Fondatore di 4chan: Mark Zuckerberg si sbaglia a riguardo dell'identità online

Christopher Poole

Cosa succede quando gli "inventori" dei grandi fenomeni di Internet non hanno identità di vedute? Oggi ne vediamo un esempio analizzando le dichiarazioni di Christopher Poole, il fondatore di 4chan (controversa image board con community Web), rilasciate alla conferenza South by Southwest Interactive e che vanno a scontrarsi decisamente con quelle di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.

Nel tempo Facebook è stato ampiamente criticato per le policy riguardanti la privacy e Zuckerberg ha passato diverso tempo a ribadire la propria idea (piuttosto aggressiva) sull'identità online e sulla privacy stessa: gli utenti devono avere un'identità unica ovunque interagiscano sul web, così da essere più autentici e portare le proprie connessioni sociali su qualsiasi sito frequentato.

Poole, conosciuto anche come “Moot” su 4chan, ritiene che Zuckerberg abbia torto. Lavorando su un servizio con una base di utenti anonimi piuttosto vasta, Moot ha avuto modo di verificare i pro e i contro dell'anonimato sul Web: consentirebbe innanzitutto agli utenti di rivelarsi per come sono in modo completamente naturale, non filtrato, non falsificato, ma nudo e crudo. Utilizzando sempre la stessa identità ovunque online si perde quella che Poole definisce “the innocence of youth”, ovvero l'innocenza della gioventù.

In altre parole, quando chiunque è a conoscenza di tutto quello che abbiamo fatto online, siamo più spaventati dall'idea di avere problemi e ripercussioni, diventando meno disposti a sperimentare. L'esempio di Moot è quello di un giovane che si trasferisce in un nuovo quartiere e ha la possibilità di cominciare da capo: se manteniamo sempre la stessa identità su Internet, questa possibilità è preclusa.

Il prezzo del fallimento è molto più alto quando si partecipa con la propria identità.

Nel caso di 4chan gli utenti si divertono a tentare di creare nuovi meme e trend di Internet. Quando uno di questi non ha successo, spartisce velocemente e nessuno rimane "marchiato" per il proprio fallimento. Secondo Poole, un'altro vantaggio dell'anonimato su 4chan è che i contenuti diventano più rilevanti del creatore, come invece avviene in altre community. Tutti gli utenti si trovano allo stesso livello e hanno la stessa probabilità di creare qualcosa di interessante.

In ogni caso anche l'atteggiamento di Poole nei confronti della privacy è evoluto: sta lavorando su una community chiamata Canv.as che integra Facebook Connect, nonostante gli utenti possano postare anonimamente. Secondo il fondatore, il fatto che "tu sai che noi sappiamo" la reale identità, anche se gli altri utenti non possono vederla, scoraggia i comportamenti più fastidiosi.

Secondo la vostra esperienza, siete più vicini alla visuale di Zuckerberg o di Poole?

[Via VentureBeat]

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