Quando il gioco tutela la sicurezza: il check-in contro il furto d'identità

Identity Theft

Nell'ultima settimana ci siamo occupati spesso di servizi dedicati al geocaching. Facebook Places, Foursquare e Gowalla sono principalmente dei giochi (o, delle opportunità per il marketing se si gestisce la comunicazione d'impresa). Molti, soprattutto in Italia, sono restii a comunicare la propria posizione per questioni di privacy. Come biasimarli? In una società digitale che – dopo «la morte di Dio» – per Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, ha "ucciso" il privato mantenere il riserbo su dove ci si trova è l'ultima illusione di riservatezza.

Basta possedere un cellulare perché l'illusione svanisca. Certo, la localizzazione data dal segnale del telefonino non è accessibile come un check-in pubblicato su internet. Carte di credito e altri dispositivi per il pagamento digitale hanno ucciso la privacy molto prima dell'assunto di Zuckerberg. Eppure, si può trovare un lato positivo anche in questa ulteriore invasività della vita privata dell'individuo. È il caso del furto d'identità: ciò che fino ad oggi è stato soltanto un gioco potrebbe trasformarsi nella via più semplice per difendersi.

In una sorta di contrappasso, offrire al mondo la possibilità di conoscere la propria posizione geografica può diventare il modo migliore per evitare furti d'identità. La casistica è pressoché illimitata: clonazione di targhe, Bancomat, ecc. possono essere neutralizzate dal geocaching. Il prezzo da pagare è l'annichilimento di una privacy che, tutto sommato, si è già rivelata come una chimera. Non proprio una grave perdita, insomma. E i benefici possono rivelarsi tanti e tali da giustificare i costi... a patto che la tecnologia di supporto sia credibile.

Esistono dei progetti che si stanno muovendo in questa direzione. Prevedibilmente, siamo negli Stati Uniti: Location Labs e Finsphere collaborano alla realizzazione di un progetto (a pagamento, s'intende) per la tutela dell'identità sulla base di parametri che includono la posizione geografica. PinPoint è una piattaforma che associa il geocaching ai metodi standard per la sicurezza delle carte di credito. Il progetto ha partner illustri come VeriSign, TRUSTe e McAfee. È soltanto un primo esempio di ciò che in futuro potrebbe diventare la norma.

La credibilità e l'efficienza di PinPoint ha un'importanza molto relativa. È più interessante valutare le prospettive che un servizio del genere può offrire a livello d'innovazione. In un certo senso, diventerà fondamentale il controllo istituzionale su ciò che potrebbe essere appannaggio dell'iniziativa privata. Qual è il limite da porre affinché le imprese non arrivino a possedere le identità digitali? D'accordo la tutela, ma se a garantirla è un ente privato si crea un problema etico. Chi ha davvero l'autorità di intervenire a difesa del cittadino globale?

Domande cui dovrà rispondere il legislatore. Purtroppo, i tempi della politica non sono rapidi come quelli cui sono soggette le modifiche della società e spesso chi deve legiferare non ne ha le competenze adatte. L'Italia non ha ancora effettuato il passaggio alle carte d'identità elettroniche, quanto ci vorrà per ottenere degli ID digitali riconosciuti dalla pubblica amministrazione? Per il momento è giusto notare come il geocaching non sia soltanto un gioco per aggiudicarsi dei badge. È presto per valutare gli effetti delle altre applicazioni.

Foto | Flickr

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