Le cose che ha detto Bernabè alla Blogfest

bernabè

Se siete dei blogger sicuramente già lo saprete: da Venerdì a Domenica c'è stata, a Riva del Garda, la blogfest, l'annuale festa dei blog organizzata da Macchianera. Se ne era parlato in giro, sui blog, se ne era parlato molto, come molto solitamente si parla di questi raduni di blogger; in particolare sul Post c'era un bell'articolo di Simone Tolomelli sul perché andarci, sul perché non perdersela:

vado alla blogfest perché mi sento un sacco figo, lì. perché la gente mi incontra e mi saluta e a casa mia no. perché la gente che mi incontra e mi saluta e mi abbraccia alle volte, lo fa perché in un piccolo modo suo mi sta ripagando di quello che faccio gratis: scrivere per loro. e loro alle volte mi stimano e alle volte no. ma io mi sento un sacco figo lo stesso. e secondo me ho quel grado di felicità addosso di quando sei in un posto e gli altri ci sono anche perché ti vogliono vedere. e vale anche per me, che voglio vedere loro.

E' stato insomma un bel raduno, in cui incontrare di persona chi sta dietro ai blog che ogni giorno si leggono. Un bel raduno formato non solo da blogger, ma arricchito anche da conferenze dedicate al mondo della rete.

Una, in particolare, in cui è intervenuto Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, lo sponsor ufficiale e maggiore della blogfest. Bernabè ha riconosciuto alla blogosfera il compito e il ruolo di diffondere le nuove tecnologie, un compito quanto mai importante nel nostro paese, visto che, come è stato detto da Zambardino ad un altro incontro, successivo a quello di Bernabè, dedicato al futuro dei media, “In Italia abbiamo fallito a creare una cultura di Internet aperta". Si è poi parlato soprattutto dell'azienda che Bernabè dirige, di quali sono i suoi piani, la sua visione del futuro (“Credo che un’azienda che faccia solo del business non sia destinata ad avere successo”, ha dichiarato poco prima che l’incontro terminasse), le sue idee e il suo stato.

Si è parlato, per esempio, dell'idea di Bernabè molto Apple-like di un'azienda il cui impegno non debba esser incentrato solo sull’erogazione di servizi, ma anche sulla gestione degli stessi, dunque sulla creazione di software o hardware. Quella che Bernabè va cercando, dunque, è un’integrazione fra software, hardware e servizi, che egli ritiene fondamentale (parole sue). Di conseguenza va interpretata in questa direzione l’idea di Telecom Italia di entrare nel mercato degli ebook, creando non solo una piattaforma di vendita ma anche un tablet, realizzato assieme ad Olivetti, sul quale leggerli.

Tuttavia il discorso più interessante che è stato affrontato è stato quello della banda larga. Bernabè sostiene che già c’è in Italia e che parlare di banda larga per questa ragione è di per sé sbagliato. Bisognerebbe invece parlare di banda ultralarga, dato che la precedente è diffusa sul 96% della popolazione italiana (dati suoi). Le critiche in merito a questa dichiarazione ci sono state, Gilioli in primis sull’Espresso, il quale si chiede come mai, se la diffusione è così ottima e sulla carta tutto sembra essere perfetto, poi nella realtà ci siano quasi sempre enormi problemi. Comunque Bernabè è fiducioso e conta di portare entro termine 2010 la banda larga (scusate, ultralarga) in ben sei città italiane: Roma, Milano, Catania, Bari, Venezia e Torino.

Di cos’altro ha parlato Bernabè? Non di molto, a dire il vero. Ha tentato in qualche modo di rispondere alle domande che gli venivano poste, una molto interessante, di Wolly, in cui la questione era come mai la velocità in upload fosse così limitata rispetto a quella in download e se fosse previsto prima o poi un ampliamento di tale limite. Il problema principale è che con lo spostamento di molte applicazioni in rete, e la nascita della “cloud”, in cui i file invece che vivere nel nostro hard disk vivono in un data center di Google o altre aziende (il tanto amato Dropbox, per esempio), tale limite si fa sempre più pesante e problematico. La risposta di Bernabè è stata piuttosto criptica, non molto chiara, non molto convincente. Ma una cosa si è capita: se volessero il limite lo potrebbero togliere, non ci sono problemi tecnici nel farlo.

Foto | Contz

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