Facebook: giochi e applicazioni diffonderebbero informazioni sugli utenti e sui loro contatti

Secondo una indagine condotta e pubblicata dal Wall Street Journal, le applicazioni più popolari e diffuse di Facebook trasmetterebbero informazioni a moltissime compagnie esterne che si occupano di pubblicità e statistiche in rete. La cosa più sconcertante è che alcune di queste apps sarebbero in grado di "appropriarsi" anche di dati relativi agli amici degli utilizzatori diretti.

Esiste un numero sempre maggiore di compagnie che immagazzinano dati relativi agli utenti della rete per tracciare dei profili che riescono talvolta ad essere estremamente dettagliati. Le informazioni vengono raccolte dalle più disparate fonti ed inserite in grossi database. Mediante l'uso di sofisticati software è poi possibile incrociare questi dati fino ad arrivare a delineare delle vere e proprie schede con nome, cognome, fotografia ed altre informazioni di ignari utenti.

Su siti come Wink, che fino a stamattina non avevo mai visitato, ho provato io stesso a digitare il mio nome ritrovando in risposta il nome della città in cui risiedo, notizie sugli studi compiuti, indicazioni ad alcuni siti a cui sono iscritto ed il tutto condito da almeno un paio di fotografie. E' estremamente probabile che altre schede contenenti i miei gusti e le mie abitudini vengano invece vendute a chi se ne serve ad uso più prettamente commerciale.

L'indagine del WSJ evidenzia come un giocatore di Farmville, applicazione tra quelle incriminate, cederebbe senza averne concesso autorizzazione informazioni preziose riguardanti lui stesso ed i suoi contatti e, considerando che questo popolarissimo gioco conta attualmente 59 milioni di utenti, si può facilmente immaginare la quantità di dati che la Zynga Game Network (i produttori di Farmville) può avere a disposizione e potenzialmente cedere a terze parti. In questo potrebbero essere coinvolti indirettamente addirittura quegli utenti che non solo non hanno mai giocato a Farmville ma hanno esplicitamente scelto le impostazioni più restrittive possibili per il loro profilo.

Domenica, interrogato in merito all'indagine, un portavoce di Facebook ha così risposto: "L'identificativo di un utente (meglio noto come user ID) può essere inavvertitamente condiviso da altri utenti attraverso i browser o attraverso le applicazioni, ma la conoscenza dell'identificativo stesso non permette l'accesso alle informazioni private". Ha comunque aggiunto che la compagnia introdurrà nuove tecnologie per contenere il problema identificato dal Journal.

Le applicazioni permettono attualmente a 500 milioni di utenti di giocare o condividere interessi comuni tra di loro. Il Journal ha rilevato che tra queste le dieci più diffuse trasmetterebbero gli identificativi degli utenti a compagnie esterne (Farmville, Texas HoldEm Poker e FrontierVille tra queste) e tre di queste dieci trasmetterebbero anche dati relativi agli amici degli effettivi utilizzatori. Gli autori dell'inchiesta fanno notare come alcune applicazioni presenti su Facebook siano sparite dopo la segnalazione fatta da loro stessi al social network ideato da Mark Zuckerberg. Facebook, non avrebbe comunque fornito spiegazioni a riguardo di questa sospensione.

E' da sottolineare che Facebook proibisce esplicitamente il trasferimento di informazioni a compagnie diverse da chi ha sviluppato l'applicazione (a cui l'utente fornisce esplicito consenso). Ma questo divieto sarebbe stato violato da ben 550.000 applicazioni. Tutti i produttori di apps interrogati in merito hanno escluso il loro coinvolgimento nei fatti ma si sono detti pronti a collaborare per sviluppare nuovi e più efficaci sistemi di controllo dei dati personali.

E' possibile dunque inserire informazioni su internet e concederne la fruizione alle sole persone o compagnie da noi scelte? Quando si parla di privacy, internet finisce per apparire sempre come un colabrodo: tutto ciò che si decide di ficcarci dentro rischia prima o poi di passare attraverso uno dei suoi innumerevoli buchi.

Sembra veramente che anche questa battaglia non avrà mai fine.

Foto | Flickr

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