WSJ con Foursquare NY sperimenta messaggi geolocalizzati

foursquareProprio la scorsa settimana ci stavamo chiedendo quale possa essere il futuro delle nuove tecnologie. Consiglieri o Stalker? Era questa la domanda alla quale cercavamo di dare una risposta.

A dimostrazione che il futuro è più vicino di quanto ci aspettiamo, dagli Stati Uniti ci arriva una notizia che è passata in secondo piano sui media. La racconta CNet, in un articolo piuttosto interessante. Ebbene, qualche giorno fa gli utenti di Foursquare geolocalizzati nell'area di New York, hanno ricevuto un avviso da parte del Wall Street Journal. L'informazione li metteva in guarda dal guasto della linea Metro-North sospesa a causa di un incidente.

Detta così sembra cosa da poco. Vediamo invece in dettaglio cosa è successo. Foursquare è un social network che si basa sulla volontà degli utenti di pubblicare la propria posizione. In Italia la cosa ha attualmente un aspetto puramente ludico; in altri Paesi, come Stati Uniti e Germania, chi frequenta spesso un esercizio commerciale e può dimostrarlo tramite Foursquare, ha diritto a promozioni o sconti particolari. Questo significa che Foursquare "sa" dove siete, sempre ammesso che voi lo desideriate.

Ebbene, il Wall Street Journal ha voluto inviare un messaggio agli utenti di New York. Chi segue il WSJ ad esempio da Philadelphia o Miami non l'ha ricevuto. Si tratta di uno dei primi veri tentativi di comunicazione mirata ad un gruppo di utenti, in base alla loro presenza su un determinato territorio. Qualcosa sul quale aveva scommesso Dennis Crowley, fondatore di Foursquare, nel momento in cui aveva abbandonato Google. Un'azione di protesta che aveva fatto piuttosto clamore nel 2007. Crowley aveva fondato Dodgeball, che possiamo considerare il proto-Foursquare, acquisita poi da Google senza però investirci seriamente. Crowley se ne andò sbattendo la porta, e affermando in sostanza che sarebbe andato avanti da solo.

Pare che alla fine ci abbia visto giusto. Negli ultimi tre anni la proliferazione di smartphone, ma soprattutto la disponibilità di connessioni internet mobili a prezzi sostenibili, ha sicuramente dato una mano a Foursquare facendolo passare da servizio di nicchia a fenomeno di massa. A quanto sembra, il suo sviluppo sul piano tecnologico non sembra arrestarsi, tanto da suscitare qualche interesse da parte di Facebook: CNet definisce la geolocalizzazione di Foursquare come "things about you that Facebook wants to own" che potremmo tradurre come "le cose su di te che Facebook vorrebbe possedere"...

Proprio lunedì è stata rilasciata Foursquare 2.0. Il tentativo è quello di abbinare il mondo dei media a quello del marketing. Oltre a più enfasi nei consigli, che ora vengono inviati anche in modalità "push", esistono vere e proprie guide lanciate da marchi noti, oltre al già citato WSJ. Non poteva mancare l'ennesimo pulsante da inserire nelle pagine web "Add to my Foursquare". Quindi, almeno per la realtà Usa, un social network che si spinge verso la direzione di una sorta di guida cittadina per qualsiasi tipo di attività.

Dicevamo di Facebook. Il prossimo mese verrà lanciato Facebook Places, il primo vero temibile concorrente di Foursquare. Qualcuno può obiettare che la concorrenza è già partita con Gowalla, ma si tratta di ben poca cosa rispetto a Facebook. Per ora Facebook Places si limiterà a registrare la località per permettere di comunicarla agli amici. Niente informazioni pubblicitarie o similari, per ora negli uffici di Facebook preferiscono tenere un profilo basso. Talmente basso da generare qualche sospetto. Facebook ci ha abituato a cambiare in corsa, e nulla ci vieta di pensare che lo farà anche questa volta.

In ogni caso, ed è questo su cui va la nostra attenzione, la geolocalizzazione entra prepotentemente a far parte della nostra vita. Se viene usata in maniera intelligente può essere utile, e questo è un fatto inopinabile. Che sia indispensabile, è un altro paio di maniche. Anche se dobbiamo ammetterlo, la possibilità di ricevere avvisi su quando avviene intorno a noi è una cosa decisamente positiva. Immaginiamo che lo stesso messaggio del WSJ a New York avrebbe potuto aiutare quanti hanno avuto problemi proprio gli scorsi giorni sulla Linea 3 di Milano.

Si ripete quando detto e scritto vent'anni fa a proposito del lancio dei primi telefonini TACS. Non erano indispensabili, chi li usava era visto il più delle volte come un esibizionista, per molti erano del tutto inutili visto che le cabine telefoniche erano presenti dappertutto, al contrario del segnale radio. A distanza di tempo possiamo dire che oggi non fa scandalo vedere persone con due o tre telefoni cellullari. E' vero, con la geolocalizzazione perdiamo un po' della nostra privacy. C'è chi non vorrà rinunciarvi per nessuna ragione, e chi sarà disposto a barattarla, ed ognuno avrà le proprie buone ragioni. Non resta che attendere lo sviluppo di nuove applicazioni per capire quanto e come potrà effettivamente avere una propria valida "ragione di vita".

  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: