Settimana scorsa abbiamo mostrato un video promozionale di Glass, una piattaforma abbastanza simile a ciò che sarebbe dovuto (o, avrebbe voluto) essere Wave. Nel frattempo, Google ha aperto il codice di Wave in modo che progetti come Novell Pulse possano sopravvivere. Glass continua a migliorare e ieri ha superato uno dei suoi maggiori limiti: dopo Firefox, l’estensione per il browser è installabile anche su Chrom*.
La novità è molto importante perché, a differenza di Wave, Glass funziona principalmente grazie al plugin per il browser. È forse l’aspetto che lo rende più intrigante del naufragato progetto di Google, perché ogni pagina web (coi relativi contenuti) può diventare una slide. Le slide sono le “discussioni” su cui è incentrato Glass e somigliano in tutto ai wave di Google. Con la differenza di poter essere generate dappertutto.
C’è un altro problema con Glass e non riguarda la piattaforma in sé. Ottenere un codice per l’iscrizione è particolarmente difficile, perciò gli utenti che partecipano alla beta privata sono ancora pochi. In assenza di contatti Glass è pressoché inutile. Per questo motivo è stata introdotta l’importazione delle rubriche di GMail, Yahoo Mail e Windows Live Hotmail. Vale come un invito e non ci sono limiti di numero.
Via | Glass
::::::::::::::::::::::::::::::::::::
05 set 2010 - 08:35 - #1ma se una cosa non funziona quando è proposta e promossa dal gigante Google come può funzionare una volta proposta da un azienda minore e del tutto sconosciuta
.
mi sembra un iniziativa simile a quella del servizio open source che avete postato tempo fa e che si ripromette (addirittura!!!) di battere Facebook… :)
::::::::::::::::::::::::::::::::::::
05 set 2010 - 08:46 - #2sorry (non devo ancora essere del tutto sveglio…) leggendo meglio mi sembra di capire che dietro ci sia sempre Google (ettépareva…)
yemmi
05 set 2010 - 13:15 - #3si ma sta cosa non c’entra molto con wave, sembra più simile a google side wiki http://www.google.com/sidewiki/intl/it/index.html
poi ci sono anche estensioni tipo Tweet Meme http://bit.ly/d2fkPK
o altre che permettono di vedere i tweets inerenti la pagina che stai visitando che alla fine è qualcosa di simile a mettere dei commenti
thelostone
05 set 2010 - 13:30 - #4Potete iscrivervi inserendo youngdigitallab come codice nella homepage: http://writeonglass.com
n1ghtm4r
05 set 2010 - 13:58 - #5@thelostone
grazie!
ilgrillo
05 set 2010 - 16:44 - #6Grazie, “one” :)
ilgrillo
05 set 2010 - 17:28 - #7Lo sto provando. È veramente immediato. Cercavo da tempo uno strumento che mi permettesse al volo di condividere pagine web con amici con le stesse passioni.
Gran pezzo di codice. Qualcosa ancora da migliorare ma va alla grande.
mossiam
05 set 2010 - 22:57 - #8Vorrei solo sapere che modo di scrivere sia “Settimana prossima”. Eliminare l’articolo davanti a “settimana” è un risparmio di digitazione, un vezzo molto di moda o che altro?
Sarei grato se l’autore mi “illuminasse”…
Purtroppo non è la prima volta che mi capita di sentire “settimana prossima” o “settimana scorsa” (alla radio o alla TV), ma è la prima volta che lo vedo scritto (e firmato, per giunta).
Mi si dirà che bado alle sciocchezze e non al contenuto. Fuor di polemica, spero solo che la nostra (bella) lingua non passi mai in secondo piano. Grazie per l’attenzione.
thelostone
06 set 2010 - 01:36 - #9@mossiam - Guarda, volevo scriverlo anche io ma ho preferito non polemizzare sulla forma sennò arriva immancabilmente il giustiziere mascherato che commenta “tutti professori di italiano qui, eh!”.
Comunque sì, è una di quelle stupide mode italiane: un ignorante la conia e le pecore la copiano. Che ci devi fare.
mossiam
06 set 2010 - 09:05 - #10@thelostone -
Ti ringrazio infinitamente per la solidarietà. Il fatto che la pensi come me (e forse non siamo del tutto soli) mi conforta molto. Non ne posso più di sentire e leggere il massacro quotidiano di accenti, pronomi personali e congiuntivi; per non parlare di neologismi (?) come “uplodare” e “downlodare”. Pare che sia veramente sconveniente dire “caricare” e “scaricare”: archeologia linguistica.
Hai proprio ragione: ci sono molte pecore…ma quanti somari…!
nilahem
06 set 2010 - 11:05 - #11@thelostone Grazie per il codice! :)
Framp
06 set 2010 - 15:39 - #12I neologismi sono adatti a un ambito informale. In ambito formale usare le parole in inglese resta l’opzione migliore.
L’italiano non è la lingua più adatta per il mondo informatico (fortunatamente).
Per fare un esempio, download è entrato nell’uso comune; scaricamento è semplicemente osceno.
mossiam
06 set 2010 - 16:52 - #13Si era partiti da “Settimana scorsa”. L’autore ancora non ha avuto la compiacenza di spiegare perché ometta l’articolo. Sull’uso (spesso abuso) della lingua inglese, ritengo che i termini anglosassoni siano (da molti) stati adottati a prescindere dalla loro effettiva efficacia, ma per una sorta di esterofilia tutta italiana. Se D O W N L O A D A R E (un programma, ad esempio) non fa attorcigliare la lingua a nessun altro tranne che al sottoscritto…mah!
Nel limiti del possibile, continuerò a spiegarmi usando l’idioma che conosco destreggiandomi tra i congiuntivi senza temere di fare brutte figure.
Tutto qua. Adieu!!
ilgrillo
07 set 2010 - 14:47 - #14Concordo con mossiam sulla difesa della nostra lingua; non perché alcuni neologismi derivati dall’inglese non siano effettivamente funzionali, ma perché si rischia di buttare nel dizionario qualsiasi lemma nel nome di un’innovazione spregiudicata e cieca.
Poiché siamo in tema, ricordo che dopo i tre puntini sospensivi è sempre necessario lo spazio; e il punto esclamativo (come l’interrogativo) è sempre e solo uno alla fine di una frase.