Gli italiani sui social network: da Repubblica a Mediamondo

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Oggi se avete aperto la home page di Repubblica - o acquistato il giornale cartaceo che ahimè, non ho sottomano - avrete forse letto un pezzo in cui si traccia una mappa del tempo passato sui social network in alcune nazioni del pianeta. Dai dati Nielsen, gli italiani capofila: in media ci passiamo 6 ore e 27 minuti al mese. Negli Usa? Circa 6 ore, in Francia, poco più di quattro.

Sul tema vi segnalo un ottimo approfondimento di Giovanni Boccia Artieri su Mediamondo: per prima cosa il dato non è riferito solo a Facebook, come si potrebbe intendere dal titolo in prima pagina, ma quelle sono le semplificazioni a volte necessarie quando si impagina, cose che succedono. La parte "croccante" è un'altra, anzi, a mio giudizio sono un paio.

Il primo punto sono le differenze nelle modalità d'uso tra uomini e donne. Se gli uomini sono più numerosi delle donne, risulta dalla ricerca che le donne trascorrano più tempo loggate. L'analisi che si legge su Repubblica interpreta questo dato come "le donne scelgono di aprirsi di più sui SN e risultano quindi più vulnerabili". GBA offre un'altra interpretazione...

Per come la vedo, molto più condivisibile. Leggo su Mediamondo:

Ad esempio parlando di Facebook: “Uno degli elementi che salta agli occhi è che se gli uomini sono numericamente più numerosi delle donne, sono poi le donne e le ragazze dai 15 ai 35 anni a passare più tempo in connessione, quelle che si aprono di più, raccontano di se stesse e dei loro sentimenti, diventando così anche i soggetti più vulnerabili del social network”. Che nel contesto del pezzo sembrerebbe dire: le donne si espongono e gli uomini le molestano, e questo dipende dal tempo che passano su Facebook. Ma come lo passano questo tempo? Tutto ad esporsi online scrivendo di sé, delle proprie emozioni, ecc. Ad esempio ricordo un dato relativo all’uso di applicazioni di gioco via Facebook che vede tra i maggiori utilizzatori le donne per un tempo medio giornaliero prolungato. Giornalettisticamente potremmo dire: stanno più tempo in connessione e si aprono, ma soprattutto giocano a Farmville

Ed è vero, almeno per quanto riguarda Farmville: tempo fa, era il febbraio scorso, si leggeva del social gamer medio come di "una donna di 43 anni". Nel caso vogliate rileggervi tutti i dati di quella ricerca, li trovate in formato pdf. Semplificazione statistica, certo, ma utile a tracciare un quadro d'insieme.

Il secondo spunto che lancia Boccia Artieri è quello sulla contrapposizione "mondo reale" e "mondo virtuale". Una contrapposizione che oggi, 2010, non ha più alcun senso. I due universi non sono più divisi - lo sono mai stati? - ma le due realtà si sono inglobate a vicenda.

A parte il fatto che mi inquieta sempre un po’ trovare negli anni ’10 ancora una distinzione oppositiva vero/virtuale che sta per reale/irreale (pensavo l’avessimo risolta già con la riflessione socio-filosofica fine anni ’90: in Italia c’era anche la rivista Virtual!) mi piacerebbe che alla testi di “confusione” tra vero e virtuale nei territori dell’interrealtà, corrispondessero dati significative di ricerche che attestino patologie strettamente dipendenti dalla frequentazione della Rete e che poi riconducano la cosa soprattutto alla categoria dei “giovani”

Se volete anche dei numeri - a tema "Italia, italiani e Facebook" - fonte estremamente affidabile è l'osservatorio Facebook di Vincenzo Cosenza.

Via | Mediamondo

Foto | Flickr

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