Lunga vita al web così com'è


Julian Glover ipotizzava sul Guardian nemmeno una settimana fa che Internet non potrà rimanere a lungo "priva di regolamenti" così com'è, almeno in parte, ora. E per spiegare questa sua ipotesi metteva a confronto la rete con le autostrade, autostrade che appena nacquero non avevano alcun limite, né di velocità né di qualunque altro genere ma che, col tempo, vennero regolamentarizzate. Secondo Julian quando questo accadde fu perché erano diventate importanti: "sarebbero potute rimanere libere e inutilizzate, oppure diventare essenziali ma non entrambe le cose". Per dirla in altro modo, ma sempre con le sue parole, il web è solamente un'altra invenzione dell'umanità che come tutte le precedenti richiede del tempo perché delle regole adatte vengano formulate: ancora non le abbiamo ma non possiamo impedirne l'arrivo in futuro.

A ribadire l'idea che Internet deve però rimanere libera e, soprattutto, a ribadire che a proteggerla devono essere gli utenti stessi, a cui appartiene, è intervenuto in questi giorni persino Tim Berners-Lee che su Scientific American ha scritto un lungo articolo di sei pagine, intitolato "Long live the web", motivando il suo pensiero in tale direzione. L'ha scritto, io credo, per due ragioni: una prima per poter rispondere all'ipotesi di Chris Anderson secondo il quale il web sarebbe morto, una seconda per ribadire ancora una volta quali sono le caratteristiche del web. Alcune di queste proprietà appariranno molto ovvie e più volte sentite, come il concetto della Net Neutrality. Molto ovvia, si, ma non così tanto da impedire ad un giudice inglese di criticarla e metterla in discussione: sempre bene ripeterle dunque, se non altro presso il pubblico.

Berners critica, un po' come in molti fanno in questo periodo, il sistema scelto da Apple e Facebook. Un sistema chiuso e proprietario, che metterebbe a rischio la rete stessa: quello adottato da Apple con iTunes perché rinchiude gli utenti all'interno di un software e utilizza protocolli non standard (es. gli indirizzi iniziano tutti con "itunes:" ed è dunque necessario aver installato il software di Apple per visualizzarli), quello di Facebook perché non offre la possibilità di rendere veramente accessibili a tutti, di scambiare, le informazioni condivise tramite esso. E su questo c'è da soffermarsi un momento: un'importante caratteristica del Web, secondo Berners, è quella di poter esportare i propri dati ovunque. Questo è importante perché risulta molto utile per esempio nella ricerca, permettendo a scienziati di utilizzare i risultati ottenuti da altri laboratori o studi e di creare un database aperto e condiviso. Un sistema come Facebook invece si tiene tutti i dati per sé e non permette in alcun modo di esportarli e visualizzarli se non attraverso il suo sistema, frammentando in tale modo la rete, andando contro la sua architettura.

L'idea, o forse più la speranza, è che questi sistemi non reggeranno il confronto con il web "aperto", di tutti. Berners punta molto su HTML5, che dovrebbe portare una grande ondata di novità, che dovrebbe essere uno strumento molto potente che, se ben sfruttato, permetterà importanti innovazioni. Perché secondo Berners per uno sviluppatore sarà più semplice dar vita alla propria idea, creare qualcosa di nuovo, di innovativo, con un linguaggio aperto come l'HTML5 piuttosto che sviluppando un'applicazione per iPhone, dovendo contemporaneamente assicurarsi di non star violando una delle tante leggi scritte da Apple.

Per tornare all'articolo citato a inizio post, quello scritto da Julian sul Guardian, forse è vero, ammettiamolo, delle regole sono necessarie. Ma devono essere delle regole come quella approvata in Finlandia, che garantisce la banda larga a tutti i cittadini come diritto. Devono essere delle regole come quella suggerita da Tim nel già menzionato articolo, secondo la quale “No person or organization shall be deprived of the ability to connect to others without due process of law and the presumption of innocence”. Devono essere delle regole che garantiscano che un provider non possa scegliere di dare più banda ad un sito o limitare l'accesso ad un altro. Devono essere delle regole che in qualche modo lascino - lo so è un paradosso - Internet senza regole: perché se no sarebbe molto facile in un futuro ritrovarsi in una situazione simile a quella cinese, se qualcosa dovesse andar storto. Devono essere regole a favore di un Internet libero ed aperto, regole che capiscano Internet e che ne garantiscano la libertà e indipendenza. Ovvero consentano alla rete di poter restare ancora a lungo nello stato in cui è ora.

Foto | Flickr
Via | Zambardino

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