Dopo i dubbi di Paul Buchheit su Chrome OS, riportiamo anche la posizione di Richard Stallman che ha parlato a più ampio raggio del sistema operativo Google ma soprattutto della sua visione sul cloud computing. Per chi non dovesse saperlo, Stallman è stato nel 1983 il fondatore del Progetto GNU dando così vita al movimento del software libero e ad altri concetti divenuti negli anni fondamentali per l’informatica e per Internet, come il copyleft.
Stallman come dicevamo ha attaccato ChromeOS, accusando Google di usarlo come parte del suo piano per spingere le persone a quello che lui definisce “careless computing” (traducibile in negligente), forzandoli ad affidare i propri dati al sistema cloud piuttosto che tenerli al sicuro in dispositivi sotto il loro diretto controllo. Una visione tra l’altro già rimarcata tempo fa dallo stesso Stallman, che definiva l’uso massiccio di cloud computing “peggio della stupidità” in quanto sinonimo di perdite di controllo sui dati. Secondo il fondatore del Progetto GNU il sistema studiato da Google andrebbe ulteriormente a peggiorare le cose, in quanto esplicitamente pensato e disegnato (tra l’altro su sistema GNU/Linux) per conservare localmente quante meno informazioni possibili, lasciando il grosso dei dati alle “nuvole” Google, collocate in luoghi ignoti.
Secondo Stallman non si tratterebbe solo di una perdita di dati fisica, ma anche dal punto di vista legale, visto che negli Stati Uniti si perdono tali diritti all’atto di conservare dati nei sistemi appartenenti ad altre società piuttosto che a sé stessi. Davanti all’entusiasmo di Eric Schmidt, nell’annunciare Chrome OS e il modello Cr-48, Stallman non è assolutamente convinto:
“Credo che a chi lavora nel marketing piaccia il termine “cloud computing” in quanto privo di sostanziale significato. Il significato del termine non è una sostanza, ma un atteggiamento: “Lascia che Tom, Dick e Harry tengano i tuoi dati, lascia che qualsiasi Tom, Dick e Harry si occupi dei tuoi dati (e li controlli)”. Probabilmente il termine “careless computing” sarebbe più calzante. […] Il Governo potrebbe incoraggiare le persone a piazzare i dati dove esso sia in grado di raggiungerli senza mostrare mandati di perquisizione, piuttosto che in luoghi di proprietà propria. A ogni modo, finché abbastanza di noi continueranno a tenere i propri dati sotto il proprio controllo, potremo ancora continuare a farlo. E faremmo bene a continuare così, o questa opzione potrebbe scomparire”
Un futuro quello dipinto da Stallman in cui quindi non solo i dati non sono sotto il nostro controllo, ma in cui anche i governi spingeranno verso il cloud computing per avere maggior accesso a informazioni di proprio interesse, collocate in luoghi accessibili senza doversi procurare un mandato di perquisizione o qualsiasi altra cosa analoga. A ogni modo, anche in Chrome OS il buon Richard vede del buono: come a questo punto avrete probabilmente indovinato conoscendo il personaggio, si tratta proprio della sua natura GNU/Linux.
Via | Guardian.co.uk
Foto | Flickr
::: Domainers Gate :::
15 dic 2010 - 13:49 - #1ha perfettamente ragione anzi già le applicazioni online non sono proprio il massimo della sicurezza dei dati e della privacy perché NESSUNO di noi sa dove vengono custoditi i dati chi vi ha accesso e cosa ne fa
Jck
15 dic 2010 - 15:41 - #2Cioè, negli USA se un mio documento è conservato su un server che non mi appartiene allora non è più mio? Questo non lo sapevo e non è bello. Nel resto del mondo come funziona?
BlogAnonimo
15 dic 2010 - 19:33 - #3@ Jck: ma è ovvio! E’ come se tu mi affidassi un tuo documento: è tuo, però è come se fosse mio perché posso farci qualsiasi cosa senza che tu lo sappia.
fdgdfg
15 dic 2010 - 20:10 - #4il Cloud è il futuro
TheSilver
16 dic 2010 - 10:20 - #5Allora è un futuro di medda…
gattamorta
16 dic 2010 - 11:22 - #6vabbè, se uno è convinto, e lo posso anche capire, non è obbligato da nessuno ad archiviare i propri dati su server pubblici
comunque mi sa che stallman si tinge i capelli e questo è ancora più inquietante…
Sevendreams
17 dic 2010 - 11:39 - #7Condivido in pieno la posizione di Stallman. Perché si devono affidare i propri dati a qualcun’altro? Gli hard disk sono sempre più capienti, quindi non è certo una questione di spazio. Molti non si rendono contro di perdere così il controllo suoi propri dati. Mi vengono in mente solo alcuni dei possibile problemi: violazione della privacy ai fini della profilazione (questo è forse il meno, anche se fastidioso), o molto peggio per truffe, furto d’identità o fregature varie, perdita dei dati. Non avevo pensato all’aspetto dell’intrusione del governo, ma in effetti è inquietante.
junta
18 dic 2010 - 14:50 - #8sapere è potere, controllar ele informazioni è potere. Se tutti affidassero le pèroprie foto i propri documenti privati ecc al cloud e non nei propri hard disk locali in casa perderebbe sicuramente il diritto sui proprio dati. Ed è pericolosissimo, è un modo per arrivare al controllo dellìindividuo. Ovviamente gli utenti piu smaliziati che capisocno qualcosa si terranno ben alla larga da questo sistema ma la stragrande maggioranza degli intenauti di oggi non capisce una mazza. E loro mi sa puntano su questo