Quel che i computer ci insegnano a proposito di emozioni



La relazione tra computer e comportamento umano è faccenda seria e molto affascinante, alzi la mano chi non ha mai giocato a scacchi con il computer; un passatempo molto divertente ma anche frustrante nella maggior parte dei casi.

Arriva sempre quel momento in cui lui ti dice Check Mate e un guizzo di insoddisfazione ti scorre lungo la schiena. Ma certamente gli sviluppi della tecnologia sono orientati verso un avvicinamento emotivo tra utente e macchina, volti agli approfondimenti costanti delle modalità di interfaccia e alle dinamiche user-friendly.

Un interessante contributo sull'argomento ci giunge da Clifford Nass di Stanford University, il quale ha incentrato la sua carriera sul comprendere le modalità di interazione tra esseri umani e computer. Ne è emersa una fondamentale quanto curiosa lezione: noi trattiamo i computers proprio come se fossero umani, anche se è ovvio che non lo siano.

Questa scoperta gli è servita, per esempio, per ottimizzare il design delle interfacce rendendole più pratiche, divertenti e intuitive, ma nel suo nuovo libro Nass ha povato a invertire il ragionamento, e cioè si è chiesto come i computers possono aiutarci ad essere delle persone migliori. "L'uomo che ha mentito al suo laptop: quello che le macchine ci insegnano riguardo alle relazioni umane" è appena uscito per Current Books, e in un articolo sul The Atlantic, dice l'autore:

"Sappiamo bene come certe forme di comunicazione funzionino meglio con le persone di bell'aspetto; invece la macchina in questo senso è molto più democratica ed elabora norme che funzionano per chiunque. La regola principe è una e una sola: le persone adorano essere adulate o quantomeno ricevere complimenti.

E questo è stato il punto focale del nostro studio, come vedrete dall' estratto del libro che analizza quanto sia importante dire alle persone che sono fantastiche. A proposito, anche voi siete dei lettori fantastici!

Ma allora, aspettate un attimo, tutte quelle ore passate davanti al computer potrebbero forse avere un benefico effetto? Potremmo veramente diventare più assertivi grazie all'interazione positiva con il nostro laptop? Vediamo cosa dice il capitolo del libro, dal titolo "I complimenti servono davvero?"

Il primo step del progetto nell'analisi delle regole sociali che orientano i comportamenti delle persone con le macchine, è stato programmare un computer per giocare al quiz delle 20 domande. Il computer pensa un animale, il giocatore deve rispondere sì o no a una serie di domande che lo guidano verso diverse possibilità. Dopo 10 domande il giocatore prova a indovinare l'animale, a quel punto, invece che dire se è giusto o sbagliato, il computer chiede quanto le sue domande siano state efficaci. Poi si passa ad un altro animale e la relazione continua attraverso un'interazione mirata, con regole semplici e facili da capire. Con questo scenario di base, ci siamo concentrati sulla questione dei complimenti. Quando i partecipanti venivano al nostro laboratorio, li facevamo sedere e gli spiegavamo le regole del gioco, poi a un gruppo di giocatori abbiamo detto che il responso che avrebbero ottenuto era basato su anni di eminente ricerche. A un secondo gruppo abbiamo detto che le valutazioni erano randomiche e potenzialmente senza senso, quindi avrebbero avuto ogni ragione per ignorarle; un terzo gruppo infine, non avrebbe ricevuto nessun feedback...In ogni caso, se quella dell'adulazione fosse stata una strategia sbagliata, il computer adulatore avrebbe suscitato solo disprezzo e i complimenti non avrebbero avuto alcuna influenza sui giocatori; nel caso di una strategia vincente invece, i giocatori avrebbero apprezzato le lodi e soprattutto si sarebbero divertiti un mondo. Dai questionari alla fine è emerso che i giocatori avevano particolarmente gradito il computer adulatore, anche se era manifestamente "leccaculo". Come mai? Il feedbak positivo ha rafforzato nei giocatori la percezione dei loro risultati, pur senza rendersi conto dell'ascolto che si prestava ai commenti positivi.

In sostanza: secondo Nass i giocatori inconsciamente accettavano le adulazioni e i complimenti, anche se erano del tutto casuali, e apprezzavano istintivamente l'ammirazione ricevuta, che fosse giustificata o anche no.

Il pensiero algoritmico si sta evolvendo verso nuovi scenari umanizzanti, attenzione però. Come aveva previsto il buon vecchio Kubrick in 2001: Odissea nello spazio, fidarsi è bene, ma solo fino a un certo punto.

  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: