Il manifesto del forum FCF: la Carta di Barcellona 2.0.1

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Dal 28 al 31 ottobre scorso si è svolto a Barcellona il FCF, ovvero Free/Libre Culture Forum. Un appuntamento importante per chi ha a cuore il futuro delle libertà digitali:

Il FCForum è un'arena internazionale nella quale si organizzano e si coordinano le azioni da prendere in relazione alla libera cultura, ai liberi saperi, e alla conoscenza

Durante il forum si è discussa la versione 2.0.1 della Carta per l'innovazione, la Creatività e l'Accesso alla Conoscenza, sostenuta anche da Richard Stallman, come ci ricorda Paolo Brini sul blog di Scambio Etico, tra i firmatari italiani insieme a Vittorio Bertola e Marco Berlinguer.

Dopo il salto trovate la nostra traduzione della Carta di Barcellona versione 2.0.1 extended, naturalmente è una traduzione passibile di miglioramento, per cui aiutateci a renderla perfetta scrivendoci alla mail dei suggerimenti.

Diritti dei cittadini e degli artisti nell'Epoca Digitale

Un'ampia coalizione di cittadini, utenti, consumatori, organizzazioni, artisti, hackers, membri del movimento per la liberazione dei saperi, economisti, avvocati, insegnanti, studenti, ricercatori, scienziati, attivisti, lavoratori, disoccupati, imprenditori e creativi di oltre 20 nazioni...

Invita tutti i cittadini a fare proprio questo manifesto, condividerlo e metterlo in pratica.

Invitiamo tutti i governi, le multinazionali e le istituzioni a leggerlo con attenzione, comprenderlo, e applicarlo.

Qui sotto la versione completa del Manifesto 2.0.1

***

Nota introduttiva:

Diritti d'autore, brevetti, marchi registrati, e dozzine di altre leggi sono in alcuni casi riunite sotto la dicitura "Proprietà intellettuale". Il termine, come spiegato da Richard Stallman, è parziale e opaco, e non rappresenta in maniera efficace queste leggi. Non lo utilizzeremo perciò all'interno di questo manifesto. Utilizzeremo solo ed esclusivamente termini come "Diritto d'autore", "brevetti", "royalties", ecc.

Sommario

* 1. Introduzione
* 2. Esigenze legali
* 3. Linee guide per l'educazione e l'accesso alla conoscenza
* 4. Requisiti strutturali per l'accesso alla società della conoscenza
* 5. Trasparenza
* 6. Glossario dei termini
* 7. Bibliografia
o 7.1 Sulla politica
o 7.2 Documenti correlati e fonti legali
o 7.3 Dichiarazioni precedenti collegate all'educazione e all'A2K
* 8. Membri del forum FCF
* 9. Sostegni pubblici
* 10. Licenze

1. Introduzione

Siamo nel mezzo di una rivoluzione che coinvolge il modo in cui la conoscenza e la cultura vengono create, fruite e trasformate. Cittadini, artisti e consumatori non sono più isolati e impotenti di fronte alle produzione e alla distribuzione industriale dei contenuti: ora gli individui possono collaborare tra loro negli ambiti più diversi, e partecipativare alle decisioni in maniera democratica e diretta.

La tecnologia digitale ha colmato un vuoto, permettendo alle idee e alla conoscenza di circolare liberamente. Lo ha fatto abbattendo molte delle barriere geografiche e tecnologiche che impedivano la condivisione. Ha permesso la nascita di nuovi strumenti per l'educazione, e stimolato nuove possibilità per le organizzazioni sociali, economiche e politiche. L'impatto e i cambiamenti di questa rivoluzione sono paragonabili solo a quelli portati dall'invenzione della stampa.

Nonostante queste trasformazioni, l'industria dell'intrattenimento, molti dei provider Internet, governi e multinazionali basano ancora il loro potere e il loro profitto sul controllo degli strumenti di creazione e distribuzione di ciò che chiamano "contenuti". Questo porta a una compressione del diritto all'educazione, all'accesso dell'informazione, alla cultura, alla scienza e alla tecnologia; e della libertà d'espressione; dell'inviolabilità delle comunicazioni private e privacy; della libertà di condivisione.

Nel campo del diritto d'autore, l'interesse generale dovrebbe avere la precedenza sugli interessi dei singoli.

Istituzioni, industrie e strutture non potranno sopravvivere né avranno futuro a meno di adattarsi ai cambiamenti dell'epoca digitale. In alcuni casi potrà verificarsi un adattamento dei vecchi metodi alle nuove realtà, e dobbiamo tenerne conto.

Implicazioni politiche ed economiche della Cultura Libera

La cultura libera (libera intesa come "libertà", non come "gratuita") schiude le possibilità di nuovi modelli per l'impegno dei cittadini nella creazione di beni e servizi pubblici. Questi nuovi modelli sono basati su un approccio che li considera "beni in comune". Con "Governing of the commons" - amministrazione dei beni comuni - intendiamo le regole e i principi nella gestione della produzione collettiva di risorse condivise. L'amministrazione dei beni comuni favorisce la partecipazione, l'inclusione, la trasparenza, l'accesso democratico e la sostenibilità sul lungo periodo. Noi riconosciamo quella dei "commons", come una forma di governo auspicabile. Non è necessariamente collegata allo Stato o ad altre figure istituzionali classiche, e dimostra che la società civile, oggi come oggi, può avere una grande influenza.

Noi riconosciamo che un'economia sociale è un valore estremamente importante sul libero mercato. I nuovi beni creati in comune, grazie alla tecnologia digitale, permettono di rivitalizzare tutto ciò che costituisce l'economia di mercato. Attualmente i governi sostengono apertamente il mercato privato e le sue leggi: è necessario che comincino a rivolgere la stessa attenzione ai beni comuni. Affinché l'economia del bene comune possa partire, sono necessarie condizione eque.

L'attuale crisi finanziaria ha evidenziato i limiti dei modelli esistenti. D'altro canto, la filosofia della cultura libera - Free/Libre Culture - e l'eredità del movimento per il software libero sono la prova empirica che un altro tipo di etica e un diverso modello di business sono possibili. Questo nuovo modello ha già creato un nuovo tipo di produzione, nella quale l'autore-produttore non perde il controllo del processo di produzione, ed elimina allo stesso tempo la necessità di figure intermedie.

Questa forma di produzione è basata su iniziative imprenditoriali collettive, su accordi di scambio lavoro tra le persone a seconda delle loro abilità e inclinazioni, sulla democratizzazione della conoscenza, e prevede un'equa ridistribuzione dei guadagni.

Siamo preoccupati per il benessere degli artisti, degli studiosi, degli autori e delle altre tipologie di lavoratori a loro affini. In questo manifesto proponiamo molteplici opzioni per supportare collettivamente le loro opere d'ingegno. Il software libero e Open Source, le Net Labels e alcuni tipi di iniziative editoriali sono solo qualcuno degli esempi che dimostrano come la cultura libera possa sostenere l'innovazione, e che i monopoli della conoscenza non sono affatto necessari per la produzione culturale dell'uomo.

Nella produzione culturale, la sostenibilità dipende in gran parte dal tipo di prodotto (i costi relativi alla produzione di un film per esempio, sono ben diversi da quelli di un'enciclopedia collaborativa online). Progetti e iniziative basate sui principi della cultura libera utilizzano diverse modalità per raggiungere la sostenibilità. Alcune di queste modalità sono già consolidate, altre ancora sperimentali. E' necessario studiare e promuovere modelli finanziari sostenibili, che possano indirizzare la società digitale, valorizzando i nuovi valori emersi da questo paradigma culturale.

Ecco alcuni dei modelli possibili per sostenere la produzione culturale: donazioni non monetarie, scambio (e anche dono, banca del tempo, baratto), finanziamento diretto (sottoscrizioni e donazioni), capitale condiviso (cooperative, interfinancing, economia sociale, P2P banking, conio di moneta virtuale), fondazioni che garantiscano le infrastrutture necessarie ai progetti, sovvenzioni e sussidi pubblici (per esempio: reddito di base, i finanziamenti mutualizzati, borse di studio, premi, sussidi, appalti pubblici), private funding (venture capital e mecenatismo) attività commerciali (inclusi beni e servizi) e una combinazione di distribuzione P2P e streaming a basso costo. La combinazione di queste opzioni è auspicabile sia per i singoli individui che per l'industria nel suo complesso.

Devono esserci regole chiare a promuovere la conoscenza libera e condivisa, regole che la proteggano da ogni forma di appropriazione indebita ed esclusiva, sia da parte dei singoli che da parte delle aziende, anche allo scopo di prevenire eventuali monopoli e oligopoli.

L'era digitale promette di essere un'epoca di giustizia e di essere gratificante per tutti. Questo è l'obiettivo delle seguenti proposte:

2. Esigenze Legali

Le legislazioni nazionali e i trattati internazionali che regolano la diffusione della cultura e della conoscenza sono gravemente compromessi. Qui proporremo le riforme necessarie per superare questi problemi.

Il comportamento conservatore e difensivo dell'industria che producono e distribuiscono contenuti protetti da copyright ha portato a una situazione tale per cui gli autori e il pubblico si trovano uno contro l'altro. Questo conflitto porta benefici soprattutto alle multinazionali dei media e alle organizzazioni governative, ma è estremamente nocivo per l'interesse pubblico.

L'interesse pubblico, della collettività, si supporta aiutando la creazione e il lavoro intellettuali, per il suo valore sociale, e assicurando a tutti i cittadini abbiano accesso a questi lavori, per gli utilizzi più svariati.

A. Diritti nell'ambiente digitale:

Diritti d'autore, royalties, e simili incentivi alla creatività, non vanno visti come il fine, ma come il mezzo per stimolare la creatività e promuovere l'interesse comune.

Il diritto di citare

La citazione, definita come l'estrapolazione di un parte, ma non dell'intero contenuto di un lavoro intellettuale, deve essere libera e permessa in tutti i casi in quanto veicolo di sviluppo democratico della società dell'informazione. Questo principio va applicato in tutti i casi in cui il materiale citabile e da citare sia già stato reso pubblico, e nel caso sia stato menzionato per motivi didattici o scientifici, a fine puramente informativo o creativo, o per un qualsiasi altro scopo.

Copie personali:

1. I diritti della persona nella sfera privata e l'uso personale non dovrebbero essere limitati dai diritti dell'autore.

2. La copia in qualunque formato di lavori che sono già stati pubblicati, nel caso in cui la riproduzione avvenga allo scopo di condivisione o uso privato (o individuale e collettivo) e nel caso in cui non ci sia profitto commerciale, non dovrebbero necessitare di autorizzazione da parte del detentore dei diritti d'autore, né di compenso. Non dovrebbe essere considerato illegale il possesso di una copia privata di opera d'ingegno.

Equo utilizzo:

1. Non dovrebbe esserci alcun obbligo di autorizzazione da parte dell'autore per la riproduzione e la diffusione di opere artistiche, scientifiche, o tecniche che siano già state presentate pubblicamente, quando lo scopo è didattico, di ricerca, giornalistico, satirico, o collegato all'oggetto principale dell'opera.

2. La difesa del diritto alla copia privata deve essere ferma e incondizionata, visto che la riproduzione e la copia sono le basi dell'apprendimento e della cultura. Autori e creatori di contenuti hanno un debito con il patrimonio culturale umano, e per questo motivo il loro contributo alla cultura non dovrebbe prevedere alcuna forma di compenso, al di fuori di quello ottenuto commercialmente (vendite, diritti, royalties).

3. Bisogna porre l'accento sul diritto all'informazione.
4. Bisogna porre l'accento sul diritto alla parodia.
5. Oltre a questo, ci sentiamo di condividere la lista di utilizzo considerato equo che è contenuta in “Article 3-1 – General Limitations and Exceptions to Copyrights” nella bozza del documento Access to Knowledge del 2005.

Libertà di innovare:

Libertà è innovazione non si escludono a vicenda, ma devono camminare insieme. I regimi illiberali che reprimono la libertà, tendono anche anche danneggiare l'innovazione. La gente ha bisogno della libertà di cambiare, modificare, migliorare e testare nuove idee, invenzioni, apparecchi e sistemi, e di aprire un dibattito pubblico e critico su queste innovazioni.

Brevetti:

Riferimento alla bozza A2K, Parte 4.

B. Stimolare la creatività

Proponiamo qui sotto una serie di metodi per stimolare la produzione creativa:

* Dovrebbero esistere diverse forme di sostentamento per le comunità creative. Siano esse di natura commerciale, basate sul finanziamento diretto, e sull'investimento pubblico.
* Al fine di promuovere retribuzioni eque per gli artisti, il ruolo degli intermediari dovrebbe essere minore rispetto a quello attuale.

Retribuzione del lavoro creativo e dei diritti d'autore: due concetti differenti

1. Chi crea contenuto, come ogni altro lavoratore, deve ricevere una giusta retribuzione per la propria opera. Nell'ambito dei lavori creativi il compenso dovrà essere garantito ogniqualvolta mancheranno le royalties. L'obiettivo è quello di creare un mercato del lavoro culturale stabile per l'industria dei contenuti e che non dipenda necessariamente dagli alti e bassi delle royalties.

2. Le differenze di "peso" contrattuale producono sempre disuguaglianze, e questo principio si applica anche alle contrattazioni tra creatori di contenuto ed entità commerciali che investono in quel mercato, vendendo cultura o beni collegati alla conoscenza, portando spesso ottime opere a restar nascoste al pubblico.

Autori e creativi devono essere retribuiti equamente per le attività in cui sono coinvolti, che siano o meno membri di una società di gestione collettiva del diritto d'autore. I contratti sleali stipulati tra autore ed editore non dovrebbero essere impugnati in tribunale. Entro trenta giorni dalla firma del contratto tra l'autore e l'editore, l'autore o i suoi eredi devono avere l'opportunità di riprendere possesso dei diritti dell'opera sotto copyright. Questo non deve cancellere i contratti stipulati in precedenza, o le licenze che permettono la condivisione di un'opera, incluse le licenze Creative Commons.

3. In caso di sfruttamento commerciale dell'opera, specifici accordi economici dovranno proteggere gli interessi delle comunità creative e assicurare che la terze parti - come l'industria culturale - non impediscano l'accesso a un equo compenso e una giusta condivisione dei profitti.

4. Le tassazioni elettroniche note come "digital levies", i prelievi alla fonte - esempio italiano: vi ricordate nel 2003 il balzello sui cd-rom? - che sanzionano indiscriminatamente chiunque e penalizzano attività che non è possibile definire come criminali, dovranno essere aboliti.

5. Il concetto di "obbligo di compensazione" non dovrebbe esistere.

Società di gestione collettiva del diritto d'autore:

1. Autori e creatori di opere d'ingegno devono poter sempre revocare il proprio mandato alle società di gestione collettiva del diritto d'autore.

2. I gestori di royalties sono società private, e potranno gestire solo ed esclusivamente le posizioni relative ad i loro associati, e in nessun caso quelli dell'intera comunità creativa.

3. La concorrenza tra le società di gestione collettiva del diritto d'autore sarà lecita, come già avviene per qualunque società privata. I monopoli dovrebbero essere aboliti. Gli autori potranno essere liberi di affidarsi alla società che preferiscono, per la gestione dei loro contenuti, lasciando altri lavori senza copyright, o proteggendoli nella maniera che preferiscono.

4. Autori ed editori non possono essere rappresentati della stessa organizzazione.

5. In ogni caso, una società di gestione collettiva del diritto d'autore non potrà gestire altro che i lavori che sono stati registrati con essa.

6. Nessuna società di gestione collettiva del diritto d'autore può impedire agli autori o agli artisti di utilizzare licenze libere.

7. Le società di gestione private non potranno gestire ulteriori tributi. Queste somme non potranno essere gestite dagli autori, ma solo dallo Stato, che le utilizzerà allo scopo di promuovere la creatività della società nel suo complesso.

C. Condivisione della conoscenza e pubblico dominio.

Opere proprietarie:

I diritti d'autore dovranno avere una durata che non superi i minimi stabiliti nella Convenzione di Berna. Malgrado questo, consideriamo i minimi stabiliti nella Convenzione di Berna ingiusti: crediamo sia giusto accorciarli ulteriormente. Tempi di scadenza troppo lunghi per il diritto d'autore non portano alcun beneficio né ai consumatori né agli autori.

Opere di pubblico dominio:

1. Tutte le giurisdizioni dovranno permettere di rilasciare un lavoro direttamente in una condizione di pubblico dominio, prima che scadano i termini del diritto d'autore.

2. Ai progetti realizzati con fondi pubblici dovrà essere garantita una distribuzione libera in un formato aperto e un accesso libero da parte di tutti. Tutti i successivi utilizzi (sia commerciali che non commerciali) dovranno rispettare le medesime condizioni d'uso e la medesima licenza.

3. Le ricerche finanziate dagli istituti del sistema della Pubblica Istruzione dovranno essere pubblicate in una modalità che ne permetta la condivisione.

4. Qualora stato od organizzazioni parastatali entrino in possesso di lavori sui quali sia scaduto il copyright, dovranno rendere tali lavori accessibili al pubblico, affinché possano essere copiati e condivisi in qualunque forma.

Opere disponibili liberamente:

Non ci dovrebbe essere alcuna restrizione all'accesso, alla possibilità di linkare, e di indicizzare opere che siano già pubblicate online, anche nel caso non siano state pubblicate sotto una licenza che ne permetta la condivisione.

Opere non protette dal copyright:

1. Non dovrebbero essere coperti da copyright documenti come leggi, documenti governativi, discorsi politici e regolamenti.

2. Diritti sui generis per i database non dovranno essere introdotti, e dovranno essere eliminati nelle giurisdizioni nelle quali ancora vengono applicati.

Opere con licenza di condivisione:

Ogni sistema giuridico dovrebbe promuovere le licenze di condivisione allo stesso modo delle licenze proprietarie.

Opere orfane:

Dovrebbe esserci la libertà di utilizzare un'opera coperta da diritto d'autore nel caso in cui non sia stato possibile rintracciare il detentore dei diritti.

D. Per la difesa dell'Accesso alle Infrastrutture Tecnologiche e la Neutralità della Rete

1. L'accesso a internet è essenziale per lo studio e per l'esercizio pratico della libertà di espressione e di comunicazione, motivi per cui la Neutralità della Rete deve essere garantita.

2. Cittadini e consumatori hanno il diritto di avere una connessione a Internet che renda possibile inviare e ricevere i contenuti che desiderano, utilizzare i servizi e le applicazioni che desiderano, connettere hardware e utilizzare software a patto che non danneggi il network. I provider dovranno documentare dettagliatamente i protocolli utilizzati per comunicare con il cliente, affinché il cliente possa decidere al meglio il software da utilizzare sulla Rete, senza limitazioni legate alla segretezza.

3. I cittadini e i clienti hanno diritto a una connessione Internet che sia libera da ogni forma di discriminazione - blocchi, limitazioni, declassamento per priorità - in particolare sulle applicazioni utilizzate, sui servizi o i contenuti, o basata sull'indirizzo di chi invia o riceve.

4. Gli indirizzi IP di cittadini e consumatori sono dati che permettono una potenziale identificazione dell'individuo, e deve esistere il diritto di accedere a questi dati per correggerli, cancellarli, o prevenirne il trasferimento.

5. Il filtraggio dei contenuti è una minaccia ai diritti fondamentali ed è una minaccia esagerata e priva di effetti pratici. Non ci dovrebbe essere alcuna limitazione o alcun filtraggio di contenuti.

6. I cittadini hanno diritto di avere a una banda libera che abbia lo spettro di quella utilizzata per le comunicazioni digitali - come accade per la televisione analogica - e abbia come minimo il 25% dell'ampiezza delle nuove bande messe in commercio.

E. Accesso delle opere per Persone con disabilità di lettura

Nel caso in cui le opere in formato accessibile realizzate per le persone con disabilità abbiano limitazioni di copyright, i sistemi legali dovranno renderle accessibili e permettere una circolazione più fluida di questi lavori.

F. Le tre fasi del test di Berna inverso

Il test a tre fasi fu introdotto per la prima volta alla Convenzione di Berna nel 1967, e successivamente fu aggiunto al trattato TRIPS. Si tratta di un sistema mirato a impedire ogni riduzione dei termini di scadenza del copyright.
In questa Carta, cercando di fermare la corrente che sta lentamente erodendo il pubblico dominio, abbiamo individuato un test a tre fasi inverse per proteggere le nostre libertà nella società dell'informazione.

Innovazione, creatività e accesso alla conoscenza potranno essere limitate o compresse solo nel caso in cui le tre condizioni seguenti si incontrino simultaneamente:

1. Nel caso in cui vi sia un eccezionale interesse pubblico

2. Nel caso in cui questo metodi non compromettano o promuovano discriminazioni nei confronti della diffusione della conoscenza, delle opere creative e delle infrastrutture tecnologiche, dei servizi e del software.

3. Nel caso in cui queste restrizioni non violino diritti umani e civili nella società dell'informazione e non entrino in conflitto con la cultura democratica.

3. Linee Guida per l'Educazione e l'Accesso alla Conoscenza

Il punto di partenza dell'apprendimento è l'imitazione. Noi intendiamo l'educazione come un processo che coinvolge una moltitudine di agenzie educative, entità tecnologiche e attività, che vanno molto oltre quelle che normalmente vengono intese tali. La nostra visione di educazione sostiene una efficiente e sostenibile cultura della conoscenza condivisa.

A. Conferimento di autorità agli Educatori:

L'istruzione è uno degli strumenti più importanti per migliorare le nostre società e progredire. Gli educatori hanno bisogno di trasmettere agli studenti i valori di una cultura condivisa, ovvero la cultura dell'utilizzo di software libero e Open Source, e più genericamente della Libera Conoscenza. Per questo motivo chiediamo alle istituzioni scolastiche e alle comunità di:

* Assicurare formazione e supporto tecnico agli educatori che utilizzano software libero, Open Source e risorse educative che è possibile condividere.

* Assicurarsi che gli educatori dedichino parte del loro tempo a studiare, creare, condividere e garantire il mantenimento delle risorse educative.

* Istituire nuove community di educatori in modo di favorire lo scambio di conoscenza e i collegamenti tra le comunità esistenti.

B. Supporto e Consapevolezza:

Il punto di partenza dell'apprendimento è l'imitazione. La copia e la condivisione della conoscenza sono quindi principi fondanti del processo educativo. La cultura della condivisione supporta e non scoraggia questi principi base. Per questo motivo invitiamo le istituzioni educative e le comunità a utilizzare materiali didattici di pubblico dominio e con licenza libera, e di pubblicare questi materiali.

C. Materiali educativi:

Le risorse educative di base sono lo strumento da cui partire: la loro pubblicazione libera, di pubblico dominio, o sotto una licenza libera, ne facilita l'accesso, ne stimola un miglioramento, e promuove la partecipazione di altri soggetti, massimizzando il riutilizzo e l'efficienza. Per questi motivi chiediamo alle istituzioni e alle comunità di:

* Utilizzare e produrre materiali educativi che siano diffusi solo con una licenza libera.

* Dove e come verranno distribuiti i materiali:
- Nel Web, utilizzando standard aperti e di facile utilizzo.
- Stampandone copie fisiche (per esempio tramite le case editrici universitarie) e distribuendoli alle biblioteche pubbliche e alle individui svantaggiati dal punto di vista economico.
- Traducendo nel maggior numero di lingue possibile, in modo da raggiungere la fetta più ampia possibile di popolazione del pianeta.

D. Software e altri strumenti:

Il software libero permette agli individui di interagire mentre studiano e imparano. Quello del software libero non è un modello passivo: permette agli individui di interagire con lo strumento che stanno utilizzando, modificandone il codice, e di studiare e conoscere quello stesso codice già mentre lo utilizzano.

L'uso di standard e formati aperti è essenziale per garantire l'interoperabilità tecnica, assicurando allo stesso tempo un mercato equo per chi vi si muove, e per tutelare un accesso senza soluzione di continuità all'informazione digitale, alla disponibilità della conoscenza e alla memoria sociale, oggi e nel futuro. Per questo motivo dichiariamo che:

* Le istituzioni educative e scolastiche dovrebbero utilizzare software libero e Open Source sia come strumento di apprendimento, sia come oggetto di studio, sia come base per le loro infrastrutture IT.

* Tutto il software sviluppato da istituzioni educative o scolastiche deve essere rilasciato con una licenza libera.

* L'utilizzo di software libero e Open Source dovrebbe essere promosso all'interno dei libri di testo come alternativa al software proprietario (fogli di calcolo, editing di immagini, creazione di documenti).

* Le istituzioni educative e scolastiche dovranno sviluppare, fornire e promuovere gli strumenti liberi per creare e migliorare il materiale didattico.

* Tecnologie come i DRM devono essere rifiutate, in modo da garantire l'accesso permanente alle risorse educative, assicurando allo stesso tempo un apprendimento in grado di proseguire per tutta l'esistenza.

E. Riconoscimento e Certificazione:

Nel momento in cui nuove forme di produzione collettiva si diffondono nel sistema educativo, si pone la necessità di come riconoscere le competenze acquisite in queste nuove modalità. Per questo motivo sollecitiamo le istituzioni educative, scolastiche e le autorità a:

* Creare meccanismi di certificazione che riconoscano la cultura della condivisione e l'educazione condivisa all'interno del sistema educativo.

* Integrare queste nuove pratiche all'interno degli attuali curriculum ufficiali.

* Adeguare le policy della ricerca scientifica affinché venga riconosciuto il positivo contributo delle riviste condivise al rafforzamento del dibattito scientifico e alla qualità dei commenti.

F. Educazione allo Scambio alla Pari e alla Collaborazione tra Educatori e Studenti.

Man mano che nuovi modelli educativi prendono forma, si abbassa la barriera presistente verso maestri e studenti. Comunità aperte. e partecipazione alla pari nei processi di produzione. creano un enorme valore per l'apprendimento. Per questo motivo sollecitiamo le istituzioni educative e scolastiche a:

* Incentivare lavori di squadra tra insegnanti e studenti nella produzione di conoscenza.

* Incoraggiare gli studenti a tenere lezioni insieme ai loro pari.

* Dare fiducia a educatori e studenti

* Promuovere lavori interdisciplinari e collaborativi tra educatori e insegnanti di campi diversi.

G. Scienza e Conoscenza Accademica:

Le pubblicazioni scientifiche condivise garantiscono l'accesso ai risultati delle ricerche, sia per gli scienziati che per il pubblico di massa. Aumentano inoltre le possibilità per i ricercatori di differenti discipline di essere informati dei risultati in altri campi del sapere. Per questo motivo dichiariamo che:

* Università e centri di ricerca dovrebbero utilizzare un modello di pubblicazione delle ricerche che ne permetta la libera condivisione. I risultati delle ricerche dovrebbero essere accessibili senza filtri e in forma anonima al pubblico generalista.

* Le richieste di brevetto per ricerche finanziate con denaro pubblico, dovrebbero essere scoraggiate. I brevetti detenuti da istituzioni pubbliche devono irrevocabilmente essere dichiarati liberi da royalty e liberi da qualunque altra restrizione all'uso.

4. Requisiti Strutturali della Società della Conoscenza.

Privacy:

I cittadini hanno il diritto di:

* utilizzare Internet e accedere in maniera anonima ai suoi contenuti
* decidere in qualunque momento di rimuovere o modificare i loro dati da un qualsiasi servizio online
* proteggere la loro privacy criptando le proprie comunicazioni
* non essere intercettati nelle proprie comunicazioni, tranne nel caso in cui siano autorizzate da un giudice o una corte, e di criptare le loro comunicazioni a ogni livello, senza alcuna limitazione di chiave o di algoritmo.

Diritti sui Network: Libertà di UTILIZZO, CREAZIONE E CONNESSIONE

* La società civile e le amministrazioni pubbliche hanno il diritto/dovere di fornire e installare reti e servizi annessi, e hanno il diritto/dovere di offrine l'utilizzo gratis e senza condizioni ai cittadini.

* I cittadini devono avere il diritto di collegare ogni tipo di hardware al network (secondo i principi del Carterfone) e di utilizzare il network per ogni scopo (ad esempio, VoIP) connettendolo a sua volta a ogni altro network (per esempio con il tethering) senza alcuna restrizione d'uso.

Infrastrutture e Regolazione del Mercato:

*Neutralità: la neutralità della rete deve essere garantita (v. punto D, Per la difesa dell’Accesso alle Infrastrutture Tecnologiche e la Neutralità della Rete per una definizione più precisa).
*Simmetricità: i provider devono garantire connessioni simmetriche o una ragionevole rapporto tra velocità di download e di upload. L'accesso alla banda larga (ITU-i113) deve essere riconosciuto come un servizio universale e un diritto per tutti i cittadini.
*Disomogeneità: i monopoli nel campo delle infrastrutture per le telecomunicazioni e della fornitura di servizi internet non devono essere consentiti. I cittadini hanno il diritto di utilizzare più di un provider di servizi (che sia pubblico o privato) e la negoziazione di un servizio non deve rendere obbligatorio l'acquisto di altri prodotti o servizi. Tutti i cittadini devono avere il diritto di accedere alla tecnologia, ai prodotti, e alla infrastrutture che garantiscono l'accesso a Internet.
* Nei contratti che precedono il pagamento, i provider dovranno precisare anche le velocità della banda, e solo il traffico di dati effettivamente utilizzato dall'utente dovrà essere pagato. Inoltre, i provider dovrebbero offrire solo ed esclusivamente tariffe flat.

Pubblica Amministrazione:

* I sistemi della pubblica amministrazione, di enti sostenuti con denaro pubblico, di sistemi che i cittadini devono sapere utilizzare per legge, e i sistemi dal quale utilizzo dipendono i diritti fondamentali dei cittadini, devono essere realizzati con software libero, o Open Source.
* Qualora non esista un soluzione che permetta di utilizzare un sistema basato su un software libero o Open Source, il governo e l'istituzione coinvolta dovranno farsi carico dello sviluppo del software necessario. Nel frattempo, si dovranno utilizzare software che siano pubblicamente controllabili e improntati alla trasparenza, in modo da garantire il processo democratico nel suo complesso.
*I risultati delle ricerche finanziate con denaro pubblico dovranno essere sempre rilasciati con una licenza libera, e i relativi brevetti, allo stesso modo, dovranno essere liberi da royalty e privi di qualunque restrizione all'uso.
* I Governi devono garantire in maniera incondizionata l'accesso libero a Internet a ogni cittadino, indipendentemente dal suo luogo di residenza (tenendo come standard minimo l'accesso che permette di esercitare i propri diritti di cittadino e di partecipare ai processi democratici e che riguardano istituzioni pubbliche).

Acquisto e la Valutazione del Software per la Pubblica Amministrazione

*L'acquisto di software nel settore pubblico deve considerare l'intero costo-utilizzo, incluso quello per smettere di usarlo e passare ad un altro prodotto.
*La contabilità del settore pubblico deve operare una netta distinzione tra i costi delle licenze software, dalla manutenzione, dell'assistenza e del servizio, separandole dai costi dell'hardware.

5. Trasparenza

La trasparenza, nell'applicazione di queste norme è cruciale, al fine di non ledere alcun diritto fondamentale (invasione della privacy, libertà d'espressione, ecc.). Questo include i dettagli e le informazioni utilizzate dalle autorità in caso di procedimenti d'ufficio. I governi dovranno assicurare, attraverso un procedimento pubblico e trasparente, l'esistenza di sistemi che valutino il rispetto delle norme applicate. I risultati prodotti dagli esperti indipendenti a cui è stata affidata tale valutazione verranno presi in considerazione nel processo di regolamentazione. Una maniera significativa di assicurare il processo di trasparenza è di implementare revisioni obbligatorie sul tema.

Saremmo lieti di supportare un "sistema a tre avvisi" per chi viola il diritto all'informazione, se esistesse un progetto simile. C'è un interesse della collettività a ricercare la trasparenza nelle attività lobbistiche. Un procedimento trasparente nella creazione delle norme nazionali e internazionali dovrebbe comprendere i seguenti requisiti minimi:

1. I documenti e i verbali relativi a tali negoziazioni dovranno essere pubblici, e partecipare a tali incontri dovrà essere un diritto (esercitabile anche tramite Internet)
2. Dovranno essere resi noti dettagli sulle persone che stanno prendendo parte a tali negoziazioni
3. Nel corso della negoziazione delle regole dovranno essere previste ampie possibilità di intervento. I commenti di tutti i collaboratori dovranno essere resi pubblici. Un dialogo tra le due parti è necessario, e le voci del pubblico dovranno essere parte attiva del discorso.
4. E' necessaria una valutazione indipendente o una peer review fino alla fonte su tutte le informazioni e i documenti presentati per promuovere e documentare politiche.
5. Un accesso democratico alle statistiche è necessario per valutare in che modo funzionano copyright e brevetti - e l'impatto che hanno tali misure sui prezzi dei beni - le royalties versate a creatori di contenuti come corrispettivo per l'utilizzo delle loro opere, e l'impatto sui diritti fondamentali e le libertà.

6. Glossario dei termini

Qui in inglese sul sito ufficiale

7. Bibliografia

7.1 Sulle politiche

  • Benkler The Wealth of Networks: How Social Production Transforms Markets and freedom (Yale Press 2006) [1]

  • Ostrom, E. Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action Ostrom, Elinor, Cambridge University Press, 1990.

  • Jeremy Rifkin, The Third Industrial Revolution [2]
  • Fuster Morell, Mayo (2009) “Online creation communities for the building of digital commons: Participation as an eco-system?” Contribution to the panel on “Organizational principles and political implications” of the International forum on free/libre culture – Barcelona October 30 2009 – Mayo Fuster Morell – Participation as an eco-system

  • David Bollier “A New Politics of the Commons” Published in Renewal magazine.

  • Felix Stalder. Between democracy and spectacle. Limitations of the web2.0 discourse

  • Hilary Wainwright: Brainstorming questions responding to the challenge to think about the political implications of free/libre culture

  • De la Web 2.0 a la Web Libre y punto: Por una liberación del software y los servicios que dan soporte a la web social (es) From Web 2.0 to Free Web: For the release of software and services that support the social web (en)
  • Graeme Chesters and Ian Welsh Complexity and Social Movement: Process and Emergence in Planetary Action Systems

  • Lula and Free Software – Lula da Silva, Brazilian President, talks about the importance of free Software and the Internet at the 10th Free Software Internacional Forum (FISL), in Porto Alegre, Brazil – June 26th, 2009

  • Brazilian Digital Culture Forum – public and open social network for the formulation and construction of democratic public policies for digital culture.

  • Berlinguer, Marco (2009) “Investigating organisational logics and mentalities present in contemporary social movements – Parallels between Open Source and Free/Libre Software Movement and the Global Justice movement”. Contribution to the track “Organizational principles and political implications” of the International forum on free/libre culture – Barcelona October 30 2009.

  • Grupo Blogx Populi, de Guifi.net. From Web 2.0 to Free Web – For the release of software and services that support the social web (en)
  • Commons Manifesto: Strenghten the Commons. Now!
  • 7.2 Sui documenti e gli aspetti legali

  • draft document A2K 2005 (http://keionline.org/content/view/235/1)

  • Necessary and Urgent Measures to Protect the Knowledge Society by eXgae (http://co-ment.freeknowledge.eu/text/6/)
  • La Quadrature du Net on Net Neutrality (http://www.laquadrature.net/en/Net_neutrality)

  • Consumer International. IP-watchlist09 (http://a2knetwork.org/sites/default/files/ip-watchlist09.pdf)

  • Proposal made to the ONU´s World Organisation for Intellectual Property made by Amigos del Desarrollo (Friends of Development) (Argentina, Bolivia, Brazil, Cuba, Ecuador, Egypt, Iran, Kenya, Perou, Dominican Republic, Sierra Leone, South Africa, Tanzania and Venezuela) (http://www.wipo.int/edocs/mdocs/scp/en/scp_11/scp_11_5.pdf)

  • – Daniel J. Gervais. “Towards a New Core International Copyright Norm: The Reverse Three-Step Test” Marquette Intellectual Property Law Review 9 (2005): 1-37(http://works.bepress.com/daniel_gervais/1)
  • – Asking for an open internet in Europe (http://www.euopeninternet.eu/)

  • The Norwegian principles NRA.(http://www.npt.no/iKnowBase/Content/109604/Guidelines%20for%20network%20neutrality.pdf)

  • FCC 4 first principles (http://hraunfoss.fcc.gov/edocs_public/attachmatch/DOC-260435A1.doc)

  • Julius Genachowski’s speech from 21 Sept adding principle 5 & 6(http://openinternet.gov/read-speech.html)
  • PiratPartiet Principles (http://www.piratpartiet.se/international/english)

  • Adelphi_Charter (http://en.wikipedia.org/wiki/Adelphi_Charter)

  • BlackOutEurope (http://blackouteusp.wordpress.com/)

  • Koleman Strumpf, Felix Oberholzer-Gee – Harvard Business School Report on Filesharing and Copyright (http://www.hbs.edu/research/pdf/09-132.pdf)
  • Carta Europea de los Derechos Ciudadanos en la Era Digital (http://www.enriquedans.com/?s=carta&x=0&y=0)

  • APC Internet Rights Charter (http://www.apc.org/en/node/5677/)
  • 7.3 Passate dichiarazioni relative all'educazione e al A2K

  • The Budapest Open Access Initiative, 2002, http://www.soros.org/openaccess/read.shtml
  • The Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities, 2003, http://oa.mpg.de/openaccess-berlin/berlindeclaration.html

  • Capetown Open Education Declaration, 2007, http://www.capetowndeclaration.org

  • Open University Campaign, Wheeler Declaration, 2008, http://wiki.freeculture.org/Open_University_Campaign

  • Open Standards Definition, http://freeknowledge.eu/definitions/openstandards

  • Definition of Free Cultural Works: http://freedomdefined.org/Definition
  • Declaration on Libre Knowledge: http://wikieducator.org/Declaration_on_libre_knowledge

  • Free/Libre Software Definition: http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.html

  • Why schools should exclusively use Free/Libre Software, http://www.gnu.org/philosophy/schools.html

  • The Trivandrum Declaration, Free Software, Free Society, 2005, http://fsfs.in/content/trivandrum-decleration

  • Indian Free & Open Source community Charter: http://fosscomm.in/Charter

  • Franklin Street Statement on Freedom and Network Services: http://autonomo.us/2008/07/franklin-street-statement/
  • 8. Membri del FCForum

  • eXgae

  • Networked Politics

  • Mayo Fuster Morell
  • P2P Foundation

  • Consumers International

  • Electronic Frontier Foundation (EFF)

  • David Bollier

  • Knowledge Ecology International / James Love

  • La Quadrature du Net
  • ScambioEtico

  • Pirat Partiet / Amelia Andersdotter

  • European Digital Rights (EDRI)

  • Participatory Culture Foundation

  • Michel Bauwens

  • Creative Commons España/ Ignasi Labastida

  • Transnational Institute/Hilary Wainwright
  • Students for Free Culture

  • Jose Murilo / Department of Digital Culture (Government of Brazil)

  • Nagarjuna G.

  • John Howkins

  • Alberto Barrionuevo/FFII.org.es

  • ALQUA

  • Isaac Hacksimov

  • Dyne.org Foundation/Denis Jaromil Roio

  • The Open Standards Alliance/Stefan Marsiske
  • David Evan Harris

  • David Hammerstein

  • Joan Subirats

  • Fundación Karisma

  • Carlos Sanchez Almeida

  • Free Knowledge Institute (FKI)

  • FLOSS Manuals

  • David Maeztu

  • Josep Jover
  • Javier Candeira

  • IT-Political Association

  • ScriptumLibre

  • Felix Stalder

  • Franziska Heine

  • Dmytri Kleiner

  • Anne Ostergaard

  • Jack J. Marxer

  • Alan Toner
  • Roberto Santos

  • Asociación de Internautas / Javier Cuchí

  • Epidemia / Pablo Ortellado

  • Kim Tucker

  • La Casa Invisible

  • Margarita Padilla

  • Guifi

  • Mario Pena

  • Traficantes de Sueños
  • Platoniq

  • Yproductions

  • Jamie King

  • Vittorio Bertola

  • Marco Berlinguer

  • Universidad Nómada

  • ASACC / Carmen Zapata

  • REEM

  • Toni Verger
  • SELF

  • Perogrullo/José Cervera

  • Maria Claudia de Azevedo Borges

  • Exit

  • CSDVA

  • La impròpia

  • David Moreno

  • Josean Llorente

  • Conservas
  • ***

    9. Sostenitori

  • Richard Stallman

  • On the Commons

  • Jimmy Wales

  • Boaventura de Sousa Santos

  • Foundation for a Free Information Infrastructure International (FFII)

  • The Centre for Internet & Society

  • Gnowledge lab

  • Free Software Foundation India

  • Wikileaks

  • Electronic Frontier Norway (EFN)

  • Ronaldo Lemos

  • Markus Beckedahl/netzpolitik.org

  • Javier de la Cueva

  • Peter Suber / Berkman Fellow, Harvard University

  • David Weinberger / Harvard Berkman Center for Internet & Society

  • Laboratory for Global Villages / Franz Nahrada

  • Nagla Rizk

  • Iuridicum Remedium

  • Icelandic Digital Freedoms Society

  • Openelibrary / Marco Buttarini

  • Telematics Freedom Foundation

  • Rule of Law Institute

  • Water Forum / Tommaso Fattori

  • Miss Despoinas Hackspace / Nancy Mauro-Flude

  • Gabriella Coleman

  • Frans Nauta, Open Source Software & Open Standards Ambassador of the Dutch Ministry of Economical Affairs

  • Daniel Mietchen

  • Observatori per a la CiberSocietat

  • The Society for Free Culture and Software

  • Matusa Barros

  • Jorge Buzaglo

  • Podem.cat / Enric Duran

  • Santiago Eraso Beloki

  • Gleducar

  • Fribit

  • Multitude Project
  • Se volete offrire il vostro appoggio a questa Carta, diffondetela nel web.

    10. Licenze


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  • GNU Free/Libre Documentation License 1.3: http://www.gnu.org/licenses/fdl.txt
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