Trova il ladro e lo fa condannare, grazie ai social network

Johnny. 23 anni. Caucasico. Californiano. Nickname: Johnny Boi. Nonostante la sua imprudenza, se non si fosse imbattuto nella giornalista statunitense Amanda Enayati, probabilmente non sarebbe finito dietro le sbarre. Ma partiamo dall’inizio di questa storia raccontata da Salon. C’è un cielo sereno a San Francisco. Johnny vede sul sedile dell’automobile di Amanda una borsa. Sul cruscotto un GPS. Prova ad aprire la portiera. Wow, incredibile, pensa Johnny. E’ aperta. Chi può essere così imbecille? Arraffa tutto e alza i tacchi.

Amanda Enayati ha dimostrato di essere distratta, ma non è affatto stupida ed è una donna incredibilmente determinata. Quando la mattina seguente si accorge del furto, per prima cosa blocca le sue carte di credito. Poi compra un nuovo BlackBerry. Quindi verifica su Craiglist se qualcuno ha messo in vendita il modello di GPS che gli è stato rubato. Filtra i risultati visualizzando solamente i venditori che si trovano nel raggio di 40 chilometri. C’è in vendita da poche ore un GPS proprio uguale al suo. Può trattarsi di una coincidenza, ma Amanda ci prova.

Scrive una mail al venditore fingendosi un’acquirente interessata. Johhny è felice. Risponde dopo pochi minuti. La descrizione del GPS coincide perfettamente con quello rubato: il modello, gli accessori, la mancanza di scatola e di manuale. Johnny è disponibile a fissare un appuntamento con la donna nel piazzale di un centro commerciale che si trova a poca distanza dalla casa di Amanda. A questo punto la giornalista potrebbe chiamare la polizia, ma cos’ha in mano? Un semplice sospetto e molti rischi da correre.


Poi comincia a emergere parte della refurtiva. Una vicina di casa di Amanda trova nel suo giardino delle carte che erano contenute nel suo portafoglio. Amanda e con i figli va a recuperare le carte e nel circondario trovano altri oggetti, compresa la borsa, gettata in mezzo a degli arbusti. Johnny ha inspiegabilmente lasciato il BlackBerry all’interno. Forse il Server Express della RIM è troppo sicuro per lui.

Amanda potrebbe chiudere l’incidente, ma intende andare fino in fondo: "Inchiodare il Passero Rosso", come direbbe Nicky Belane. Attraverso l’indirizzo mail utilizzato da Johnny su Craiglist, Amanda riesce a risalire a dei profili sociali aperti dal ladro: uno su MySpace e uno su un sito di incontri. Non solo. Scova anche il profilo Facebook della ragazza di Johnny. Trova delle fotografie. Amanda chiama i gestori delle sue carte di credito e scopre che Johnny ha provato a utilizzare una delle carte in un McDonald’s. Le telecamere interne del fast food hanno inquadrato Johnny. Corrisponde alle fotografie dei profili sociali. Il ladro viene inchiodato e si becca due anni di galera non riuscendo a trovare neppure un buon avvocato.

Questa storia fa riflettere. La traccia elettronica che ognuno di noi lascia dietro di sé è sempre più importante. Riguarda dati privati e sensibili. Ogni volta che apriamo un profilo sociale, chattiamo o spediamo un messaggio email, stiamo inviando in Rete pezzi delle nostre vite che non potranno mai più essere completamente nostri. Nel caso di Amanda queste informazioni sono state utili per assicurare un ladro alla giustizia, ma le storie dove c'è una netta separazione tra buoni e cattivi sono molto rare.

Prima di postare pubblicamente qualcosa in Rete, pensiamoci molto bene. Saltare a piè pari i settaggi della privacy dei servizi Web non è una buona idea. Un giorno qualcuno potrebbe mettersi a cercare voi. E non è detto che abbiate intenzione di fargli conoscere troppi particolari.

Foto | Flickr

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