Google non è soddisfatta del Consumer Price Index (CPI), l’indice statunitense per la raccolta dei dati sui prezzi e il calcolo dell’inflazione, perciò sta lavorando a una propria alternativa. È quanto ha affermato Hal Varian, responsabile di Mountain View per l’economia, alla National Association for Business Economy (NABE). Un’iniziativa che ha degli aspetti inquietanti: quali le conseguenze?
Da un lato, il Google Price Index offre una prospettiva interessante: l’uso del web per il controllo dell’aumento dei prezzi potrebbe avere risvolti positivi nei confronti dei consumatori. Subentra un problema etico, perché l’introduzione del GPI è stata associata al lancio di Google Shopping. Non proprio una soluzione filantropica. Tanto più che l’azienda non ha alcuna autorità per sostituire il CPI del governo.
Google dispone certamente di un database di informazioni più completo e organizzato di quello ministeriale. Resta il fatto che una società non possa essere considerata neutrale, quando si parla di concorrenza. Quella di contribuire al contenimento dell’inflazione è una pretesa eccessiva. Forse, Google dovrebbe cominciare a porre dei limiti alla propria pervasività: il mondo sopravviverebbe comunque.
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eccheccacchio
14 ott 2010 - 15:22 - #1“Forse, Google dovrebbe cominciare a porre dei limiti alla propria pervasività: il mondo sopravviverebbe comunque.”
e perché mai dovrebbe fermarsi?
per umiltà? per spirito francescano?
perché diavolo?
tra l’altro in italia l’istat è semplicemente una farsa, per cui -almeno qui- sarebbe auspicabile che comparissero altri indici di inflazione con panieri più sensati.
chiunque hai i mezzi può farlo. e google ce li ha.
per cui: o aboliamo il liberalismo e la libera imprenditoria oppure evitiamo di scrivere post bacchettoni ispirati a chissà quale etica.
DevURandom
14 ott 2010 - 15:50 - #2quoto il primo commento.
“Forse, Google dovrebbe cominciare a porre dei limiti alla propria pervasività: il mondo sopravviverebbe comunque.”
Considerazione altamente opinabile. Che non vale nemmeno come chiacchera da bar. Dovrebbe fermarsi perche’ da’ fastidio a te? Ben vengano sistemi di riferimento alternativi e free soprattutto…
Sono bel altri i sistemi che dovrebbero porre dei limiti alla propria pervasivita’ (windows e facebook ad esempio).
fedalfmor
14 ott 2010 - 15:50 - #3Ehm… dov’è che avrei citato l’ISTAT, di grazia? Mi sembra un commento del tutto campato per aria. Ad ogni modo, esistono leggi che regolano la concorrenza: non sono certo un fanatico del liberismo, ma qui il problema è l’esatto opposto. Google “pretenderebbe” di sostituirsi agli organi istituzionali per regolare l’inflazione: è come se Apple chiedesse che la si ringraziasse per aver fatto scendere il prezzo degli smartphone. È del tutto lecito che proponga un elenco di prodotti e prezzi (recuperati dai partner) per i suoi scopi. È ridicolo che lo spacci per un indice obiettivo. Non può esserlo, perché è un ente privato e giustamente tutela il proprio interesse.
fedalfmor
14 ott 2010 - 15:53 - #4#2 Windows e Facebook tutelano il proprio interesse, esattamente come Google. Perciò, delle due l’una: o, la mia opinione è valida anche per loro oppure la tua è identica alla mia, ma considera altri “pericoli”. Qui si parla di rapporti tra istituzioni, indici di mercato e iniziativa privata… non di concorrenza tra aziende. Dov’è scritto che l’indice di Google è free e quello del Ministero statunitense è a pagamento? Forse mi sono spiegato male (è possibile), ma la sensazione è che non si sia letto l’articolo.
fedalfmor
14 ott 2010 - 15:54 - #5*a pagamento e/o non-libero (parlando del CPI, che con l’ISTAT non ha alcuna attinenza)
abdulazizmustafà
14 ott 2010 - 16:28 - #6attendo trepidante un commento da parte di gaetanomaranoghostnasadomainersticazzietc. non capisco comunque dove stia il problema: google pensa che il CPI sia fallace e prova a proporre un indice proprio. da dove si deduce che si voglia sostituire al governo? una persona sana di mente SA che un indice promosso da una multinazionale NON PUO’ essere considerato obiettivo
fedalfmor
14 ott 2010 - 16:44 - #7Beh, non è così “automatico” (mi astengo dal fare esempi sulla politica italiana, ma è un esempio lampante): Google ha dalla sua il potere del web che, com’è stato per il cinema e oggi per la televisione, può condizionare le opinioni (i voti, ecc.). Non è un aspetto di poco conto e la net neutrality è un argomento d’attualità. Per quanto mi riguarda, preferirei che si occupasse di ciò che sa fare meglio: energia elettrica, auto col pilota automatico e indici di mercato m’interessano meno. È indicativo che abbia presentato il suo indice a un ente privato d’auto-regolamentazione del mercato, non a una conferenza pubblica. Insomma, finché si tratta di qualcosa che non viola la legge… faccia un po’ ciò che vuole. Il mio dubbio è che stia travalicando i limiti della legittimità, prima delle norme. Peraltro, mi domando a chi interessi un’iniziativa del genere: tornando al discorso liberismo/concorrenza, il consumatore preferisce un prezzo più basso a un indice di prezzo più autorevole.
AtomicKittie
14 ott 2010 - 16:48 - #8Cos’è sto articolo? Ghost Nasa è riuscito ad arrivare a scrivere sul blog? :D
Scherzi a parte, a me (leggendo qui) non sembra che Google si voglia sostituire a nessuno: propone un indice alternativo che non ha alcuna valenza “ufficiale”. Uno se vuole ne tiene conto, altrimenti no…. pace.
Mi pare che l’ articolista abbia lavorato un po’ troppo di fantasia
:: DomainersGate :: the #1 domainers directory ::
14 ott 2010 - 17:05 - #9@#9 …no, è solo che si sta allargando ogni giorno di più il numero di persone consapevoli del pericolo rappresentato dal monopolio Google
werthag
14 ott 2010 - 20:35 - #10Come si fa ad insediare il mercato creando un indice? Un indice che magari nessuno deciderà di usare? -.-°
:: DomainersGate :: the #1 domainers directory ::
14 ott 2010 - 22:08 - #11.
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hanno già fatto il giochino dei 33 minatori appena salvati… http://www.root33.cl/los33/
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oneway
15 ott 2010 - 00:06 - #12A mio modo di vedere, il fatto che Google voglia crearsi un indice che rifletta più o meno realmente l’andamento dei prezzi di mercato, può voler dire solo una cosa: fare buona immagine di se da parte di coloro che non reputano l’indice d’inflazione ufficiale (CPI) uno strumento valido per lo scopo che si prefigge!
Dato che Google è quotata in Borsa, ciò potrebbe portare ad un incremento del suo valore!
Diciamo che Google con questa mossa cerca di entrare nel Mondo un pochino più “istituzionalizzato” e non essere rilegata al Mondo del Web, cerca solo di avere un peso politico maggiore.
Altrimenti non si spiega perché voglia investire tempo, uomini e denaro in una semplice rilevazione statistica il cui risultato potrebbe esser sbandierato solo dai fervi sostenitori di Google!
Alla fine però questo futuro indice, comunque, potrà dare (forse) maggiore evidenza all’inflazione “reale” e cioè quella percepita effettivamente dal consumatore…
thelostone
15 ott 2010 - 09:21 - #13La piovra, càzzo.
Non hanno più freni, è una cosa oltremodo inquietante.
Vi voglio riproporre questo (dati indiscutibilmente oggettivi) per rinfrescarvi la memoria. Lungi da me voler essere un fanatico talebano anti-Google però la stanno facendo un attimo fuori dal vaso, eh.
Secondo me voi che non vi ponete il problema la state prendendo troppo alla leggera.
Fatemi capire: quando si tratta di monopolio Microsoft tutti contro ad oltranza e quando si tratta di monopolio di Google tutti a difendere e ad applaudire col sorriso ritardato stampato in faccia?
C’è qualche anima pia che mi spiega la vostra contraddittoria posizione?