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I giornali «sono morti che camminano»: la stampa nell'era di internet

Pubblicato: 17 ott 2010 da Federico Moretti

Commenti dei lettori

Newspapers

In settimana è uscito un interessante articolo d’opinione dal titolo molto forte: Alex Willhelm di The Next Web (USA) ha definito «morti che camminano» i quotidiani locali. Le cifre citate da Willhelm riguardano la recessione negli Stati Uniti, tuttavia la situazione italiana non è così diversa. Anzi, le ultime statistiche diffuse da Prima Comunicazione (e raccolte da ADS) riportano significativi cali di tiratura tra giugno del 2010 e lo stesso periodo del 2009 per quasi tutti i principali quotidiani nazionali. È presumibile che quelli locali non se la passino meglio. Gli Italiani non sono mai stati un popolo di grandi lettori: escludendo la Gazzetta dello Sport, la tiratura più elevata è del Corriere della Sera con circa 500.000 copie.

Se consideriamo che le ultime stime sulla popolazione italiana si aggirano attorno ai 60 milioni di persone, è una cifra decisamente bassa. Bisogna specificare, per onore di cronaca, che la responsabilità di internet è molto limitata, laddove non addirittura inesistente: non c’è proporzione tra la crescita del web e le perdite dell’informazione cartacea nel nostro Paese. Nonostante la costante inflazione, i prezzi dei quotidiani sono rimasti accessibili grazie ai finanziamenti statali previsti dalla legge per la libertà di stampa e alla pubblicità. Eppure le abitudini degli Italiani non sono cambiate. Solo la distribuzione della free press, un segmento che in Italia si è affermato da pochi anni, sembra fare eccezione. È un fattore culturale.

Non è neppure “colpa” degli e-reader (in Italia sono già in distribuzione Amazon Kindle, Apple iPad, Samsung Galaxy Tab, ecc.). La diffusione di questi dispositivi, ancora troppo costosi, è molto più limitata nel nostro Paese di quanto si possa pensare leggendo le notizie e gli aggiornamenti delle testate che si occupano di tecnologia. Quella che spesso è definita come l’«era dell’iPad» è un fenomeno circoscritto a un’alta borghesia che ha ricevuto un livello d’istruzione piuttosto elevato. Comunque, basta possedere un telefono cellulare per sostituire la funzione informativa/divulgativa del quotidiano. Se la pubblicità investe sulla free press è perché le occasioni di lettura differiscono da quelle dei quotidiani tradizionali.

Proviamo a riflettere sulla velocità di un mondo come il nostro: non basterebbe un’intera giornata per leggere tutta un’edizione di un quotidiano, qualunque esso sia. Personalmente, non conosco nessuno che sia in grado di completarne la lettura in giornata e dubito che possa esistere chi possa farlo. È discutibile che ciò abbia un senso, peraltro. Questa forma di informazione è in crisi, al pari della televisione generalista: il tempo libero è sempre più invaso dalla produttività e il consumatore preferisce concentrarsi su quegli argomenti che lo interessano maggiormente. Cambiano anche i tempi e la concentrazione dedicati alla lettura. Sempre più giornalisti passano dai quotidiani alle testate online o, scrivono su entrambi.

Col calo dei prezzi della connettività mobile, crescerà enormemente l’abitudine di leggere le intestazioni dei feed direttamente sul proprio cellulare e le piattaforme come Twitter avranno un’ulteriore espansione anche in Italia. Stiamo già vivendo questo trend, più di quello dei tablet. Il caso della free press merita un discorso a parte, perché si presta a forme di lettura come infotainment durante gli spostamenti sui mezzi pubblici (avete mai fatto caso ai punti di distribuzione di questi tabloid?). Occasione in cui è ancora facile trovare chi legga un libro o, un quotidiano… con la differenza che la free press è gratuita, poco impegnativa e perciò più accessibile. Poco importa che sia un’informazione «usa e getta» dalle agenzie.

Quale futuro per i quotidiani generalisti, quindi? Molti stanno investendo sul web, altri credono in un’informazione ultra-localizzata. Le opzioni sono diverse, multiformi e non includono necessariamente lo spostamento su internet. L’unica certezza che possiamo avere è che il giornalismo professionistico non morirà coi quotidiani o, la stampa cartacea in generale. Affiancato (e non sostituito) dal citizen journalism, il giornalista è e sarà sempre più un “tecnico” specializzato del proprio ambito di competenza. Dovrà conoscere e saper sfruttare le nuove tecnologie editoriali per adeguarsi alle diverse necessità del lettore. Ma il web non arriverà a uccidere il giornalismo, come la televisione non ha ucciso la letteratura.

Foto | Flickr

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17 commenti

Commenti dei lettori

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  • Jack11

    17 ott 2010 - 14:18 - #1
    1 punto
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    Aggiungerei anche i telegiornali.

    Basta notizie faziose o, molto spesso, disinformazione. Viva la pluralità d’informazione.

  • Profilo di govinda

    govinda

    17 ott 2010 - 15:07 - #2
    2 punti
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    Peccato che continuano a mangiar soldi pubblici a volontà!

  • opss

    17 ott 2010 - 16:05 - #3
    2 punti
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    Effettivamente con la facilità e la velocità con cui sono abituato a leggere qualsiasi notizia sul web trovo “obsoleti” i quotidiani ammucchiati in masse nelle edicole.

    Ben vengano gli e-readers che permetteranno di leggere tutto dal proprio device!

  • Sbronzo di Riace

    17 ott 2010 - 16:47 - #4
    0 punti
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    gli italiani non sono dei grandi compratori di giornali ma se vai nei bar o nelle biblioteche li vedi leggere il giornale a gratis :-)

  • Profilo di ice

    ice

    17 ott 2010 - 18:56 - #5
    -1 punto
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    finchè l’attuale generazione di adolescenti e giovani adulti facebook dipendenti non avrà raggiunto i 40-50 anni a costituire la maggioranza della popolazione, non credo che i giornali abbiano di che temere
    poi sfido chiunque a usare l’iPad o simili x accenderci il camino o incartarci il pesce……
    ;P

  • Migabri

    17 ott 2010 - 20:41 - #6
    0 punti
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    c’è anche da considerare la classica funzione di scudo sotto giacca su 2 ruote…

  • è vero, tutti i giornali hanno dei “padroni”, ma, almeno, adesso, c’è un “pluralismo di padroni”, mentre, fra 5-10 anni, quando tutti i giornali saranno morti (a causa di internet, di Google News e di tutti gli aggregatori) l’informazione esisterà solo sul Web ed avrà UN solo “padrone” globale e planetario… che sarà… provate ad indovinare… dai, è facile vincere l’orsacchiotto di peluche… :)

  • piùumiledighost

    18 ott 2010 - 08:01 - #8
    0 punti
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    ghost, quando è che fai uno studio di “grafica dei colori” ??

  • piùumiledighost

    18 ott 2010 - 08:05 - #9
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    mi piace la riflessione sul fatto che il web centra poco con la crisi dei giornali. Troppo spesso si liquida il problema dando la “colpa” al web, senza ricercare il vero perchè.
    La soluzione dell’informazione non è “solo “internet e la pluriinformazione, ma la verifica delle notizie. Il fantastico del web è che gratis ed in pochi minuti io riesco a fare conoscere la mia opinione; ma di qui a certificarla ce ne passa…..

  • Rion

    18 ott 2010 - 09:50 - #10
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    ahahaha! tra 5 o 10 anni tutti i giornali morti?! certo, c’era chi diceva che per il 2010 ogni abitante della terra avrebbe avuto un’auto volante, quindi possiamo sparare baggianate a volontà anche noi!

  • Profilo di sandokan71

    sandokan71

    18 ott 2010 - 10:05 - #11
    -1 punto
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    Non vedo nelle rilevazioni IL FATTO QUOTIDIANO… la cosa è sospetta…

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    18 ott 2010 - 15:31 - #12
    1 punto
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    Aprendo i dati che vengono linkati nell’articolo relativi alle vendite 2009 e 2010 ho visto che il calo medio delle vendite è del 6% anno su anno. (ho sommato tutte le vendite dei giornali e ho fatto il raffronto del 2010 rispetto al 2009).

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    18 ott 2010 - 15:38 - #13
    0 punti
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    Anch’io ho notato che manca Il Fatto, mi piaceva verificare quanti lettori ha. Strana questa cosa anche perché quel giornale non ha sovvenzioni pubbliche al contrario di tutte le altre testate, forse è per questo che lo hanno escluso.

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    18 ott 2010 - 15:45 - #14
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    Poi aggiungo che Il Giornale di Berlusconi è uno dei pochissimi che ha aumentato le vendite anche se ho sentito che a fine anno i suoi debiti vengono ripianati dalla famiglia Berlusconi, quindi è in perdita ma con un generoso Babbo Natale.

  • icedreamer87

    18 ott 2010 - 18:28 - #15
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    Quasi completamente daccordo…ma io un giornale per intero riesco a leggerlo senza troppi problemi…e non ci metto nemmeno tantissimo

  • PD

    19 ott 2010 - 17:17 - #16
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    Ricordo che quando andavo a scuola avevo una bravissima insegnante, la quale periodicamente ci faceva acquistare *tutti* i quotidiani del giorno per leggerli in classe, commentare le notizie, confrontare i contenuti e gli spazi concessi alle notizie e così via.

    Questo mi introdusse al mondo reale, ed iniziò a sviluppare in me una forte coscienza critica nei confronti dei media per cercare di individuare le verità dietro le righe, piuttosto che preferire una fonte ad altre.

    Oggi le cose non sono cambiate poi così tanto, i vari giornali vanno quasi tutti in un’unica direzione, nonostante i falsi siparietti e le notizie sull’aria fritta. Capire quel che non ti dicono è ancor più importante che assimilare notizie di pubblico dominio.

    E in questo la rete può fare la differenza, può garantire una vera pluralità di informazione. Ma c’è un problema: affinché una persona si renda davvero conto di quel che le accade intorno, la pluralità di informazione da sola non basta. Occorre che il lettore abbia anche una solida base culturale. E la base culturale dell’italiano medio (e non solo) è *deprimente*.

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    24 ott 2010 - 17:08 - #17
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    http://www.giornalettismo.com/archives/90493/libero-dire-fregnacce-belpietro/#comments

    Qui i dati di vendita de Il Fatto:

    luglio 2010, 64.883 copie (abbonamenti esclusi), agosto 70.541, settembre 72.050.

    Gli abbonamenti sono circa 40 mila.

    Quindi attualmente Il fatto quotidiano ha più di 110 mila copie vendute al giorno. No male se pensiamo che i big come Repubblica e il Corriere hanno sul mezzo milione di lettori e sono in costante calo.