Supertaskers: gli X-Men sono tra noi?

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Non inviare sms mentre si guida: una regola dettata dal buon senso. La distrazione al volante può essere fatale, su questo non ci piove. Eppure, immaginiamo per un momento che ci sia un ristrettissimo gruppo di persone capaci di leggere le notizie dal proprio cellulare mentre guidano l'auto, senza alcun tipo di problema. Persone in grado di ragionare e muoversi in "multitaksing", ovvero di portare avanti più ragionamenti in contemporanea. Definiti come "supertaskers" tecnologici, si tratta di persone con abilità fuori dalla norma: potrebbero essere loro gli X-men della nostra epoca?

Si occupa della questione Gadgetlab di Wired, prendendola un po' alla lontana. E' sotto gli occhi di tutti lo sviluppo della tecnologia dell'informazione. Gli smartphone dotati di connessione internet sono passati dalla fantascienza ai banconi degli ipermercati. La possibilità di leggere e rispondere alle email piuttosto che presenziare sui vari social network, può creare un genere di dipendenza difficile da contrastare. Non si tratta di una novità assoluta, sia chiaro. Gli allarmi di dipendenza dal pc, dalle console per giocare, dal telefonino o genericamente dalle attività online sono stati più volte diramati negli ultimi anni.

Rispetto al passato, la differenza la fa il dispositivo mobile. Eravamo abituati a pensare il soggetto malato da dipendenza come una persona rinchiusa nella propria casa, probabilmente asociale o che comunque aveva perso la voglia di confrontarsi con la realtà esterna. Con gli smartphone si può arrivare al paradosso che tali comportamenti non sono più confinati dentro le mura domestiche, ma vengono portati all'esterno. Ecco allora persone che aggiornano il proprio "status" su Facebook, indipendentemente dal contesto in cui si trovano. Una attenta disamina di situazioni limite è stata pubblicata da Matt Richtel sul New York Times.

Secondo una piccola ricerca effettuata dalla Standford University, le persone che tentano di ragionare e muoversi in "multiprocessualità" in maniera massiccia, hanno problemi a concentrarsi su di un singolo processo e non sono in grado di passare facilmente da un processo all'altro. Sembrerebbe che tentando di aumentare il numero di informazioni, il cervello non sia in grado di gestirle. Dopo aver suscitato qualche critica, questo studio ha dato il via ad un'altra ricerca.

Un campione di 200 studenti è stato messo alla prova con una simulazione di guida e contemporanea attività di memorizzazione o si soluzione di problemi matematici. Ebbene il 2,5% ovvero tre uomini e due donne, è riuscito a superare il test, dimostrando che ci sono persone che sono in grado di completare attività in "multitasking".

Secondo il neuropsicologo Vaughan Bell dell'Universidad de Antioquia in Colombia e del King's College di Londra, "l'idea che le nuove tecnologie ci stiano sovraccaricando, è vecchia come la tecnologia stessa" ed in secondo luogo che "l'idea che la tecnologia sta possa danneggiare il cervello non è supportata dall'evidenza". D'altra parte la multiprocessualità fa già parte dell'esperienza umana: è possibile evitare un ostacolo improvviso mentre si corre oppure prendere appunti mentre si ascolta un discorso. Ma non solo: chi ha figli in casa sa quante possano essere le possibili distrazioni contro le quali "combattere" per tenere sott'occhio magari più bimbi contemporaneamente.

La capacità di "multitasking" può variare da individuo ad individuo così come può variare secondo il tipo di situazione. Non è detto che una brava mamma possa essere altrettanto mutiprocessuale con gli smartphone ed internet. Ma cosa succede quando questo accade? I "supertasker" hanno un vantaggio rispetto agli altri nel mondo di internet. Possono gestire una quantità di informazioni e di stimoli maggiore, senza perdere la concentrazione. Un'abilità innata, forse impossibile da imparare con il tempo. Una "dote" che se usata nel modo giusto, può fornire a loro la classica marcia in più.

Il titolo di questo post è volutamente provocatorio: se il vantaggio dei "supertasker" fosse marcato, allora potremmo arrivare alla conclusione che alcune persone hanno più dimestichezza con la tecnologia per un fattore "innato". Uno scenario da fumetto fantascientifico, lo ammetto, ma che forse contiene un pizzico di verità.

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