Google insidia il mercato: un indice per il calcolo dell'inflazione

Shopping ListGoogle non è soddisfatta del Consumer Price Index (CPI), l'indice statunitense per la raccolta dei dati sui prezzi e il calcolo dell'inflazione, perciò sta lavorando a una propria alternativa. È quanto ha affermato Hal Varian, responsabile di Mountain View per l'economia, alla National Association for Business Economy (NABE). Un'iniziativa che ha degli aspetti inquietanti: quali le conseguenze?

Da un lato, il Google Price Index offre una prospettiva interessante: l'uso del web per il controllo dell'aumento dei prezzi potrebbe avere risvolti positivi nei confronti dei consumatori. Subentra un problema etico, perché l'introduzione del GPI è stata associata al lancio di Google Shopping. Non proprio una soluzione filantropica. Tanto più che l'azienda non ha alcuna autorità per sostituire il CPI del governo.

Google dispone certamente di un database di informazioni più completo e organizzato di quello ministeriale. Resta il fatto che una società non possa essere considerata neutrale, quando si parla di concorrenza. Quella di contribuire al contenimento dell'inflazione è una pretesa eccessiva. Forse, Google dovrebbe cominciare a porre dei limiti alla propria pervasività: il mondo sopravviverebbe comunque.

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail
13 commenti Aggiorna
Ordina: