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Un accordo tra Polizia Postale e Facebook mette a rischio la nostra privacy?

Pubblicato: 28 ott 2010 da Rosario

Commenti dei lettori

Un accordo tra Polizia Postale e Facebook mette a rischio la nostra privacy?Con un report dall’eloquente titolo “La polizia ci spia su Facebook”, L’Espresso ha riportato l’inquietante notizia di un presunto accordo tra Polizia Postale italiana e vertici di Facebook avvenuto in quel di Palo Alto, che permetterebbe alle autorità del nostro Paese di accedere ai dati privati di tutti gli iscritti al social network di nazionalità italiana. Il tutto senza distinguere tra i vari livelli di privacy offerti da Facebook per i contenuti dei propri utenti, nel modo che ha portato in queste stesse ore sempre l’Espresso a rincarare la dose con un altro articolo intitolato “Una bomba sui cittadini della rete”.

Ma andiamo a vedere in cosa consisterebbe l’accordo, confermato al giornale da membri interni alle stesse autorità italiane, logicamente rimasti anonimi: senza né chiedere autorizzazione a un magistrato né dare avviso ai diretti interessati, la Polizia Postale potrebbe entrare nei profili dei quasi 17 milioni di italiani iscritti a Facebook, anche nel caso di indagini preventive riguardanti reati non ancora commessi. Basterebbe quindi conoscere una persona su cui le autorità sospettano qualcosa, per finire nella rete insieme alle proprie foto, aggiornamenti di stato, link e quant’altro si posti quotidianamente sul social network, inclusi i log delle chat fino a un anno indietro nel tempo.

Uno scenario dai tratti decisamente inquietanti, soprattutto perché attualmente molto poco chiaro. Diventa quindi d’obbligo chiedere, così come l’Espresso stesso ha fatto, sia a Facebook sia al nostro Ministero degli Interni di rendere tutto quanto pubblico sotto la luce del sole, ammesso ovviamente che le dichiarazioni riportate nell’articolo originale siano veritiere. In tal caso infatti, sebbene l’accordo sia motivato da alti intenti come il voler prevenire il verificarsi di gravi reati come pedopornografia, phishing e truffe telematiche, appare evidente quanto i dati anche più privati riguardanti le singole persone siano messi allo scoperto senza potersi nemmeno più nascondere dietro l’approvazione di un magistrato.

L’articolo originale stesso fa un po’ di confusione, riportando prima la notizia di quello che chiama “accordo cinese” per poi citare membri delle forze dell’ordine impegnati a creare profili falsi per ottenere le amicizie (e i dati) volute e riportare testimonianze di alcuni altri che hanno avuto accesso ai dati privati, ma solo dopo aver avuto il via libera dalla magistratura. Per saperne di più, non ci resta che rimanere in attesa dei sicuri sviluppi che arriveranno da tutti i soggetti coinvolti.

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19 commenti

Commenti dei lettori

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  • VK.

    28 ott 2010 - 17:08 - #1
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    io nn ci vedo niente di male, è lo stesso ragionamento delle intercettazioni, se telefoni a uno che è indagato fanno bene a registrarti, ed è ovvio che nn ti informino altrimenti cosa servirebbe intercerttarti/spiarti ???

  • VK.

    28 ott 2010 - 17:09 - #2
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    a parte che gli basta una telefonata alla polizia postale per sapere tutto quello che vogliono di te su FB, sempre che nn lo sappiano già…

  • MDM

    28 ott 2010 - 17:13 - #3
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    Io non ci vedo nulla di problematico…il contrasto al crimine organizzato e non deve prevedere anche una piccola invasione alla privacy di ognuno di noi. il problema, piuttosto, è quello di garantire norme certe e severissime agli operatori che, avendone possibilità, ne approfittano per altri scopi.

  • whertag

    28 ott 2010 - 17:28 - #4
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    il punto saliente è questo ’senza né chiedere autorizzazione a un magistrato’… per le intercettazione telefoniche serve…

  • PCissimo

    28 ott 2010 - 18:03 - #5
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    >

    Quoto. Chissà quante volte ci hanno intercettato mentre chiacchieravamo a telefono per strada. Figuriamoci su Facebook…

  • piùumiledighost

    28 ott 2010 - 18:16 - #6
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    @4, al telefono ci parli di tutta la tua vita, se uno lo fa anche su facebook allora si merita l’intercettazione. I primi garanti della privacy dobbiamo essere noi: il fatto che non è sicuro mettere su Facebook il pin del proprio bancomat non è una limitazione alla democrazia, ma una evidente carenza di informazione sui pericoli del mondo del web.
    La realtà, è la mia opinione, è che l’ignorazione informatica faccia bene ai media che almeno possono riempire i propri palinsesti con servizi cretini e disetucativi su Internet ed affini, mentre dovrebbero spiegare la sicurezza informatica!!

  • Profilo di zuk

    zuk

    28 ott 2010 - 18:27 - #7
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    Non abboccate a quello che dice il nano: gli italiani intercettati al tel sono pochissimi

  • Profilo di onikurai

    onikurai

    28 ott 2010 - 20:21 - #8
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    io non ho nulla da nascondere, posson vedere ciò che vogliono tra i dati pubblicati… Chi si lamenta solitamente ha la coscienza sporca!

  • Profilo di curiositybear

    curiositybear

    29 ott 2010 - 08:21 - #9
    1 punto
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    in tanti, me compreso !, non ha nulla da nascondere… ma in ogni caso mi darebbe fastidio e tanto ! - ergo, l’idea iniziale di rimanerne lontano dai cosidetti “social network” non e’ stata poi cosi male ! - “mi spiace” per gli altri …

  • libreThink

    29 ott 2010 - 08:30 - #10
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    La notizia data in questi termini è FUD per il semplice fatto che informazioni di questo tipo possono essere non ammesse come prova e se queste informazioni sono determinanti per ottenere una intercettazione con delibera giudiziaria, le prove collegate potrebbero essere non ammesse.

    e’ altresì interessante come l’articolo originale e la sua ripresa in questi termini abbiano un taglio particolare, oltretutto come ormai di moda, l’articolo e la ripresa (ma come molte altre) contengono una mostruosa serie di se e di ma, come di consueto mostrato da ogni inchiesta giornalistica, frasi del tipo “se è vero che il sole gira attorno alla terra potrebbe essere in atto una rivoluzione che porterebbe l’uomo ad estinguersi nei prossimi 15 secondi” ovviamente la frase proposta è solo una esagerazione ma se sostituissimo idee comuni o luoghi comuni nella prima parte e visioni del tutto personali nel secondo possiamo senza alcun timore far passare idee ad un nutrito gruppo di persone “se è vero che i vari blog non verificano le notizie ed hanno un calo nelle presenze potrebbe essere in atto un attacco ai concorrenti riportando notizie spesso non verificate od alterando le notizie di tutti i giorni”

  • Profilo di emind

    emind

    29 ott 2010 - 08:47 - #11
    1 punto
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    Non capisco più i miei cittadini, se mai sono riuscito a farlo. Ragazzi qui si parla di privacy, della nostra riservatezza. Estrapolare dei dati e farne quello che vogliono è gravissimo, da dittatura Coreana, Da Gestapo Nazista.

    Continuare a dire “io non ho nulla da nascondere quindi possono fare ciò che vogliono” od utilizzare il solito “Berlusconi” per provare che una cosa sia giusta o sbagliata, è quanto di più grave infantile possa esistere. Il fatto che certe idee possano essere state il cavallo di battaglia di un presidente del consiglio discutibili, non sono una buona scusa per darci la mazza sopra i piedi da soli.

    L’ennesima prova che una vena di giustizialismo senza se e senza ma, sta invadendo le menti di alcuni nostri cittadini che si rogano il diritto di credere di pensarla nel modo giusto solo loro, che non sono toccabili e che loro idee sono le uniche giuste senza mai mettersi in discussione.

    Le streghe bruciate in ogni epoca, Enzo Tortora insegna, dovrebbe avervi insegnato qualcosa: la storia, anche quella contemporanea, potrebbe farci capire meglio il presente.

    Se il mio stato non si fida di me, perché io dovrei fidarmi del mio stato? Chi controlla i controllori?

    Non è nessuna idea complottista di idioti che credono chissà a quale cospirazione, ma sono un passo indietro verso civiltà e democrazia.

    Nessuno deve spiarvi se non per ovvie e confermate ragioni… anche se non avete nulla da nascondere.

  • Luca984

    29 ott 2010 - 11:00 - #12
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    Siamo sempre lì. Se uno non ha niente da nascondere può stare col cuore in pace.

  • frezza

    29 ott 2010 - 15:10 - #13
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    emind, con la strategia della fiducia non si va da nessuna parte

  • Franchino Franchetto

    29 ott 2010 - 19:24 - #14
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    @6: ma perché si rimane della convinzione che i dati intercettabili dipendono solo dalla persona a cui sono correlati? Il profilo di una persona non si traccia solo da quello che lei scrive, ma anche da quello che di lei scrivono gli altri. Il sistema avanzato di tag nelle note, negli aggiornamenti di stato e nei contenuti multimediali è un chiaro esempio.

    @13: io non ho niente da nascondere, ma perché dovrei stare in pace? Non ho alcun interesse nel condividere informazioni con chi non me lo richiede direttamente, e soprattutto a mia insaputa. E penso che ognuno dovrebbe avere il diritto di fare quello che vuole dei propri affari.

    In ogni caso, meno male che mi sono cancellato da Facebook :) .

  • Profilo di roberto-d

    roberto-d

    29 ott 2010 - 21:23 - #15
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    Polizia, posso andare in bagno?

  • Profilo di kubrick2012

    kubrick2012

    30 ott 2010 - 03:00 - #16
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    entra, entra pure grande fratello, fallo in maniera silenziosa, ma entra pure

  • Luca984

    01 nov 2010 - 11:05 - #17
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    Se ha uno scopo veramente di prevenzione del crimine ben venga.

  • system67

    28 mag 2011 - 19:37 - #18
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    La polizia postale lasciasse perdere il phishing e le altre frodi! Questo è un reato contro la privacy delle persone , perchè allora o tutti o nessuno! Chi è la polizia postale per spiarci su Facebook? Ma stiamo scherzando??? Sono loro i primi a commettere reato fino a prova contraria anche accedere ad un account senza fare danni è illegale che siamo noi o la polizia postale a farlo!
    Perchè anch’io sono in grado di farlo, entrare nei profili di Facebook , ma non lo faccio per rispettare la privacy!!!! e neanche la polizia postale lo dovrebbe fare, per nessun motivo al mondo!!

  • marip

    25 nov 2011 - 16:56 - #19
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    …poche idee e per di più confuse! senza notizia di reato la Polizia Postale non fa nulla e in più anche conla notizia di reato deve avere l’autorizzazione dall’A.G. per procedere altrimenti Facebook non fornisce nulla. Inoltre il 99% dei profili Facebokk, si fa presente, sono visibili interamente nel lo contenuto a tutti e a tutti concedono l’amicizia.