La Commissione Europea indaga sul comportamento di Google

google algoritmoL'attesa è stata lunga (nove mesi dalla prima denuncia) ma ora le autorità antitrust europee hanno preso seriamente in considerazione le accuse mosse nel febbraio scorso da Foundem, Ciao e Justice.fr nei confronti di Big G. La denuncia era incentrata sul fatto che Google sfruttasse la propria posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca, sfavorendo le aziende concorrenti attraverso dei “penalty filters” (quì trovate il nostro post).

In questi giorni finalmente la Commissione Europea dopo ulteriori molteplici lamentele e segnalazioni ha deciso (o per meglio dire è stata obbligata ad ammettere) che la questione è seria e ha etichettato l’indagine come prioritaria. Chiaramente questa sarà condotta tenendo in considerazione il fatto che Google rappresenta il 90% del mercato dei motori di ricerca e si guarderà solo se l’azienda stia abusando o meno di questa posizione dominante. Particolare attenzione verrà posta sulle scelte riguardanti il servizio di advertising e il ranking con il quale vengono proposti agli utenti i risultati delle ricerche.

In parole povere cosa cercherà di capire la Commissione Europea? Partiamo dal presupposto comune a tutte le segnalazioni: secondo queste Google controlla le ricerche on-line al fine di aumentare la visibilità dei suoi prodotti e servizi. Si dovrà quindi capire se alcuni risultati vengano effettivamente declassati o eliminati dal famoso algoritmo di ricerca attraverso quel meccanismo che solitamente è riservato allo spamming.

Le aziende che hanno intentato la denuncia affermano che l’azienda di Mountain View penalizzerebbe costantemente i loro servizi facendoli apparire negli ultimi posti dei risultati di ricerca sia per quanto riguarda i risultati gratuiti, sia per i link a pagamento (quelli posizionati in alto a destra nella pagina dei risultati). In questo modo verrebbero favoriti i servizi proposti da Google stessa a discapito di tutti gli altri (quì qualche comparazione dei risultati dai diversi motori di ricerca).

Secondo Jonathan Zuck (presidente dell’Association for Competitive Technology):

C‘è una mancanza di trasparenza nel modo in cui Google decide come classificare i risultati nelle ricerche, facendo sì che un determinato sito arrivi in cima alla lista un giorno, e alla fine il giorno successivo. Nessuno capisce perché. Un’indagine come questa dovrebbe permettere a Google di chiarire come certe decisioni siano prese”.

Altro mistero che i 'tecnici' di Bruxelles dovranno svelare è quello delle c.d. clausole di esclusività. Pare infatti che Google imponga ai propri partner pubblicitari il divieto di esporre certi tipi di pubblicità forniti da:

- motori di ricerca concorrenti,
- produttori di computer,
- produttori di software.

Tutto questo al fine ultimo di evitare o comunque limitare la concorrenza soprattutto in quei settori nei quali la stessa Google propone analoghi servizi. Dopo i tanti problemi avuti negli ultimi mesi con il servizio Street View per quanto riguarda questioni legate alla privacy e grandi annunci relativi a nuovi e rivoluzionari servizi (tra i quali spicca Google Editions), si annuncia un 2011 di grande tensione e rivoluzione per il colosso americano.

I vertici dell'azienda hanno annunciato di voler collaborare pienamente con le autorità europee e comunque Bill Echikson (Responsabile della comunicazione di Google) ha voluto affermare che:

Occorre ricordare sempre una cosa molto importante: la concorrenza è davvero a portata di click. L’utente non è mai prigioniero, è libero di andare su altri siti e trovare altre informazioni semplicemente con un click”.

Il rischio per il colosso dei motori di ricerca è però enorme. Se Google sarà ritenuta responsabile di discriminazione nei confronti di queste aziende potrebbe esserle inflitta una multa (stando alle stime basate sul 10% delle entrate annuali) di 2,4 miliardi di dollari.

Via |PCWorld
Foto |Flickr

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