Davvero il Nicaragua invade Costa Rica per colpa di Google Maps?


Nei giorni scorsi si è diffusa la notizia che il Nicaragua ha invaso il Costa Rica per un errore in Google Maps, più precisamente sulla linea di confine dei due Paesi. Notizia ovviamente tragicomica, se messa in questi termini. Ok, il mondo è pieno di gente folle, ma è plausibile che un errore di Google possa scatenare un incidente internazionale? Cerchiamo allora di chiarire i dintorni della vicenda.

Partiamo dai dati certi. Il primo Novembre scorso, una spedizione militare nicaraguense ha invaso il Costa Rica. Alla guida dei militari, il comandante Edén Pastora. Prima precisazione: non si tratta di "un comandante" qualsiasi, come in molti hanno riportato. Edén Pastora è stato uno dei leader della guerriglia nicaraguense, guida del Fronte del Nord, primo a definirsi "sandinista" e soprannominato in seguito "Comandante Zero". Personaggio controverso, dalla storia decisamente particolare: su Ariannaeditrice potete trovare un interessante articolo sulla sua vita. Ebbene, possibile che un uomo della sua esperienza, possa passare all'azione unicamente per aver visto una mappa su Google?

Diciamo subito che per Pastora, protagonista nel 1978 all'assalto al Parlamento dove catturò 1000 ostaggi riuscendo a fuggire poi a Cuba, deve essere stato un gioco da ragazzi entrare in Costa Rica. Il Costa Rica ha infatti abolito costituzionalmente il proprio esercito nel 1949, fatto più unico che raro considerando anche il particolare contesto del Centro America. Dalla capitale San Josè hanno inviato una richiesta ufficiale di ritiro, richiesta che può rivestire unicamente un atto formale e simbolico, proprio per l'impossibilità di una reazione militare.

La situazione di status quo è ora al vaglio del segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA), José Miguel Insulza. E' grazie all'interessamento dell'OSA che alcuni media hanno iniziato a riportare quelli che possiamo considerare le motivazioni dell'azione degli uomini di Pastora. Tutto verte sul fiume San Juan, che per buona parte del proprio percorso segna il confine tra i due Stati. Ci viene in aiuto Prensa Latina, agenzia di stampa latino americana.

Da una parte il Costa Rica, che incolpa il Nicaragua per "ipotetici danni ambientali causati nel suo territorio come conseguenza del dragaggio realizzato nel fiume San Juan". Il Nicaragua risponde riaffermando "il suo diritto a pulire e dragare questa via fluviale che fa parte inalienabile del suo territorio nazionale, ed a mantenere operando nelle aree vicine alla frontiera ad effettivi del suo esercito, col fine di combattere le bande dei narcotrafficanti ". Viene poi fuori una questione datata 1858: il Trattato Cañas-Jerez stabilisce che "il Nicaragua avrà il dominio esclusivo sulle acque del fiume San Juan dalla sua uscita del lago Cocibolca fino al suo sbocco nell'Atlantico". La controversia si è trascinata fino ai nostri giorni. E' infatti dello scorso 13 Luglio la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia de L'Aia che conferma il fiume San Juan come parte del territorio del Nicaragua. Dal canto suo, l'OSA ha emesso un comunicato ufficiale sulla vicenda, mentre Laura Chinchilla Miranda, Primo Ministro del Costa Rica, risponde colpo su colpo sulla propria pagina ufficiale Facebook.

Al momento non è ancora chiaro se il "Comandante Zero" abbia agito di propria spontanea iniziativa, oppure se sia stato spalleggiato in qualche modo dal governo nicaraguense. TicoTimes, settimanale costaricano, smorza i toni tra i due Paesi, addossando la colpa a Pastora ed accusandolo di aver rovinato il clima di pace presente fino allo scorso mese. Dal canto loro gli abitanti della zona, molto più pragmaticamente, sono preoccupati che la questione internazionale possa danneggiare il turismo, fonte principale di sostentamento. Anzi, sostengono che la "questione internazionale" sia stata inventata dai media.

Tornando alla domanda iniziale, non possiamo far altro che notare come le questioni tra i due Paesi fossero aperte ben prima che arrivasse Google con le proprie mappe. Come già accennato, è quindi improbabile che sia stato la causa delle tensioni di questi giorni. Certo, l'errore nelle mappe c'è stato, ma è più verosimile che questo sia stato usato come pretesto, o come "scusa" aggiuntiva per motivare l'invasione.

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