Amazon e Diapers.com: la guerra dei pannolini

diapers.com screenshot

Tutti voi conoscete Amazon: fondata addirittura nel 1994 - ma andò online nel 1995 - partì inizialmente solo come un bookstore online, per poi allargarsi ad altre categorie merceologiche, come dvd, cd, mp3, videogiochi, gadget tecnologici di vario genere, vestiario, cibo, giocattoli.

Che cosa manca dall'elenco qui sopra? Mancano i pannolini e i prodotti per le mamme e l'infanzia. Non è una falla, neanche una dimenticanza da parte di Jeff Bezos - che infatti è corso ai ripari: ma era troppo tardi... - bensì una nicchia rimasta scoperta.

Una nicchia rimasta scoperta che è stata coperta da diapers.com. Non lo conoscete? Believe it or not, sapete quanto prevedono di fatturare a fine anno? Trecento milioni di dollari. Dopo il salto, la storia di questa singolare ex start-up, che abbiamo letto su Business Week.

Non è niente male essere il ceo di un'azienda che movimenta ogni anni 500 milioni di pannolini. Per esempio, puoi guidare un macchinina da golf alla velocità che ti pare nel tuo nuovo magazzino di 1.250.000 sq.ft. (sono circa 116.128 m², ndt).

"Tienti forte" spiega Marc Lore, mentre schiaccia sull'acceleratore.

La macchinina da golf sguscia attraverso canyon alti tre metri con milioni di pannolini impilati uno sopra l'altro. A 25 miglia orarie, le montagne di pannolini sono sfocate, ma distinguiamo chiaramente piramidi di Huggies, torri di Pampers, grattacieli di Enfamil, Similac e Luvs Ultra Clean (gli ultimi sono brand noti soprattutto negli States, ndt).

"In questo posto ci stanno venti campi da football" precisa Lore, il ceo di Quidsi, che gestisce i siti Diapers.com e Soap.com, il primo dei quali spera di spedire cinquecentomilionesimo pannolino entro fine anno. A fianco di Lore, al posto del passeggero, c'è Vinit Bharara, co founder e coo. I due, entrambi 39enni, sono amici dai tempi della grammar school nel New Jersey (negli Usa la si frequenta tra i 10 e i 14 anni, ndt). A bordo c'è anche Scott Hilton, che in Quidsi ricopre la carica di vicepresidente operativo e che ha progettato il magazzino di Gouldsboro, in Pennsylvania. Lungo un terzo di miglio, ci si impiega un minuto a percorrerlo in lunghezza sulla macchinetta da campo da golf guidata da Lore, nel mentre, luci azionate da fotocellule in cime agli scaffali segnalano il nostro passaggio.

Lore può andare dove vuole nel magazzino. Può vagare nelle 53 corsie di prodotti tenuti in stock, sono circa 50mila in totale. Può passare vicino alla ribalta dove vengono caricati i camion, riempiti fino all'inverosimile e pronti a partire con destinazione una ventina di Stati (ma ci sono anche due altri magazzini, a Reno in Nevada e a Kansas City in Missouri).

Ma c'è un posto dove Lore non può andare. Non può andare dove lavorano i robot. Nel magazzino ce ne sono 260, che lavorano in uno spazio di 200 mila sq.ft. (circa 18.580 m²), delimitato da una vernice giallo acceso e riempito di scaffali e mensole ben ordinati. I robot sono piccoli, arancioni: macchinari che nella forma ricordano un parallelepipedo, sollevano e prelevano dagli scaffali gli item che poi consegnano agli umani, che si trovano al punto di raccolta più vicino.

Si muovono come in un balletto, un po' come le scope in Fantasia, a volte si fermano indecisi sulla direzione da prendere, tentennano qualche secondo, e poi ripartono. Attendono pazientemente che i loro colleghi robot si spostino lungo le postazioni prima di depositare il loro carico. Ognuno di questi robot pesa circa 800 libbre (360 kg circa, ndt), ma può sollevarne fino a 3000 (ovvero 1360 kg, ndt).

"Hanno dei sensori e dovrebbero fermarsi se ti vedono" spiega Hilton "Ma è meglio stare lontano dai loro paraggi. Sono molto silenziosi e non ti accorgi di quando arrivano". Così Lore evita il territorio dei robot, spostandosi lungo un altro "canyon" e fermandosi accanto a una porta in un angolo poco illuminato. Dietro si intravede un altro spazio decisamente ampio - 400mila sq.ft., ovvero 37.161 m² - "Pensiamo di allargarci" dice Lore, lasciando che siano le dimensioni a parlare. Ed è facile leggere tra le righe: sopravvivere, per Quidsi, vuol dire confrontarsi ogni giorno con un nemico enorme, Amazon ingrandirsi sempre di più.

Lore e Bharara hanno fatturato qualcosa come 180 milioni di dollari nel 2009, e stimano di arrivare a 300 milioni nel 2010.

Se la loro storia vi ha incuriosito, trovate anche una video intervista su Bloomberg, ve la consiglio soprattutto perché si vedono all'opera i robottoni di cui scrivevo poco fa. Un magazzino molto moderno, ipertecnologico. Anche su Forbes trovate un pezzo interessante.

Via | Business Week

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