Waddell & Reed: l'algoritmo che fece crollare il Dow Jones

crollo dow jones 6 maggio 20120

Se seguite i mercati finanziari è probabile che ricordiate quanto accaduto il 6 maggio scorso. A Wall Street l'indice Dow Jones perse 700 punti in pochi minuti, un'enormità, un crollo imprevedibile che gettò nel panico gli operatori finanziari di tutto il mondo. Mario Platero per il Sole24Ore ne scrisse dettagliatamente:

Un errore tecnico? E' stato la prima risposta impulsiva quando, ieri pomeriggio, nel giro di pochi minuti poco prima delle 3, l'indice Dow Jones ha perso per poi recuperare quasi 700 punti scatenando sui mercati un'ondata di panico d'altri tempi. Rispetto all'apertura della mattinata, restavano improvvisamente sul campo mille punti.

Qualcuno, nella mancanza di notizie di quelle ore pensò a un "contagio" della crisi greca negli States, o a un'ondata di terrore sui mercati dovuta al al rialzo dei prezzi dell'oro e dei tassi d'interesse. Ma la verità è che in quelle ore nessuno ci aveva capito niente... era colpa di un algoritmo. Vediamo come dopo il salto.

Prosegue Platero sul quotidiano di Confindustria:

Un crollo al di sotto di quota 10.000, con l'apparizione del temutissimo 9 davanti all'indice Dow Jones (...) Poi con altrettante rapidità la ripresa. Un recupero di quasi 500 punti in altri dieci minuti di fuoco. Alla fine il Dow Jones ha chiuso a quota 10.520,32, una caduta del 3,27%, 347 punti, in linea con la giornata, che registrava perdite di circa il 2% e con gli andamenti in Europa

Nelle ore successive si iniziò a fare chiarezza su quel terremoto che aveva sconquassato Wall Street: si parlava di un "refuso", un errorino di un trader che in un ordine aveva scritto "billion" anziché "million", lo scrisse il Corriere, sempre all'epoca, riportando le prime indiscrezioni trapelate sul network Cnbc

Lo spiega la Cnbc, secondo cui l'operatore distratto avrebbe digitato una «b» di billion al posto di una «m» di million mandando in tilt il sistema ma, soprattutto, facendo scattare il panico sui mercati di tutto il mondo. Secondo alcune fonti, CitiGroup avrebbe aperto un'inchiesta interna sull'accaduto, cosa che fa pensare che sia un operatore di quel gruppo a causare il costosissimo errore. Il Nasdaq ha avviato una sua inchiesta interna per stabilire eventuali errori negli scambi fra le ore 14.40 e le 15.00 di new York

Ma né Nasdaq né CitiGroup avevano colpe. Leggo infatti su Fast Company che finalmente è uscita la verità sul quella giornata nera per i mercati e il nome che dovete tenere in mente è Waddell & Reed Financial Inc. Non lo conoscete? E' normale. Non sono particolarmente celebri, non sono trader particolarmente attivi, anzi, a quanto leggo sono piuttosto cauti negli investimenti, un trader "buy and hold", che compra e tiene. Lontano dalla speculazione in senso classico.

Il crollo del Dow Jones però partì proprio da loro. FC cita un rapporto uscito sul Wall Street Journal - avete tempo? Leggetevelo in pdf è tutto nelle prime otto pagine - in cui si spiega che fu un errore in un algoritmo a innescare la reazione a catena - e non il refuso "billion/million" che si credeva inizialmente. Tenete d'occhio gli orari, che sono impressionanti:

"At 2:32 p.m., against this backdrop of unusually high volatility and thinning liquidity, a large fundamental trader (a mutual fund complex) initiated a sell program to sell a total of 75,000 E-Mini contracts (valued at approximately $4.1 billion) as a hedge to an existing equity position."

ho scelto di tenere la lingua originale perché il gergo della finanza è piuttosto complicato da rendere in italiano, ma avrete intuito. Alle 14.32 la Waddell & Reed decide di vendere un totale di 75mila futures - valutati intorno a 4,1 miliardi di dollari - ma il problema, fu in un algoritmo scelto per portare a termine l'operazione

l'algoritmo utilizzato dal trader ignorò fattori come il prezzo e il tempo (mica per colpa sua... ndt) il risultato fu che la vendita avvenne in maniera "estremamente rapida" secondo il report in appena venti minuti. Lo stress già presente sui mercati dovuto alla crisi del credito in Europa rese questa vendita particolarmente pericolosa

Forse il problema però va cercato più a monte: ovvero negli organi di controllo che permettono a un singolo trader di far sprofondare i mercati nel panico più totale senza in pratica colpo ferire: un problema al quale non esistono ancora meccanismi di controllo veramente efficaci.

Se volete una rappresentazione grafica molto efficace di quanto accaduto il 6 maggio, di quel "flash crash" che potrebbe ripetersi, vi consiglio questo grafico interattivo sempre del WSJ.

Chiosa finale di un trader in un forum specializzato che lascia poche speranze al futuro:

Tre mesi dopo, molti trader esperti sono arrivati a conclusione inquietante: un "flash crash" come quello del 6 maggio potrebbe accadere di nuovo, visto che i mercati attuali e la finanza moderna sono molto più fragili di quanto si creda. Molti investitori, ancora scottati dall'accaduto, hanno preferito fare un passo indietro.

"Tutto il sistema ha fallito" ha spiegato John Bogle, fondatore della Vanguard Group "in un'era dove siamo dominati dalla tecnologia, le cose possono accadere molto rapidamente. E la tecnologia può accelerare le cose al punto che ne perdiamo il controllo"

Foto | Flickr

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