Si diceva mezz’ora fa che i tweet con hashtag #cablegate fossero tremila al secondo, non ho visto fonti sicure di questo dato ma certo è che la bomba mediatica è nel pieno dell’esplosione: domina le homepage di tutti i quotidiani del mondo, ci sono diversi liveblog e solo nella prossima settimana si dipanerà la matassa di qualcosa che sapevamo tutti benissimo che sarebbe successo - il Re ancora una volta Nudo per la gioia dei fan del web libero, giornalisti e politici in cortocircuito. Leggete qualcosa qui su Polisblog dove Gabriele sta pubblicando link di orientamento e un resoconto minimo di cosa si dice in giro.
Il Guardian pubblica una storia interessante su SIPRNET, la rete militare parallela al web da cui son stati sifonati via i duecentocinquantamila documenti circolati tra le ambasciate di tutto il mondo nel corso dell’ultimo anno e qualcosa. SIPRNET, Secret Internet Protocol Router Network - e voi pensavate che le darknet fossero roba da pirati? No, le usavano un pò tutti, anzi un pò in troppi se poi i documenti son finiti fuori dal seminato per cadere nella mani del genio del male, Julian Assange il padre e padrone di Wikileaks.
Col proliferare di enti e agenzie per l’intelligence, dall’undici settembre ad oggi nemmeno il Governo americano sa quante spie ha all’attivo e quanti dati di intercettazione e rapporto vengono prodotti a ciclo continuo. E dato che il lavoro di analisi è semplicemente impossibile, tutta questa mole di dati è stata centralizzata su SIPRNET per evitare lavoro doppio o peggio inutile, come nel caso di alert date per tempo ma poi ignorate nel caos di dati in circolazione. E così tutti i dati, una volta centralizzati, son sati aperti un pò a tutti - nemmeno le autorità oggi sono in grado di definire quanti milioni di persone hanno i dati di accesso nel mondo.
Sì, insieme all’adrenalina di una bomba mediatica, serpeggia tanta giustificatissima paura: vedremo i sussulti diplomatici nei prossimi giorni, ma nessuno sa quanti altri GB di dati siano a spasso, e in mano a chi… la sensazione è che oggi il punto di svolta è anche la prima scossa di un terremoto che punta diritto alle Nazioni Unite. Wikileaks dice a Channel4 che il bello deve ancora venire (qui l’infografica della release di oggi), e le reti militari di comunicazione sono tante (Nodis, Exdis, Roger e il Docklamp Channel). Se i servizi segreti USA avessero un account Facebook, beh, da oggi ha qualche centinaio di milioni di “amici” in più, e siamo tutti molto interessati al suo ultimo milione di status updates… lo sapevate tutti che il web è perfetto per l’hacking, qualcuno si era già reso conto che funziona alla grande anche per il voyeurismo, questa sera la prova del nove è servita calda calda su scala globale.
busodelcueo
29 nov 2010 - 09:46 - #1ma perchè bisogna sempre infilarci il facebook? se non si usa come termine di paragone le masse non capiscono? è un concetto così complicato da necessitare di metafora feisbucchiana?
softcodex
29 nov 2010 - 12:30 - #2#1 stra quoto. ma perché FB? non é mica un blog di uncinetto…
lucusta
30 nov 2010 - 11:20 - #3perche’, a differenza di molti altri argomenti, facebook e’ decisamente conosciuto da chiunque, non prettamente dalle sole persone interessate… 500 milioni di utenti; poi che tutte le persone lo usano, sanno cos’e’ o come funziona, e’ un’altro paio di maniche (diversamente non avrebbe 500 milioni di utenti che svendono la propria privacy… forse sono rimasto l’unico a non essere affascinato da quel dozzinale aglomerato di frattaglie).
Canio
30 nov 2010 - 12:42 - #4La domanda è semplice: chi paga l’infrastruttura tecnologica di wikilwaks. Il suo fondatore è un emerito squattrinato figlio di saltimbanchi e dunque…