Se la proposta fosse stata fatta in Italia si sarebbe parlato di pericolo per la democrazia e l’accusa non sarebbe parsa infondata. Bisogna però considerare che il diritto vigente in Nuova Zelanda non è quello dell’Europa latina, ma è lo stesso di Gran Bretagna e Stati Uniti d’America. La differenza, per chi si occupa di giurisprudenza, è sempre più sottile… eppure, nella circostanza non può essere ignorata. Capiamone il perché.
Stiamo parlando del concetto di presunzione della colpevolezza: in tutto l’Occidente, a prescindere dagli ordinamenti giuridici, l’imputato è innocente fino a prova contraria. Nel nostro Paese la difesa è chiamata a dimostrare l’innocenza del processato, mentre in Gran Bretagna e Stati Uniti (come Australia e Nuova Zelanda) è il pubblico ministero che deve provare la colpevolezza dell’imputato. Una differenza di forma.
Ciò che non cambia è il principio, sancito già con l’illuminismo, per cui chi è accusato di un reato non può essere condannato finché il processo non abbia raggiunto un verdetto obiettivo. In Nuova Zelanda si vorrebbe sovvertire questo principio per tutelare il diritto d’autore contro il download illegale: Cesare Beccaria si sta rivoltando nella tomba. Nel 2009 lo Stato propose una legge simile alle tre disconnessioni francesi.
Via | Ars Technica (Immagine: Wikimedia Commons)
morphxt87
05 nov 2010 - 11:20 - #1Sarò ignorante io … ma io sapevo che in Italia è il pubblico ministero che deve provare la colpevolezza di qualcuno (e quindi per logica l’imputato è innocente fino a condanna definitiva) mentre invece nei paesi anglosassoni l’imputato è colpevole fino a prova contraria (e quindi l’avvocato difensore deve dimostrare l’ innocenza del proprio assistito).
oceanoweb
05 nov 2010 - 11:49 - #2Ah ecco perchè i paesi anglo-sassoni non mi sono parsi un buon esempio di democrazia !
auriga
05 nov 2010 - 12:28 - #3veramente in Italia già funziona in questo modo in ambito fiscale. L’esempio più banale è quello delle tasse, se tu hai pagato ma all’istituzione per un qualsiasi errore che non dipende da te non risulta il pagamento, sei automaticamente evasore fino a che non dimostri di aver pagato.
Stessa situazione se versi in banca una cifra di alcune migliaia di euro, magari proveniente dalla vendita di un bene, se la GdF la trova tu vieni subito segnalato all’agenzia delle entrate come evasore e devi giustificarla.
newanonymous
05 nov 2010 - 13:09 - #4Ottimo precedente direi… Si intenta una class action anti…(qualsiasi cosa) e poi i soldi vanno al fondo anti… (quella stessa cosa) e non agli utenti danneggiati
newanonymous
05 nov 2010 - 13:10 - #5Scusate, cancellate pure il commento, si riferiva ad altra notizia…
Kikko810
05 nov 2010 - 15:52 - #6L’onere della prova spetta all’accusa, sia nel nostro paese che nei paesi che basano il loro sistema sul diritto inglese. In ambito fiscale è vero quello che dice Auriga, purtroppo… :(
veronton
05 nov 2010 - 21:14 - #7Finiremo tutti in galera per pagare la droga alle rock star?
mau66
06 nov 2010 - 11:19 - #8a parte il fatto che in Italia, se a contestarti e’ lo stato,
prima paghi… e poi ricorri,
quindi esiste una presunzione di colpevolezza pure da noi…
Almeno nel civile contro lo stato….
dusper77
07 nov 2010 - 02:46 - #9Avete ragione, da noi nei reati fiscali NON c’è la presunzione di innocenza
Ettore_Sac
07 nov 2010 - 13:05 - #10E il bello è che queste vengono chiamate “democrazie” si faccia un referendum su queste leggi impopolari.
In ogni caso la legge sul diritto d’autore dovrebbe essere riformata, nell’era di internet non si può continuare ad accanirsi terapeuticamente su una legge ormai vecchia.