Google ha dato un valore alla ricerca quando gli altri erano ancora fossilizzati sui contenuti. Su questa base la società di Mountain View ha costruito un impero online. Google Inc. si è successivamente diversificata proponendo una galassia di servizi. C’è però un fronte sul quale non è ancora riuscita a sfondare: il social networking.
Google ha messo in atto differenti tentativi per diventare sociale, ma si sono rivelati tutti al di sotto delle aspettative. Friend Connect, il sistema che permette di integrare dei box sociali sulle pagine Web è stato adottato da un certo numero di Siti di grandi dimensioni, ma non dal target principale: la piccola editoria online. Wave, la piattaforma di collaborazione in tempo reale rimasta a lungo in beta ad invito è stata poi chiusa per mancanza di iscritti e troppa complessità. Buzz, il servizio sociale legato a Gmail ha avuto grossi problemi di privacy in fase di lancio e non sta facendo presa sui navigatori. Il motore di ricerca ha poi anche integrato numerosi contenuti sociali nei suoi risultati. Ma si tratta di terze parti. Nulla di proprietario. Anche il tentativo di rendere maggiormente sociali i profili Google non ha fornito la spinta necessaria per fare il salto di qualità.
Adesso Google ci riprova con Google Me e non può permettersi di fallire ancora. Se Google intende diventare un player importante nel settore dei social network dovrà proporre un servizio che aggiunga qualcosa a ciò che è attualmente disponibile. Un clone di Facebook non avrebbe senso. Una parte della vision di Google si può dedurre della presentazione dal titolo “The Real Life Social Network” tenuta recentemente da Paul Adams, senior user experience di Google.
Secondo Adams il principale problema che si riscontra su servizi come Facebook è quello che a differenza della vita reale, non c’è modo di diversificare il proprio comportamento sociale a seconda del contesto in cui ci si trova. Tutti gli “amici” sono infatti in uno stesso grande “ambiente”. Adams ha portato un esempio: “Se sei a casa di tua madre, ti comporterai diversamente da quando sei al bar con i tuoi amici o con i colleghi nel tuo ufficio”. Il ricercatore di Google ha anche sottolineato come nella vita reale ci siano tre differenti fasce di relazione: le persone più care con le quali si comunica costantemente e in modo approfondito, i conoscenti e coloro che si sono incontrati una volta nella vita. Collassare queste categorie di relazione nel medesimo contesto sociale come avviene nei social network attuali crea confusione e rischi, conclude Adams.
Google sostiene insomma che la rete sociale offline degli individui venga distorta, se trasferita online su siti come Facebook. Propone quindi un ambiente Internet di gruppi di contatti indipendenti tra loro in differenti contesti sociali. Occorrerà però vedere se e come Mountain View riuscirà a costruire su questa base un nuovo servizio e soprattutto se incontrerà il gradimento dei navigatori.
Di seguito, la serie completa di slide utilizzate da Paul Adams nel corso della sua presentazione:
giacomp3
25 ago 2010 - 16:21 - #1beh se è così allora spero che abbia successo perché mi farebbe comodo distiguere amici, colleghi, familiari ecc.. facebook lo odio proprio per il fatto che sei in una vetrina dove tutti possono farsi i cavoli tuoi
Mattia S.
26 ago 2010 - 01:38 - #2Basterebbe categorizzarli in liste e vedrai che si faranno meno cavoli di quanto tu possa credere, sempre che non abbiano amici in comune, sia chiaro.
Il problema di Facebook, semmai, è legato a chi spiattella liberamente la tua vita sociale senza dirti nulla e di essere, quindi, sotto ogni genere di critica.
Ma questo problema c’è anche se tu non sei iscritto.
Davanti a tale fenomeno non esiste rimedio se non assecondandolo e stando attento a quello che fai e che condividi soprattutto nel mondo reale.
Se la gente iniziasse a impostare la privacy limitando la visibilità di ciò che pubblica ad alcuni amici (e non su tutti), faremmo un gran bel passo avanti.
Ma qui c’è chi non è buono a farlo oppure chi è troppo esibizionista, sbattendosene dell’intimità altrui, voluta o meno.
Il resto della privacy è la solita ciccia trita e ritrita che a quanto pare interessa poco a una buona parte della gente iscritta.
Se Google volesse portare qualcosa di nuovo, allora iniziasse a non parlare più di social network.
Già il solo fatto che si parli nella slide di Facebook, non lascia ben sperare.
Non lo vogliono capire, però.