Emergent.info: contenuti virali, ecco perchè le bufale si diffondono

Giornalista statunitense crea un sito di crowdsourcing per verificare automaticamente se una notizia virale è una bufala e pubblica il risultato della sua ricerca in un interessante libro.

bufale

Giusto ieri abbiamo identificato l’ormai famosa immagine del David di Michelangelo confuso con il David di Donatello per qualche breve decina di minuti sul sito Expo2015notizie.it - L’immagine è stata fonte di polemiche perché si pensava fosse comparsa sul sito ufficiale dell’Expo2015, non su un sito non ufficiale che discute le notizie correlate.

Questo è un esempio di una notizia che non è proprio una bufala, ma ci si avvicina parecchio. E viaggia in virtù degli stessi concetti e sugli stessi canali. Un giornalista statunitense chiamato Craig Silverman ha studiato approfonditamente - o per lo mento ha tentato di studiare - il fenomeno degli errori della stampa, delle notizie virali, e del circolo vizioso di continua generazione di bufale.

Nel suo recente libro Regret the Error il giornalista spiega il meccanismo e le sue conclusioni: non è tanto la nostra fiducia nella fonte a persuaderci di condividere una bufala senza appurarne la veridicità, quanto i nostri sentimenti. Noi tendiamo a condividere in modo acritico quello che vorremmo proprio fosse vero, o che temiamo sia vero. Speranza e indignazione, insomma, sono il carburante fondamentale delle bufale.

A questo va a unirsi il desiderio di produrre visite e post popolari di chi pubblica online, e non intendo solo i blog ma anche le grandi riviste. Titoli “clickbait”, uniti ad una tendenza a pubblicare più in fretta possibile per bruciare la concorrenza gioca contro la verifica delle fonti. Il cosiddetto “engagement” tipico della bufala induce anche le fonti un tempo affidabili a pubblicare notizie fasulle, oppure a rigirare la notizia in modo da renderla ingannevole, ma degna di entusiasmo o indignazione.

Emergent.info


emergentio

Un altro parto interessante di Silverman è il sito web emergent.info, che si occupa primariamente del debunking delle bufale usando il potere del crowdsourcing. Se superficialmente ricorda il solito Snopes, le meccaniche sono un po’ più convolute, e si appoggiano ad una sorta di peer-review generale, un motore di verifica efficiente e rapido che si comporta piuttosto bene.

Secondo Silverman, le bufale e la disinformazione fiorisce quando il pubblico ha bisogno di colmare un vuoto - come ad esempio quello di informazioni, di giustizia, lasciato da una tragedia. La scomparsa del volo Malaysian 370 è un ottimo esempio in cui la sete di notizie è stato insaziabile, e le discussioni da bar sono state riqualificate come notizie.

E per questo le notizie false verranno comunque diffuse, perché sono belle, divertenti, odiose o spaventose. E neppure lo sforzo di Facebook per arrestarne la diffusione potrà fare molto. Può cambiare il nostro atteggiamento a monte, le delusioni e le arrabbiature potranno forse un giorno farci maturare come pubblico, mettendo sotto controllo l’impero della bufala.

Via | GigaOM

  • shares
  • +1
  • Mail