I giornali «sono morti che camminano»: la stampa nell'era di internet

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In settimana è uscito un interessante articolo d'opinione dal titolo molto forte: Alex Willhelm di The Next Web (USA) ha definito «morti che camminano» i quotidiani locali. Le cifre citate da Willhelm riguardano la recessione negli Stati Uniti, tuttavia la situazione italiana non è così diversa. Anzi, le ultime statistiche diffuse da Prima Comunicazione (e raccolte da ADS) riportano significativi cali di tiratura tra giugno del 2010 e lo stesso periodo del 2009 per quasi tutti i principali quotidiani nazionali. È presumibile che quelli locali non se la passino meglio. Gli Italiani non sono mai stati un popolo di grandi lettori: escludendo la Gazzetta dello Sport, la tiratura più elevata è del Corriere della Sera con circa 500.000 copie.

Se consideriamo che le ultime stime sulla popolazione italiana si aggirano attorno ai 60 milioni di persone, è una cifra decisamente bassa. Bisogna specificare, per onore di cronaca, che la responsabilità di internet è molto limitata, laddove non addirittura inesistente: non c'è proporzione tra la crescita del web e le perdite dell'informazione cartacea nel nostro Paese. Nonostante la costante inflazione, i prezzi dei quotidiani sono rimasti accessibili grazie ai finanziamenti statali previsti dalla legge per la libertà di stampa e alla pubblicità. Eppure le abitudini degli Italiani non sono cambiate. Solo la distribuzione della free press, un segmento che in Italia si è affermato da pochi anni, sembra fare eccezione. È un fattore culturale.

Non è neppure "colpa" degli e-reader (in Italia sono già in distribuzione Amazon Kindle, Apple iPad, Samsung Galaxy Tab, ecc.). La diffusione di questi dispositivi, ancora troppo costosi, è molto più limitata nel nostro Paese di quanto si possa pensare leggendo le notizie e gli aggiornamenti delle testate che si occupano di tecnologia. Quella che spesso è definita come l'«era dell'iPad» è un fenomeno circoscritto a un'alta borghesia che ha ricevuto un livello d'istruzione piuttosto elevato. Comunque, basta possedere un telefono cellulare per sostituire la funzione informativa/divulgativa del quotidiano. Se la pubblicità investe sulla free press è perché le occasioni di lettura differiscono da quelle dei quotidiani tradizionali.

Proviamo a riflettere sulla velocità di un mondo come il nostro: non basterebbe un'intera giornata per leggere tutta un'edizione di un quotidiano, qualunque esso sia. Personalmente, non conosco nessuno che sia in grado di completarne la lettura in giornata e dubito che possa esistere chi possa farlo. È discutibile che ciò abbia un senso, peraltro. Questa forma di informazione è in crisi, al pari della televisione generalista: il tempo libero è sempre più invaso dalla produttività e il consumatore preferisce concentrarsi su quegli argomenti che lo interessano maggiormente. Cambiano anche i tempi e la concentrazione dedicati alla lettura. Sempre più giornalisti passano dai quotidiani alle testate online o, scrivono su entrambi.

Col calo dei prezzi della connettività mobile, crescerà enormemente l'abitudine di leggere le intestazioni dei feed direttamente sul proprio cellulare e le piattaforme come Twitter avranno un'ulteriore espansione anche in Italia. Stiamo già vivendo questo trend, più di quello dei tablet. Il caso della free press merita un discorso a parte, perché si presta a forme di lettura come infotainment durante gli spostamenti sui mezzi pubblici (avete mai fatto caso ai punti di distribuzione di questi tabloid?). Occasione in cui è ancora facile trovare chi legga un libro o, un quotidiano... con la differenza che la free press è gratuita, poco impegnativa e perciò più accessibile. Poco importa che sia un'informazione «usa e getta» dalle agenzie.

Quale futuro per i quotidiani generalisti, quindi? Molti stanno investendo sul web, altri credono in un'informazione ultra-localizzata. Le opzioni sono diverse, multiformi e non includono necessariamente lo spostamento su internet. L'unica certezza che possiamo avere è che il giornalismo professionistico non morirà coi quotidiani o, la stampa cartacea in generale. Affiancato (e non sostituito) dal citizen journalism, il giornalista è e sarà sempre più un "tecnico" specializzato del proprio ambito di competenza. Dovrà conoscere e saper sfruttare le nuove tecnologie editoriali per adeguarsi alle diverse necessità del lettore. Ma il web non arriverà a uccidere il giornalismo, come la televisione non ha ucciso la letteratura.

Foto | Flickr

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