Approvato il Rapporto Gallo: di cosa si tratta e le ragioni di Glyn Moody

Juri Gallo Report Adopted En

Quest'oggi 22 Settembre 2010 il Parlamento europeo, durante la seduta di Strasburgo, ha approvato il Rapporto Gallo: 328 voti favorevoli e 245 contrari, ma secondo numerose associazioni in difesa delle libertà su Internet, le petizioni a sostegno della firma arrivate ai parlamentari sono false. Facciamo un passo indietro e vediamo cos'è il Rapporto Gallo.

Il "Gallo Report" è un documento redatto su iniziativa, quindi un testo non legislativo che non ha applicabilità di legge, creato dalla deputata europea PPE francese Marielle Gallo, vicina al presidente Sarkozy per quanto riguarda le vedute politiche, «sull' applicazione dei diritti della proprietà intellettuale (DPI) nel mercato interno ». Il documento è stato adottato in commissione JURI (commissione degli affari giuridici) ed è stato estremamente criticato in quanto considerato un "Internet killer". La deputata Gallo viene infatti ritenuta vicina all'industria dell'intrattenimento, tanto da creare un documento volutamente repressivo nei confronti delle presunte violazioni di copyright sul materiale online.

Si ritiene che il Rapporto Gallo citi in modo impreciso delle “infrazioni online della proprietà intellettuale” (comprese quelle non commerciali), mischiandole e confondendole con la contraffazione di beni fisici, normalmente ritenuti minaccia all'incolumità del consumatore. Questo rapporto sarebbe fortemente repressivo in quanto vede la condivisione di file su Internet come un danno anche in caso non vi sia scopo di lucro, tanto da arrivare a proporre una nuova direttiva di repressione penale (IPRED2), combattendo il file sharing con mezzi definiti "non legislativi" o "accordi volontari".

Questi mezzi di repressione consterebbero sostanzialmente di “sanzioni contrattuali a carico delle persone che condividono file non-commerciali e possono essere decise tra i proprietari dei diritti e gli operatori: restrizioni di accesso, filtraggio mirato, riduzione della banda passante, eccetera", lasciando aperta la possibilità che le industrie dell'intrattenimento si rivalgano in modo esemplare sugli utenti, senza alcuna distinzione tra coloro che operano a scopo di lucro o senza scopo di lucro.

Tornando a oggi, alcune fonti francesi dichiarano che i deputati europei di Strasburgo hanno ricevuto due petizioni a favore del Rapporto Gallo (una ad opera dell'associazione produttori di Cinema e Televisione Eurocinema e l'altra della Federazione Internazionale dell'industria Fonografica Ifpi). Le prime denunce di presunta irregolarità nelle petizioni arrivano però dal Partito Pirata e da La Quadrature du Net: pare che addirittura un terzo delle firme presentate nella prima petizione appartengano a registi ungheresi, alcuni non noti al pubblico e alcuni invece morti nel 2007 come László Kovács o Krzysztof Krauz, attualmente ricoverato in Sud Africa. Alcuni dei nomi presenti nella petizione, tra i quali Ibolya Feteke e Janisch Attila, denunciano di non avervi mai aderito; attualmente sono in corso controlli sulle 300 firme consegnate dall'Ifpi.

Mentre Marielle Gallo si compiace della decisione presa dal Parlamento Europeo, che condanna la pirateria online senza distinzioni e fornisce giustizia alle industrie creative danneggiate, Jérémie Zimmermann di Quadrature du Net sottolinea come il rapporto in realtà mostri

la volontà delle industrie dell'intrattenimento di imporre una giustizia privata sul copyright. Si tratta di un mezzo repressivo che si basa sulle restrizioni dell'accesso a Internet, delle quali la legge Hadopi constituisce un esempio: si tratta di una negazione pura e semplice dei diritti fondamentali, come quello a un processo equo, alla libertà di comunicazione o al rispetto della vita privata.

Ciò che è stato votato oggi, vi ricordo, non ha potere legislativo, non è legge, ma ha comunque valore consultivo simbolico e potrebbe essere usato dalla Commissione europea come base legislativa per futuri interventi sul file sharing, imponendo sanzioni piuttosto gravi. Tra i pareri interessanti contro il decreto vi cito Glyn Moody di Computer World UK, che spiegava giusto ieri in un lungo articolo come fosse necessario bloccare il Rapporto Gallo. Citando le sue stesse parole, tradotte:

Uno degli aspetti più deprimenti del combattere coloro che vogliono il monopolio intellettuale è che costoro hanno moltissimi soldi. Ciò significa che costoro possono finanziare le proprie lobby in giro per il mondo su molti livelli. Così, per esempio, esiste l'Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) (accordo anti-contraffazione a livello globale), che è stato negoziato a porte chiuse dai rappresentanti delle nazioni ricche e potenti.

Mentre si "insinua" che i parlamentari fossero sottoposti a fortissime pressioni da parte dei lobbisti dell'industria del cinema/musica/ecc, le speranze di poter bloccare il Rapporto Gallo sono scemate. Non resta che attendere di vedere, in pratica, le prime conseguenze.

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