Se non avete mai usato Foursquare (come chi vi parla, lo ammetto) prima di lanciarci in questa riflessione è doveroso fare una piccola premessa riguardante questo social network, dove gli iscritti possono effettuare i cosiddetti “check-in” col proprio cellulare dai posti dove si recano durante il giorno, che sia all’ufficio per lavorare, alla posta per ritirare una raccomandata o al bar per fare colazione. Ovviamente, la componente social della piattaforma prevede la possibilità per i nostri contatti di seguire gli spostamenti che facciamo, con la possibilità sempre più usata di condividere i check-in su altri portali come Facebook, Twitter o Friendfeed.
Nel precedente post su Facebook e Foursquare, il lettore Paolo Ratto mi ha spinto a mettere nero su bianco una riflessione che già da tempo alberga nella mia mente, almeno dopo aver letto qualche tempo fa un post sullo stesso argomento su Geek.com: come si può conciliare senza che sembri un gran paradosso il lamentarsi tanto di Google e dei suoi controlli, della privacy su Facebook e di tutto quanto il resto, col boom di iscritti e di utilizzo che Foursquare ha riscontrato negli ultimi mesi?
Eppure la geolocalizzazione dovrebbe essere la nemica numero uno della privacy: come individuate altrimenti uno strumento che permette costantemente di far sapere al resto del mondo ogni singolo passo che facciamo, soprattutto se spariamo i nostri check-in in giro tra Twitter e compagnia mantenendo i nostri feed aperti? Per non parlare di chi pur di diventare sindaco di quanti più luoghi possibili effettua check-in da casa propria, dai parenti (ancora peggio) o comunque da luoghi coi quali intuire facilmente gli spostamenti più frequenti e i luoghi più visitati da quella determinata persona, con un elevato livello d’esattezza.
Lo stesso pezzo di Geek.com rimanda a un altro articolo intitolato Foursquare’s privacy loopholes, dove per l’appunto si desta preoccupazione per l’overdose di informazioni sulle abitudini che potrebbe diventare nei casi peggiori un invito a nozze per eventuali stalker. Personalmente proprio perché troppo invadente per la privacy non amo la geolocalizzazione e, come già ammesso, non uso Foursquare: vorrei quindi passare la palla a voi per proseguire la discussione. Siete iscritti? Quanti check-in effettuate e da dove? Come conciliate il tutto con la protezione della vostra privacy?
::: ghost page :::
12 ago 2010 - 00:24 - #1molto poco
WebLover
12 ago 2010 - 00:37 - #2Il problema della privacy legato ad un servizio come Foursquare è una forzatura. Nel caso di Foursquare (ma anche su Google Latitude) sappiamo perfettamente a che cosa andiamo incontro. E’ chiaro e limpido. Non vogliamo esporci? non lo usiamo.
Nei casi di Google o Facebook, invece, spesso non è così chiaro come vengano utilizzati alcuni dei nostri dati. La policy di Facebook è un paginone che solo i più temerari hanno voglia di leggere.
I problemi stanno dove non c’è chiarezza.
Paolo Ratto
12 ago 2010 - 00:46 - #3Complimenti per la prontezza!
Il “lettore”, nonchè blogger… http://paoloratto.blogspot.com) te ne è grato.
Tiriamo fuori un bel dibattito e vediamo cosa ne viene fuori.
Io lo stesso quesito che ho posto a te, l’ho posto a diversi altri blogger nelle “alte sfere”.
Vediamo se salta fuori qualcosa di interessante.
ppallo
12 ago 2010 - 09:13 - #4Personalmente ne faccio un uso saltuario, eseguo il check-in solo quando mi trovo in luoghi pubblici e non penso minimamente di segnalare il mio posto di lavoro o ancora peggio la mia abitazione.
rosario-gamesblog
12 ago 2010 - 09:17 - #5Paolo grazie a te, è sempre un piacere avere spunti di discussione ;)
WebLover su questo siamo d’accordo, se la scelta è consapevole non c’è problema, anche se il “checkinaggio folle” può colpire anche chi ci sta intorno e non riguardare solo noi stessi.
Davanti a un boom come quello di 4square viene però da chiedersi, almeno secondo me, se il problema reale sia solo la trasparenza, o se invece stiamo davvero accettando una graduale riduzione della nostra privacy.
go
12 ago 2010 - 09:19 - #6Secondo me è colpa solo della gente che sene frega di far sapere a tutti i cavoli propri. Io non mi sono mai iscritto a Facebook nè ad altri social network perchè non mi piace far sapere a tutti dove sono, cosa faccio, e altre cose personali. Un conto è scrivere le proprie opinioni su un blog, un’altro è far sapere al mondo i fatti propri. Bravi bravi fate sapere a tutti quando non siete in casa così verranno a svaligiarvela con tranquillità.
Paolo Ratto
17 ago 2010 - 12:43 - #7Buongiorno Rosario,
come promesso ecco completata e pubblicata l’inchiesta “La privacy e il “paradosso Foursquare”, http://paoloratto.blogspot.com/2010/08/la-privacy-e-il-paradosso-foursquare.html .
Grazie ancora per il tuo preziosissimo contributo.
Che la conversazione continui…
Paolo