Wikileaks e le 10 settimane di embargo stampa

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Come certamente saprete Wikileaks ha rilasciato 400.000 documenti Usa segreti, ripresi in vario modo dalla stampa internazionale. Casualmente ero online nel momento in cui sono state diramate le prime informazioni sulla vicenda, che ho potuto seguire via Twitter sul canale ufficiale Wikileaks.

Su cos'è e come funziona Wikileaks esisteva fino a qualche tempo una pagina ufficiale sul sito, in italiano. Ora non è più raggiungibile ma ho ritrovato il testo integrale su AlfaKappa. Rimane comunque presente la pagina ufficiale in inglese.

Quello che mi ha maggiormente incuriosito, seguendo i tweet, è come funziona il rapporto tra Wikileaks e media. La prima avvisaglia che stava per accadere qualcosa è stato alle 11.41 del 22 Ottobre quando viene pubblicata una notizia: "Siamo stati informati che le indiscrezioni secondo le quali Al Jazeera rilascerà i file Wikileaks non sono corrette". Quali file? E cosa c'entra Al Jazeera? Domande senza risposta. Alle 13.47 (in Italia era sera tardi) arriva invece il contrordine: "Al Jazeera ha rotto il nostro embargo di 30 minuti. Comunichiamo a tutti l'annullamento dell'embargo sugli Iraq War Logs".

Su Al Jazeera la spiegazione (pagina raggiungibile ora solo tramite Google Cache). Il canale del Qatar ha avuto completo accesso a 400.000 documenti segreti americani per ben 10 settimane, documenti forniti da Wikileaks. Subito dopo il primo tweet, seguono a ruota tutti gli altri "big" dell'informazione mondiale: la notizia è ormai di dominio pubblico.

Piccola, anzi piccolissima, considerazione personale. Wikileaks ottiene documenti segreti e li passa alla stampa che, segretamente, se li tiene stretti per ben due mesi e mezzo. C'è qualcosa che non suona bene in tutto questo, non trovate anche voi? Ma andiamo avanti. Perchè la stampa tradizionale ha questo, enorme, vantaggio? Ce lo spiega Guido Olimpio su un articolo del Corriere della Sera di oggi, che vi invito a leggere per intero (potete trovarlo nella rassegna stampa della Camera dei Deputati).

Secondo Olimpio, Wikileaks non è "un'alternativa al giornalismo investigativo internazionale ma può costituire una sponda": in pratica una fonte di informazione in più. Si tratta di "materiale grezzo e dunque va giudicato come tale: non è la verità assoluta, e completa, ma la fotografia di un momento". Perchè questa cautela? Perchè, come è facile immaginare, non è così lontano dalla realtà il caso della classica "polpetta avvelenata", ovvero di falsi documenti creati ad arte per danneggiare qualcuno. Informazioni che sembrano genuine in quanto grezze, ma che invece sono manipolate.

Veniamo ora al punto della questione: "Wikileaks si para le spalle affidando, in anticipo, la massa di dati ad alcuni quotidiani che eseguono la verifica". Proprio i due mesi e mezzo di tempo citati da Al Jazeera sul proprio sito. E' davvero così? La mossa di Wikileaks è destinata a proteggere sé stessa, oppure a "ingraziarsi" i grandi media, oppure una combinazione delle due? Inoltre, continuiamo con le domande, su 400.000 documenti, quali sono stati portati alla luce, e quali invece i grandi media hanno "snobbato" oppure, per assurdo, deliberatamente tralasciato?

Sono quesiti che è giusto porsi, anche se probabilmente non avremo mai una risposta. Perchè un fenomeno come quello di Wikileaks non è mai esistito in passato ed il buon senso dice che il tranello è sempre in agguato. Ognuno certamente potrà dire la propria, ma il dibattito rimane aperto.

Concludo con la riflessione che fa Olimpio sul Corriere, che personalmente mi sento di condividere. Dopo aver messo in "imbarazzo" i governi occidentali, ci aspettiamo che Wikileaks provi a fare la stessa operazione nei Paesi dove la censura è un dato di fatto sul quale c'è poco da scherzare, e per il quale si può rischiare la vita.

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