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Social network e dilemma etico: come gestire l'utilizzo politico sociale dei gruppi di protesta?

Pubblicato: 28 mar 2011 da claudiasantini

Commenti dei lettori

Hossam el-Hamalawy

Se i social network si sono eletti a specchio della società, quale dev’essere la loro posizione in caso di dilemma etico? Nel caso delle proteste avvenute in Medio Oriente, Facebook e company devono accettare i contenuti dei “ribelli” e fare informazione o restare fedeli alle policy più stringenti? È questa l’interessante riflessione che il New York Times fa prendendo ad esempio la vicenda di Hossam el-Hamalawy, un blogger egiziano ed attivista a sostegno dei diritti umani, che si è visto cancellare alcune foto della polizia egiziana da Flickr.

Hossam el-Hamalawy ha caricato su Flickr per due giorni le foto degli agenti di polizia egiziani utilizzati dallo Stato per gestire la sicurezza durante la rivolta. Le foto, recuperate dagli attivisti su un CD trovato nel quartier generale della polizia di Stato di Nasr, sono scomparse una ad una dalla celebre piattaforma:

Credevo di essere stato oggetto di hack.

L’attivista ha ricevuto alcune ore dopo un’email da Flickr con la quale veniva giustificata la rimozione delle immagini: non aveva scattato personalmente le fotografie, come richiesto dalle regole della community. Ha quindi dichiarato:

Ciò è assolutamente ridicolo. Flickr è pieno di account con foto non scattate dagli stessi utenti.

Si tratta di una questione spinosa poichè Flickr, insieme a Facebook, Twitter e YouTube, viene sempre più frequentemente utilizzato come strumento di informazione da parte degli attivisti e delle forze pro-democrazia, soprattutto in Paesi scossi dalle rivolte come in Nord Africa e nel Medio Oriente. La posizione di questi social network si complica notevolmente: come gestire l’utilizzo politico e sociale che molti ne fanno, coniugandolo alle regole e alle policy originarie dei servizi stessi?

YouTube è stato uno dei primi servizi a combattere il conflitto tra messaggi sui diritti umani e violazioni dei termini di servizio: nel Novembre del 2007 la piattaforma ha rimosso come “inappropriato” un video in cui una persona in Egitto veniva torturata dalla polizia. Il video fu caricato da Wael Abbas, un altro blogger egiziano che si oppone alla tortura. A seguito della polemica scatenatasi, YouTube ha rimesso il video al proprio posto, ma il dilemma non si è risolto: le immagini forti e violente sono vietate, ma il video denunciava qualcosa di assolutamente tragico.

Facebook era rimasto abbastanza neutro in questo territorio. Molti gruppi di protesta del Medio Oriente hanno utilizzato i gruppi del social network per condividere e diffondere informazioni, oltre che per mobilitare la protesta. Ora Facebook si trova a dover sottolinare l’approccio neutro nel conflitto Israele-Palestina: Yuli Edelstein, ministro israeliano della diplomazia e della diaspora, ha inviato una lettera a Mark Zuckerberg in cui chiede di rimuovere la pagina Facebook “Third Palestinian Intifada”. La pagina, che inneggia ad una rivolta nei territori palestinesi occupati a maggio, ha oltre 240.000 membri.

Facebook non ha rimosso la pagina, non riscontrando violazioni nei termini del servizio e difendendo la possibilità che gli utenti possano esprimere la propria visione delle cose. I problemi sollevati sono questi e molti altri ancora: il potere dei social network è diventato enorme, difficile da gestire, e le questioni etiche comportano mille pericolose sottigliezze.

Un regolamento più flessibile e adattabile caso per caso è forse la soluzione del dilemma?

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di ice

    ice

    28 mar 2011 - 17:59 - #1
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    la soluzione del dilemma non esiste
    i social network non hanno nulla di sociale
    sono delle multinazionali quotate in borsa del vlaore di centinaia di milioni di euro
    i loro fondatori vivono al 99% negli USA e sono soggetti a quelle leggi
    inoltre sono soggetti alle leggi di mercato, in uqanto quotate in borsa, sono sottoposte alle pressioni degli azionisti e i maniera piu o meno indiretta ai governi
    senza ocntare che avendo i governi la facoltà di fermare il traffico internet verso determinate direttrici…mettersi contro un governo potrebbe significare perdere in toto quel paese

  • Stefano Data

    28 mar 2011 - 21:58 - #2
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    io credo invece che questo sia uno dei tanti lati positivi dei social nertwork, strumenti che possono facilitare la comunicazione e la diffusione di informazione ma spesso criticati per il cattivo uso che ne fa la gente…

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    31 mar 2011 - 15:07 - #3
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    Quoto ICE,
    i governi che detengono i social network difendono la democrazia fino a quando non intralcia i loro interessi, quindi le norme sulla policy sono allentate o ignorate quando c’è il beneplacito dell’amministrazione USA.

    Quando ci sono in ballo gli interessi a stelle e strisce la policy diventa stringente e il gruppo (vedi Wikileaks) si ritrova bannato per cavilli.

  • franco salotti

    09 ago 2011 - 00:30 - #4
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    parlare di libertà di espressione tramite un qualsiasi mezzo tecnologico è ancora un sogno, in quiesta civiltà pseudo moderna e pseudo democratica, se ancora nel 2011 sono ancora messi in discussione questi apetti fondamentali di qualsiasi civiltà che possa minimamente sentirsi democratica. Dobbiamo ancora sentirci tutti controllati anche nelle idee??? ma come vi permettete sciagurati neofasciocomunisti tecnologici ancora viventi.. viva sempre la libertà una sola ed assoluta quella del pensiero e della sua trasmissione con ogni mezzo. ….. moribondi siano tutti i guardoni compresi i peggiori (controllori del pensiero altrui??)