The Social Network: il film e la vera storia di Facebook e Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg facebook

Iniziare parlando del successo di Facebook e della sua continua ascesa sarebbe banale e quasi accessorio. Lo abbiamo davanti agli occhi, tutti quanti, sia chi si è iscritto e chi invece lo rifiuta come una piaga della nostra era moderna. Ma non conoscerlo è impossibile: molti negozi e locali hanno gruppi di clienti fedeli, le celebrità lo usano per parlare con i propri fan e spesso viene nominato come una delle tante nuove parole entrate nel vocabolario comune.

Uscirà presto anche un film, 'The social network' che narra la vita del creatore di Facebook, Mark Zuckerberg, fino alla sua celebre scoperta che gli ha cambiato (e migliorato) la vita. Ma è lui stesso a mettere le mani avanti e a scuotere la testa di fronte alla trasposizione cinematografica di quello che è accaduto. Nella pellicola, schiava delle solite regole retoriche dell'industria cinematografica, l'idea sarebbe nata per l'amarezza di Mark nel non fare parte dei privilegi e della ricchezza dell'Università.

I suo sarebbe stato un modo per fare colpo verso le appariscenti compagne di corso e gli appartenenti ai club e circoli da cui lui era escluso. Ma tutto questo non corrisponde alla realtà e lo possono testimoniare i compagni di Zuckerberg che lo descrivono come un ragazzo astuto, intelligente ed intuitivo. Un giovane normale insomma, niente di così macchiettistico. Mark era già arrivato con una dose di notorietà e rispetto: si sapeva che era stato già autore di un lettore musicale adattabile che aveva incuriosito e spinto i grossi nomi della Microsoft a proporgli milioni di dollari e un lavoro. Ma lui tornò a scuola, come racconta un suo compagno di classe alla Harvard, criticando la visione rappresentata nella pellicola:

"La storia di Mark dipinto come genio del male o una persona profonda e ossessionato dagli status sociale non mi suona realistica. Mi è sempre parso come un ragazzo perfettamente a suo agio per quello che era e nei suoi panni. La questione della sua vena anti autoritaria è, invece, onesta. Non si trattava di infrangere le regole ma di far capire alla gente che avevano responsabilità per le cose che fosse qualcosa di stupido. Era mondano, competitivo e narcisista "

Il primo passo verso il successo fu la creazione, nel novembre 2003, di Facemash. La funzione era semplicissima: un sito in cui apparivano le foto di due affascinanti studenti di Harvard, da votare con un semplice clic del mouse. Banale? Sì, ma anche interessante. Divenne un gioco virale talmente appassionante da ottenere ben 22.000 voti da sole 450 persone:

"Accanto alle foto, c'era un piccolo libro con funzione di chat room anonima, molto basilare ed essenziale ma anche estremamente divertente"

Questa idea provocò diverse reazioni: il desiderio palpabile di una community virtuale ad Harvard, il timore di alcuni studenti per la loro privacy e per le loro foto e, sopratutto, la voglia di avere un punto di incontro nel quale gli studenti potesse comunicare tra di loro. Questo esperimento incuriosì a tal punto da apparire sul giornale universitario, l'Harvard Crimson. Il titolo dell'articolo era semplice quanto essenziale: "Metti online una faccia sorridente".

Nel 2004, la svolta. Ecco il lancio di Facebook. Chris Hughes, l'allora compagno di stanza di Mark, commenta così la sua nascita:

"Generalmente, nella nostra stanza, parlavamo spesso di quelle che le persone stavano facendo nel Web, quello che sentivano il bisogno di fare per rendere migliori le proprie vite. Mark era il leader del gruppo e la forza guida dietro il nostro scervellarsi e le centinaia di conversazioni avute"

Zuckerberg aveva colpito il punto debole del colosso di Harvard. La prestigiosa università poteva fare moltissime cose: guidare ed educare studenti attraverso conferenze e laboratori, iniziative, raccolte fondi. Ma quello che non poteva assolutamente fare era creare una 'community' dei propri studenti. Così, il Thefacebook.com divenne il successore di semplici siti e social network quali, per esempio, MySpace e Friendster. Sempre Hughes ammette lo stupore di quel tempo:

"Nessuno di noi aveva mai davvero immaginato quanto le persone si sentissero a proprio agio nel condividere informazioni personale in un 'territorio controllato'. Questo è stata una delle caratteristiche vincenti e determinanti.

La visione che traspare dal film, invece, ha esaltato la storia, inserito eventi e caratteristiche non rintracciabili nella vera storia originale:

" La storia in sè di come abbiamo iniziato con Facebook non è particolarmente eccitante. Da quello che ho sentito, il film racconta una storia di sesso, forti ambizioni, droga e scandali. Questi temi fanno vendere biglietti, ma sfortunatamente la realtà è stata molto ma molto più noiosa di così"

Sempre Chris Hughes, l'autore del primissimo articolo in merito a Facebook, sempre sull'Harvard Crimson, ricorda l'intervista fatta ai tempi a Mark Zuckerberg, ai tempi altezzoso e ribelle:

"Descriveva Thefacebook.com come una sciocchezza che l'università avrebbe gestito in un paio d'anni. Ma lui diceva di essere più in gamba e saperlo fare in una sola settimana. Ai tempi in cui ho scritto l'articolo, ricordo che thefacebook non era altro che un modo per comunicare, online, nel College di Harvard, non avendo uno 'schedario' proprio virtuale. Mark mi aveva assicurato che non lo avrebbe mai usato per ricavarci dei profitti e non sarebbe mai uscito da Harvard"

I dati parlano da soli. Ai tempi della stesura dell'articolo erano iscritti 400 utenti. Hughes era stato il 424esimo. Poche ore dopo erano già 600. Una settimana dopo, gli user erano arrivati a 4000, circa il 55% di tutti gli studenti dell'Università. Per il giornalista, il successo e la novità di Facebook era già scritto dalla nascita:

Ovviamente, dopo il lancio ufficiale e il grande consenso ottenuto, nacquero delle controversie: tre persone accusarono Mark di aver rubato una loro idea, chiamata Harvard Connection (poi successivamente chiamata ConnectU). Anche nel recente marzo 2010, Zuckerberg venne accusato di aver violato le email di due giornalisti del Crimson, ricche di informazioni, dati ed interviste, timoroso in un articolo che sarebbe potuto uscire su di lui. Sempre fonti della Business Insider lo accusarono di essere entrato negli indirizzi mail della ConnectU, di aver dato vita a falsi profili Facebook e di aver armeggiato proprio con il sito ConnectU.

Gli aggiornamenti recenti non hanno confermato o comunque cambiato il concetto del grande successo avuto da Mark Zuckerberg. C'è chi lo vede come il Re Mida dei social network, il creatore di un successo in continuo movimento e chi lo giudica un impostore opportunista che ha copiato idee non sue e delle quali si è tenuto il guadagno e rendiconto economico.

Quello che resta invariata è la cifra con cui è valutato il social Network Facebook, popolato da 500 milioni di utenti e valutato dai 24 ai 32 bilioni di dollari. Questo è Facebook oggi. La sua storia, di ieri, forse, non la sapremo mai, nè raccontata dai protagonisti principali, nè resa in versione cinematografica e patinata. Per farvi un'idea della pellicola, potete vedere qui il trailer

Via | TheDailyBeast

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