Nuova Zelanda e giustizia sul P2P: tutti colpevoli, fino a prova contraria

Nuova ZelandaSe la proposta fosse stata fatta in Italia si sarebbe parlato di pericolo per la democrazia e l'accusa non sarebbe parsa infondata. Bisogna però considerare che il diritto vigente in Nuova Zelanda non è quello dell'Europa latina, ma è lo stesso di Gran Bretagna e Stati Uniti d'America. La differenza, per chi si occupa di giurisprudenza, è sempre più sottile... eppure, nella circostanza non può essere ignorata. Capiamone il perché.

Stiamo parlando del concetto di presunzione della colpevolezza: in tutto l'Occidente, a prescindere dagli ordinamenti giuridici, l'imputato è innocente fino a prova contraria. Nel nostro Paese la difesa è chiamata a dimostrare l'innocenza del processato, mentre in Gran Bretagna e Stati Uniti (come Australia e Nuova Zelanda) è il pubblico ministero che deve provare la colpevolezza dell'imputato. Una differenza di forma.

Ciò che non cambia è il principio, sancito già con l'illuminismo, per cui chi è accusato di un reato non può essere condannato finché il processo non abbia raggiunto un verdetto obiettivo. In Nuova Zelanda si vorrebbe sovvertire questo principio per tutelare il diritto d'autore contro il download illegale: Cesare Beccaria si sta rivoltando nella tomba. Nel 2009 lo Stato propose una legge simile alle tre disconnessioni francesi.

Via | Ars Technica (Immagine: Wikimedia Commons)

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