
Gli acquisti online sono un’abitudine sempre più diffusa anche in Italia. Forse non è ancora un rapporto quotidiano, in un Paese che guarda con sospetto i metodi di pagamento elettronico in genere: l’immagine del risparmiatore italiano è quello di un individuo che nasconde le banconote nel materasso e, benché folkloristica, questa visione non è poi così lontana dalla realtà. Le ragioni principali dipendono dal timore di un’invasione della privacy. Prima che arrivassero Facebook e i social network, le carte di credito e i cellulari erano gli indiziati e il geocaching ha cominciato a preoccupare con l’introduzione di Viacard e Telepass. Alcuni timori dei consumatori sono degli sterili pregiudizi, altri delle paure legittime.
Citando un caso recente, le indagini su Google Street View e le affermazioni del Garante della Privacy sono un esempio dell’attenzione italiana alla riservatezza che è destinata a fare proseliti in Europa e nel mondo. Non sempre lo scetticismo è necessariamente un aspetto negativo. Tornando ai pagamenti elettronici, la grande diffusione dei telefonini nel nostro Paese ha sdoganato l’uso degli SMS come una forma embrionale di moneta virtuale. Siamo soliti utilizzare numeri a pagamento (anche dal telefono fisso) e brevi messaggi di testo per partecipare a giochi televisivi o, per le donazioni agli enti di ricerca. Queste abitudini rendono più semplice l’adozione dei micropayment in Italia: internet è popolare sui cellulari.
Facebook, senza dubbio il social network più conosciuto, ha approcciato l’uso degli smartphone come piccoli Bancomat con l’introduzione di Facebook Credits. La moneta virtuale di Facebook esiste da diverso tempo, prende spunto da social game come FarmVille o, Pet Society e non è ancora decollata: una risposta alla relativa diffidenza degli utenti potrebbe arrivare mercoledì con un evento dedicato al mobile. Rispetto a negozi come iTunes, la conversione di traffico telefonico (oppure di credito dal conto corrente) in un’altra forma di moneta appare come un’ibernazione del denaro poco appetibile. Piattaforme equivalenti hanno scelto modalità più tradizionali: è il caso di Google Checkout, non molto noto in Italia.
Apple ha un vantaggio su tutti che si chiama iPhone. Superata RIM, l’azienda è diventata il 4° produttore di telefonia nel mondo e può avvalersi di una piattaforma popolare come iTunes per estendere l’acquisto di musica e applicazioni. Tuttavia, le vendite riguardano soltanto i prodotti del proprio brand. Facebook ha dalla sua un mercato potenziale che supera i 500 mln. di utenti, ma non ha la tecnologia e i dispositivi adatti a supportare la propria moneta virtuale. Google è in una situazione ibrida: ha provato a distribuire il Nexus One, preferendo lasciarlo ai carrier dopo un periodo di sperimentazione fallimentare. Android è sullo stesso piano di Apple, mentre con Chrome OS arriverà il supporto a musica e giochi.
Se non ho citato eBay è semplicemente perché le aste online hanno specificità diverse, anche se il microcredito in rete coinvolge pure queste ultime. E, allora, cosa dobbiamo aspettarci dall’imminente futuro? Com’è destinato a cambiare il nostro modo di fare acquisti su internet? Le risposte sono arrivate da PayPal, il servizio di pagamento online per eccellenza. Con un evento molto atteso, PayPal ha annunciato una piattaforma dedicata al micropayment che potrà colmare le lacune di tutte le aziende finora citate. Dove produttori e social network non arrivano, PayPal fornisce il supporto più adatto. MasterCard ha provato a proporre qualcosa di simile per le proprie carte di credito, ma non è paragonabile alla portata di PayPal.
Il PayPal X, la conferenza degli sviluppatori, non si è limitato ad annunciare Digital Goods. In evidenza c’è una partnership con Facebook che appare come la quadratura del cerchio. Apple e Google hanno i device adeguati allo scopo, Facebook una moneta virtuale credibile e PayPal la tecnologia in grado di portare le transazioni online a un livello superiore. Unendo questi elementi possiamo supporre che il modello definitivo proporrà dei cambi alternativi alla moneta corrente (lo stesso meccanismo è in uso da Flattr, sempre per il microcredito), accessibili dal cellulare e gestiti da internet. È presto per valutarne gli effetti, però non si può escludere che questa soluzione arrivi un giorno a sostituire Bancomat e carte di credito.
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drive01
31 ott 2010 - 14:42 - #1non vedo come possa funzionare finchè le commissioni di paypal sono così elevate
attualmente sono pari al 3,4% dell’importo più 35centesimi
per cui se io tramite il “microcredito” pago 50cent per un servizio, 37cent vanno in commissioni a PayPal e al venditore arrivano solo 13cent, inaccettabile
PCissimo
31 ott 2010 - 15:04 - #2A #1: la commissione non viene applicata se durante il pagamento si seleziona “Amico”->”Regalo”.
virgafox
31 ott 2010 - 15:28 - #3si ma se invii i soldi come regalo perdi qualunque tipo di garanzia sull’acquisto, il venditore potrebbe non mandarti nulla e l’unica cosa che hai in mano è la ricevuta dell’invio di denaro come regalo, cosa che darebbe ragione a lui.
sandro-kensan
31 ott 2010 - 15:31 - #4Il sistema Flattr è molto diverso e le spese di Flattr molto minori, infatti sono solo il 10%, ciò significa che se nella transazione è coinvolto la cifra di 10 centesimi di euro, con Flattr si paga solo 1 centesimo di commissione mentre con Paypal si pagano almeno 35 centesimi, ciò significa un costo del 350%.
www.flattr.com
cato80gmailcom
01 nov 2010 - 17:34 - #5non c’è il rischio di far spendere un sacco di soldi alle persone semplificando troppo i metodi di pagamento?
iamor
01 nov 2010 - 20:20 - #6@5
Ma quand’è che ti bannano? :D