina. Lo strumento in questione dovrebbe aiutare chi combatte contro i regimi oppressivi e dittatoriali.

Il Panic Button è un'applicazione che cancella tutta la rubrica del cellulare sul quale viene utilizzato e invia agli altri attivisti un segnale d'allarme. Michael Posner, assistente del segretario di Stato per i diritti umani, ha specificato:

Cercavamo di tenere un basso profilo su questa cosa, poichè un mare di persone con le quali collaboriamo sta operando in un contesto molto sensibile.



L'iniziativa è parte del progetto di Hillary Clinton per la promozione della libertà su Internet, con particolare attenzione alle fonti cruciali quali Twitter e Facebook, strumenti di coordinamento e diffusione degli attivisti pro-democrazia in Iran, Egitto, Tunisia ed via dicendo. Per la promozione delle tecnologie a favore degli attivisti sono stati stanziati 50 milioni di dollari a partire dal 2008 e si concentrano sul superamento delle censure e dei firewall imposti dai vari governi.

Secondo Posner, i cellulari hanno avuto un ruolo essenziale nella nascita dei movimenti polici moderni. Gli stati uniti lavorano sul "Panic Button" proprio per questo motivo, oltre a rendere più sicuri i messaggi di testo e i dati inviati.

Sorgono spontanee delle domande a riguardo: sebbene l'idea di supportare gli attivisti sia assolutamente nobile, siamo sicuri che lo sviluppo di queste applicazioni non si riveli controproducente? Nel momento in cui un attivista viene arrestato in un Paese come la Libia, ad esempio, si troverà ad affrontare delle forze di polizia tutt'altro che delicate. Nel caso in cui l'attivista cancellasse la rubrica del proprio cellulare grazie al "Panic Button", siamo sicuri che la polizia non se ne accorga e non lo sottoponga ad un trattamento peggiore proprio per questo? Che quindi non venga automaticamente considerato colpevole di qualcosa, visto che ha fretta di far sparire dati sensibili?

Siamo certi che un attivista abbia la necessità di salvare dei dati così importanti e controversi sul proprio cellulare, che potrebbe perdere o finire nelle mani sbagliate? Non è più probabile che tenga a memoria ciò che realmente potrebbe interessare alla polizia o utilizzare codici mentali per mascherare i numeri in modo che comunque non siano leggibili da altri?

Probabilmente risulta più utile l'allarme che avvisa gli altri attivisti, mettendoli in condizione di nascondersi, cambiare i propri piani o di agire in favore della persona in pericolo, ma siamo certi che il segnale inviato non sia tracciabile e quindi comunque sveli gli altri protagonisti?

Questo è il mio punto di vista, probabilmente chi ha pensato questo strumento ha una visuale più completa sulla situazione che a me sfugge o forse gli stessi attivisti conosceranno soluzioni pratiche meno controverse.

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