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Google chiarisce i disservizi di GMail, rassicura gli utenti esposti

Pubblicato: 01 mar 2011 da Federico Moretti

Commenti dei lettori

GMail Service DisruptionIeri abbiamo segnalato due problemi di una certa entità su GMail: il primo, più serio, riguardava la sparizione dei messaggi (a volte dell’intero account) mentre il secondo era il blocco del server IMAP in accesso dai Mac. Google, come previsto, ha pubblicato una risposta ufficiale per limitare i danni e rassicurare i propri utenti.

Riguardo alla sparizione dei messaggi, si è scatenata una vera e propria guerra di cifre: gli utenti intervenuti nel forum di supporto hanno parlato di 500.000 account coinvolti, altre fonti si dividono tra 150.000 e 100.000. Google sostenne si trattasse dello 0,29% degli utenti: ora è scesa allo 0,02%. I messaggi non sono perduti.

Già, perché Google organizza i data center in diverse parti del mondo e mantiene più copie delle stesse informazioni per prevenire casi simili. Perciò quando un mirror dovesse avere dei problemi, resterebbe almeno un’altra copia dei dati da ripristinare. In queste ore tali copie sono appunto in fase di ripristino: problema risolto.

Via | Google

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18 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di ice

    ice

    01 mar 2011 - 13:31 - #1
    -1 punto
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    @ FM
    in realtà sulla pagina di Google si legge che i dati non sono stati recuperati da mirror del sito (soluzione valida in caso di problemi alla specifica webfarm e che avrebbe richiesto pochi secondi), ma da backup offline su nastro, porprio perchè il difetto non era esterno, ma interno all’applicazione stessa
    To protect your information from these unusual bugs, we also back it up to tape. Since the tapes are offline, they’re protected from such software bugs. But restoring data from them also takes longer than transferring your requests to another data center, which is why it’s taken us hours to get the email back instead of milliseconds.

  • 0 punti
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    è il cloud, bellezza

  • Profilo di romfladef

    romfladef

    01 mar 2011 - 13:53 - #3
    1 punto
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    @ice La chiave è in «also»: la strategia di base consiste nel mirroring dei dati in diverse webfarm, nello specifico hanno utilizzato il backup su nastro, che giustifica i tempi più lunghi perché i messaggi ricompaiano. Mi sembrava giusto “chiudere” col comunicato di Google, perché si tratta di un servizio molto usato.

  • 0 punti
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    hanno utilizzato il backup su nastro

    secondo me per risparmiare li hanno anche comprati usati

  • Profilo di romfladef

    romfladef

    01 mar 2011 - 14:40 - #5
    0 punti
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    Effettivamente, dubito che siano in molti ad aver mai visto dei nastri, come supporti di memorizzazione: io li ricordo solo vagamente ed erano i primi anni ‘90.

  • Federico2

    01 mar 2011 - 14:41 - #6
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    Se penso al costo dei nastri (rispetto ai dischi) e ai trillionbytes di dati da backuppare ogni secondo and forever and ever mi viene da rabbrividire… certo che Goooogle ne ha di soldini da spendere.

  • Profilo di romfladef

    romfladef

    01 mar 2011 - 14:45 - #7
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    È un motivo simile a quello che porta il cinema a utilizzare la pellicola: costi e prestazioni elevati. Ma non hanno più senso e neppure le banche li usano più.

  • AtomicKittie

    01 mar 2011 - 15:29 - #8
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    Boh, sarà un caso, ma oggi gmail mi funziona malissimo :D

  • Profilo di ice

    ice

    01 mar 2011 - 15:37 - #9
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    facciamo differenza tra backup e archivio
    ci sono vari livelli di backup
    il backup da archiviare offline si fa ancora oggi su nastri che hanno una durata che raggiunge i 50 anni
    i dischi invece si smagnetizzano nell’arco di 10 anni
    .
    Lo stato dell’arte nel 2011 prevede nastri con capacità raw di 5TB

  • Profilo di romfladef

    romfladef

    01 mar 2011 - 15:46 - #10
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    A quanto ne so, l’uso del nastro è stato pressoché abbandonato dove avevo avuto modo di usarlo (nei primi anni ‘90, appunto): suppongo che la tecnologia sia profondamente diversa, oggi. Però se addirittura una banca li ha archiviati, è evidente che la scelta di Google abbia dei costi esorbitanti. Meglio per gli utenti!

  • DiavoloInPersona

    01 mar 2011 - 16:19 - #11
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    Garantisco, l’ho visto con i miei occhi: una delle maggiori banche italiane fa alcuni backup di dati sensibilissimi su nastro, quindi non vedo tutto questo stupore nel fatto che li usi anche Google

  • Profilo di duncanita

    duncanita

    01 mar 2011 - 17:21 - #12
    0 punti
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    La scelta del nastro è fatta pricipalmente per ragioni di costo per byte, nonostante tutto sono ancora quelli con costo più basso, con le quantità di dati usate da Google non credo che ci siano soluzioni alternative per il backup offline.

  • -2 punti
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    onostante tutto sono ancora quelli con costo più basso

    se è così questa è anche l’unica spiegazione logica per quei braccinicorti di Google

  • Blog123

    01 mar 2011 - 18:12 - #14
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    Il principale vantaggio del nastro, oltre che del costo, è che è difficile che vada perduto.
    Un HD o altri dispositivi elettronici possono rompersi. Il nastro invece va perduto solo se si smagnetizza.

  • Profilo di augustus

    augustus

    02 mar 2011 - 02:22 - #15
    0 punti
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    E per qualsiasi altra azienda.
    Ah no e’ vero, per risolvere un problema, useresti la soluzione piu’ costosa, sebbene ce ne siano altre che raggiungono lo stesso scopo con costi minori. Eh Ghost, si vede che sei il presidente di un’azienda…..

  • alga79

    02 mar 2011 - 09:56 - #16
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    Concordo con “ice”, il nastro è usatissimo ancora oggi, sia da aziende piccole che da aziende di grosse dimensioni.

  • Profilo di volf

    volf

    02 mar 2011 - 22:38 - #17
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    Nella multinazionale dove lavoro (con 800G$ di fatturato annuo) il backup viene fatto su nastro. La tecnologia non è come ve la immaginate al tempo del VIC20 e del Sinclair. Anche se il costo è maggiore rispetto ad altri supporti è stato scelto per la sua affidabilità.

  • bisonteafricano

    06 mar 2011 - 15:19 - #18
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    suggerisco di dare un ‘occhiata al blog ufficiale per restare in contatto con il mondo G:

    http://googleblog.blogspot.com