
Internet non ha vinto il Nobel per la Pace nel 2010, tuttavia si sta affermando come strumento principale per la comunicazione nei paesi in cui il popolo scende nelle piazze per chiedere le dimissioni dei governi e delle elezioni democratiche. Lo dimostrano i tempestivi blocchi della connettività dapprima in Egitto, quindi in Libia.
È indicativa l’importanza, in tutto ciò, dei social network: in Italia Facebook è un “divertissement” di cui spesso si abusa. In Egitto, è stata la piattaforma della rivoluzione. Il 6th of April Youth Movement (o, Shabab 6 April), co-fondato da Ahmed Maher, ha portato alle dimissioni di Hosni Mubarak in soli tre anni dalla nascita.
Per suggellarne l’importanza, un uomo ha chiamato Facebook Jamal Ibrahim la figlia primogenita (nata dopo la rivoluzione del 25 gennaio di Piazza Tahrir). Per Semil Shah, un imprenditore di Palo Alto d’origini indiane, l’espressione politica sarà la nuova «onda sociale» del web. E sarà monetizzabile attraverso piattaforme dedicate.
Shah non si preoccupa solo del possibile guadagno derivante da social network specializzati nella pubblicazione di opinioni politiche. S’interroga soprattutto sugli strumenti utili a supportare il dialogo nei paesi in cui la banda larga è ancora un’utopia, sottolineando come siano Facebook, GMail e Twitter le piattaforme utilizzate.
Servizi ottimizzati per usi totalmente diversi. Eppure, l’esercito egiziano sfrutta proprio Facebook per comunicare con la popolazione in questi giorni d’instabilità politica. È corretta l’analisi di Shah sul ruolo di Facebook: lo utilizzano perché non esiste qualcosa di più appropriato. Quale portale aggregherebbe tanti individui?
Un errore diffuso è quello di considerare Facebook (e i social network) con un approccio da Occidentali. La continua specializzazione dei servizi può essere utile a fidelizzare un target ristretto: le proteste nordafricane e mediorientali, però, non sono nate su piattaforme di nicchia. Forse, è proprio Facebook il luogo più idoneo.
Foto | Facebook
Cifra WM
21 feb 2011 - 11:17 - #1Il mondo lo sta capendo, l’Italia proprio no, però questa è la testimonianza: internet non è solo giochi online, Facebook per spiare i tuoi amici o leggere il quotidiano (se va bene). E’ un bene dell’umanità e bisogna che i “grandi” lo capiscano.
Obama lo sta facendo. A quando l’Italia?
fedalfmor
21 feb 2011 - 11:20 - #2Bella domanda. Se consideriamo quanto ha impiegato l’Italia per avere una televisione al pari dell’Europa e degli Stati Uniti (e per quella generalista non è ancora così), la prospettiva è tutt’altro che rosea. Ciò, nonostante gli Italiani siano apprezzati in tutto il mondo come sviluppatori sul/per il web.
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21 feb 2011 - 11:34 - #3non vorrei sbagliare ma internet è stato candidato al Nobel 2011 e comunque chi è candidato una volta può sempre essere “ripescato” in seguito … come a Sanremo :)
fedalfmor
21 feb 2011 - 11:50 - #4Sì, la candidatura sembra anche a me sia stata riproposta: molti concordano sul fatto che, vinto oppure no, l’importanza di internet in questi casi sia evidente. Del resto io mi domando, se mai vincesse un Nobel, a chi andrebbero i fondi del premio.
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21 feb 2011 - 12:39 - #5il premio se lo fotterà di sicuro Google e sarà ritirato dai due “genii” di Mountain View
iamor
22 feb 2011 - 00:59 - #6@4
Ai “padri” di internet