Social Media Week Roma

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Venerdì abbiamo partecipato all'ultima giornata della Social Media Week, tra cui sponsor c'è anche Populis. Come spesso accade durante queste manifestazioni, si potrebbe quasi dire che il meglio arriva alla fine. C'è stata molta carne al fuoco in questa settimana di intensa attività "social", ma il tema di venerdì - l'impresa nascente - è quello che storicamente mette insieme più interessi: da una parte gli investitori, dall'altra chi cerca finanziamenti, informazioni e consigli. In sala quindi c'è molta gente: la giacca non è più obbligatoria, ma molti la indossano. Segno di Old economy? No, il parterre è ricco ma soprattutto di giovani neo-imprenditori o aspiranti manager del web con idee e competenze.

Si parte con uno dei tre ospiti italiani, Eduardo Montefusco. Sembra un manager vecchio stampo, abbronzato, completo d'ordinanza e "fatto da solo", e l'inizio non è dei più entusiasmanti: legge un testo a proposito della storia delle radio e di internet, e della sua creatura, RDS. Si sofferma sugli inizi e sulle difficoltà di confrontarsi con le 4000 radio private, con un'Internet campo di battaglia più duro di adesso e senza incubatori, investitori e venture capitalist, o perlomeno senza la cultura che c'è oggi dell'impresa web. Dopo un inizio un po' così, si scrolla il grigiore del compitino ed esce la passione delle sue scelte e del percorso umano ed imprenditoriale.

Montemagno è incalzante e si passa all'inglese con l'ospite Alexis Ohanian cofounder di Reddit. Un ragazzotto in maglietta e felpa, in perfetto stile californiano, che risulta subito simpatico e calato nel ruolo. Gli vengono fatte le prime domande di prammatica sulle startup e su come avviare l'impresa. Risponde spesso con battute, ma i dati ci sono: il costo per costruire una startup è sempre più basso, ed il minimo amount per partire ormai è veramente ridotto ai minimi termini. Prima non c'erano i server Amazon e questo fattore ha rivoluzionato il costo banda-server relativo all'infrastruttura, ad esempio.

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La parola passa a Fabrizio Capobianco, che sarà molto gettonato per la grande competenza nel settore del venture capital e delle startup. Vive in Silicon Valley dal '99, è il fondatore di Funambol. Con lui si entra nello specifico delle differenze tra investire venture capital in USA e in Italia. L'Italia ha le persone migliori per sviluppare e fare ricerca. Il problema nasce nell'ecosistema italiano, che spesso rende difficile valorizzare i talenti, che finiscono per formarsi altrove.

Gli ingegneri italiani sono molto preparati ed hanno la caratteristica, apprezzabile, di essere "fedeli" all'azienda, in più costano poco rispetto alla media e sono creativi. Tra i suoi obiettivi, portare una Silicon Valley in Italia. Conclude questo primo round battendo sull'elemento fondamentale di ogni startup, su cui verte l'attenzione dell'investitore: il Team iniziale dell'azienda.

E' il turno di un ospite di eccezione, Carlos Eduardo Espinal di Seedcamp. La lingua torna ad essere quella inglese, e la domanda di Montemagno è subito provocatoria: quante startup italiane conosce? Poche, purtroppo, ma qualche nome lo fa. Carlos snocciola dati per cercare di capire come si evoluto il discorso delle startup nel mondo occidentale e lo fa ricollegandosi al founder di Reddit. Oggi bastano 50.000 euro per partire. L'importante, assicura, è pensare globalmente, e non fermarsi ad una realtà di crescita solo locale.

Altro giro, altra domanda: Su che base un investitore deve acquisire una società?
Alexis sornione dice "il logo" scherzando (ma neanche tanto), poi torna serio e decreta: il team (le persone), confermando il comandamento di Capobianco.

E' il secondo round e partono un insieme di domande (cumulative) a Capobianco. Cosa guarda un investitore? Si ripete: prima di tutto guarda le persone, e gli italiani normalmente non hanno credibilità all'estero, ed è per questo, tra l'altro, che noi abbiamo molte difficoltà a trovare soldi all'estero.

Fattore importante nella scala di valori, a quel punto, è il cosiddetto "traction": avere un milione di utenti per un sito web, ad esempio, ovvero un dato che in qualche modo faccia da "traino" al contesto e che dia più garanzie sul suo successo.
Altra domanda: molto difficile nell'early stage dare una valutazione dell'azienda, se vogliono investire valutano anche di più. Fa l'esempio della valutazione iniziale di una sua azienda che nell'ambito di una cena è passata da 3 a 8 milioni.

Continuano le domande. Che quota si lascia all'investitore: meno del 20% nessun investitore se lo prende.

Carlos interviene e aggiunge un dato: Dipende dallo stage. All'inizio si può mettere 1/10 del valore della startup. In generale l'ordine di investimento funzionano un po' così: se si deve avere un'exit da 100 milioni (ovvero la fase in cui comprano l'azienda), la raccolta che all'inizio dovrò avere è di 10 milioni di investimento quindi con un fattore 10x.

Interviene Capobianco: Il VC entra per uscire (dopo 5 anni ad es.). Significa che dopo 5 anni va venduta l'azienda. Questa è la parte meno bella di prendere i soldi. Ed il controllo passa nella mani degli investitori. Se non lo perdi al 1° round lo perdi al 2°. Il management tiene meno del 51% al secondo round sicuramente.

Prende la parola Alberto Onetti, docente ed esperto di modelli di business, introducendo il fattore di mentalità. Quando il fondatore perde il controllo dell'azienda e si mette da parte non è una cosa così brutta ma da noi viene vissuta come un problema. Inoltre, c'è la paura di fallire, per cui si tengono in piedi aziende decotte e si resiste anche anni pur di non affondare l'azienda fondata, mentre invece l'approccio corretto dovrebbe includere la capacità di chiudere un business non più redditizio ed attingere dall'esperienza fatta per creare altri business.

Continua Onetti. Mind the Bridge è stata fondata nel 2007. L'idea di fondo è che in Italia non creiamo, come dovremmo, sui settori innovativi, ma siamo fermi sui servizi. L'obiettivo dell'iniziativa, così, è di aiutare chi ha un'idea innovativa a trasformarla in impresa e farla crescere. Funziona con due canali: ogni anno c'è un "call for ideas" ed a fine luglio si raccolgono progetti di imprenditori con le migliori idee (30), li formano e li portano a Milano e poi a San Francisco per capire cosa significa fare impresa dove i parametri sono diversi. Poi c'è il percorso per imprese un po' più strutturate dove lavorano sulle idee e insieme sul business plan con un mentor etc.

E' a questo punto il turno della domanda del "mi rubano l'idea": per Capobianco non ha senso, perché se l'idea è buona ci sono già 10 aziende in Silicon valley che l'hanno avuta.

Il round di domande viene interrotto perché arriva il ministro per la Gioventù Giorgia Meloni, che subito chiede, scherzando (ma non troppo) "abbiamo superato Milano?"

Parte a raffica cercando di introdurre la visione del "nuovo" da parte del sistema imprenditoriale italiano e le sue potenzialità bloccate, per capire le possibilità che ha un giovane italiano per creare una "nuova google". E fa un esempio: Dal 2000 ad oggi ci sono stati 104.000 brevetti. Di questi neanche 700 sono diventate imprese commerciali. Quindi c'è il problema dell'ecosistema. Introduce il sito di www.giovaneimpresa.it, che consente di avere informazioni e dati per l'impresa, con professionisti che rispondono alle domande.

Come incentivare la nascita di nuove imprese? C'è un lavoro molto ampio che sta facendo il governo (tra i temi e le iniziative, il Cofinanziamento al 40% dell'impresa dall'idea che viene finanziata).

I lavori proseguono con le presentazioni in video di 5 startup: Konkury per gli shared torunament, Voyager per visualizzare passato e futuro di un posto localizzandosi con uno smartphone, Avacar.it per il car sharing, e Glossom una piattaforma social per creativi ed aziende, marchi, moda, etc.

Ultimissime domande e ultimo round di interventi prima dei saluti e dei ringraziamenti. Se ne segnala uno, che trae spunto dalla presentazione di una delle startup: "Abbiamo due business model" è un segno brutto, vuol dire che non si sa ancora bene come si faranno i soldi. I costi raddoppiano, perché servono due forze vendita, e questo crea problemi, nel caso in esempio era B2C o B2B: bisogna decidere prima.

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