Catene di Sant'Antonio dalla carta al web

catena santanantonio

Le avete ricevute tutti, qualcuno di voi le ha anche rispedite, altri ancora hanno giustamente cestinate ponendosi domande sulla sanità mentale di chi le aveva inviate. Sto parlando delle catene di Sant'Antonio, quelle email che vi arrivano spesso con tutti gli altri destinatari belli chiari in cc, giusto a sottolineare l'arguzia di chi le invia.

Eppure... eppure anche le catene di Sant'Antonio hanno una loro storia, piuttosto curiosa a dire il vero, e che va esplorata. Paolo Attivissimo se ne è occupato in passato - da applausi la sua indagine sulla mail bufala sul composto chimico contenuto nello shampoo e l'urban legend sulla sua cancerosità - noi qui vi proponiamo quanto scrive Slate.

Che parte da molto, molto lontano. Parte dalle origini: che non sono quelle del patrono di Padova, quelle sono valide sono per le prime catene postali italiane. Si parte da Chicago, nell'Illinois. E bisogna tornare due secoli indietro, al 1888 per avere uno dei primi esempi di catena, chiaramente, sempre per via postale...

Ancora una piccola precisazione prima di partire: definiamo i quattro tipi di catene di Sant'Antonio che possiamo incontrare - ma le varianti sono molte di più - c'è una pagina piuttosto ben fatta su Wikipedia. Direi che questo elenco è condivisibile:

* la classica "lettera portafortuna", spesso corredata da un breve testo educativo e moraleggiante
* la richiesta di aiuto per bambini malati, cuccioli da salvare, notizie sconvolgenti da diffondere
* la promessa di un facile e rapido arricchimento.
* la minaccia di sfortuna o di morte

Slate spiega che uno dei primi esempi del genere risale al 1888: era fundraising, raccolta fondi. Le missive partivano da un istituto religioso metodista di missionarie, e chiedevano a chiunque le ricevesse di inviare all'istituto un dime, e fu una pioggia di "seated liberty", così era soprannominato il decino dei tempi. Ah: e anche di inviare ad altre tre persone la lettera. Nascevano le catene di Sant'Antonio.

Dal finire del 1800 quindi, è un crescendo: si tratta quasi sempre di richieste di denaro, e il fenomeno non è ancora dilagato.

Nel corso degli anni '90 del 1800, fu un proliferare di catene a scopo raccolta fondi. Le utilizzò persino un giornale, Il New York World, che nel luglio 1898 inserì prestampata una lettera di fundraising per il memorial da dedicare ai soldati della guerra ispano-americana. Ovviamente, testo generatore di sensi di colpa nell'ingenuo lettore:

"Non spezzate la catena che vuole onorare la memoria dei soldati caduti che hanno sacrificato le loro vite"

Breve chiosa: sapete chi era il proprietario del New York World? Joseph Pulitzer, proprio quello del premio omonimo. Il commento dei rivali del New York Sun fu conciso "Pulitzer è pazzo". Non lo era affatto: perché aveva intuito perfettamente i meccanismi della comunicazione che garantiscono a questo genere di meme una vita pressoché eterna.

I primi esempi di marketing piramidale invece arrivano dall'Inghilterra, da Londra con la "Self Help Mutual Advance Society": geniale e in anticipo sui tempi, se ci pensate. Infida come lo è il marketing piramidale. Ai destinatari arrivava una lettera in cui si chiedeva loro di inviare un dime, il decino di cui dicevamo prima, a una lista di indirizzi allegata alla lettera, e di aggiungere il proprio indirizzo alla lista. Avrete già capito.

Negli illusi, si innescava l'idea "Ehi, ma se lo facciamo e lo fanno tutti diventerò ricchissimo!". Seee, certo, proprio così. Il Chicago Tribune del 1896 intervistava infatti un "catenista", e titolava tra il serio e il faceto: " ECCO COME DIVENTERA' TRILIARDARIO".

Leggete se volete il resto su Slate. Nel caso invece vi stiate chiedendo il perché dell'immagine qui sopra, è presto detto: l'ho presa da questa pagina di pnas.org, dove viene rappresentato graficamente il processo di diffusione delle catene di Sant'Antonio sul web.

Molto d'effetto gli schemi ad albero, semplice ed efficace invece lo schema della figura 1. Se invece preferite farvi una cultura sulla storia delle catena di Sant'Antonio, scritta da uno che dice di possederne oltre 600 e di essere alla ricerca di un acquirente, bé, trovate di tutto su silcom.com.

Via | Slate

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