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NY Times e Financial Times su regolamentazione governativa delle ricerche di Google

Pubblicato: 16 lug 2010 da Gianluca Pezzi

Commenti dei lettori

E’ giusto regolamentare a norma di legge le ricerche di Google? Domanda che potrebbe sembrare bizzarra, ma che qualcuno negli Stati Uniti incomincia a porsi. Ne ha parlato per primo il NY Times preparando il campo con una serie di editoriali sul funzionamento generale dell’algoritmo di Google, e sulle richieste di chiarimenti da parte dell’Antitrust dell’Unione Europea. Niente di nuovo, sia chiaro. Ci sono le accuse di aver indicizzato “meglio” i cosiddetti siti affiliati come YouTube o Google Maps, ed ovviamente il fatto che Google non è più solamente un motore di ricerca.

Secondo Gigaom, il NY Times dice e non dice, ovvero non chiama mai in causa direttamente il governo americano, ma mette sul piatto tutti i motivi per i quali sarebbe necessaria una regolamentazione delle ricerche. Non ultimo, il fatto che 2/3 delle ricerche internet verrebbero fatte proprio su Google, lasciando intendere una condizione di monopolio di fatto.

Veniamo allora alla risposta di Google per mano di Marissa Mayer (Vice-president of search product and user experience) sul Financial Times, articolo ripreso integralmente per i non abbonati da GooglePublicPolicy.

La Mayer incomincia il proprio articolo lanciando domande adatte a chi non ha mai effettuato una ricerca su un qualsiasi motore. “Se cerco jaguar intendo l’animale o l’automobile?”. Prosegue con una serie di considerazioni su quanto siano stati bravi a Google negli ultimi anni, ma è alla metà dell’articolo che la questione si fa interessante.

Il 25% delle ricerche giornaliere non sono mai state effettuate prima. La sfida degli ingegneri che si occupano dell’algoritmo è quindi costante: vengono effettuati in media una o due modifiche al giorno. Un dato che fa riflettere sulla complessità del lavoro che c’è alle spalle delle nostre ricerche.

La Mayer continua spiegando che ovviamente ogni motore di ricerca ha un proprio algoritmo che funziona su basi e con meccanismi diversi. L’utente ha la libertà di scegliere quello che risponde meglio alle proprie esigenze. Con l’individuazione di una “search neutrality” uguale per tutti, questo mondo verrebbe a cadere. Il governo porrebbe nuove regole per decidere quali ricerche possano essere considerate corrette e neutrali. Si otterrebbe così una uniformità dei motori e dei risultati, con il disincentivo a trovare nuove formule e nuovi algoritmi sempre più sofisticati.

Un altro aspetto interessante toccato dalla Mayer è quello dell’abuso. Sappiamo benissimo quanto i SEO maliziosi siano riusciti a fare senza avere le chiavi degli algoritmi. Cosa potrebbe accadere con algoritmi pubblici? Un disastro totale, possiamo immaginare…

Concludo con una considerazione personale. In un mondo in movimento come quello di internet, le regole di un motore di ricerca non possono che essere variabili. I tempi della politica, a prescindere sia quella italiana, europea o statunitense, non permettono ai governanti di stare al passo di ciò che si muove in rete. Una regolamentazione dei motori di ricerca, da questo punto di vista, sarebbe praticamente impossibile.

Voi cosa ne pensate?

Foto | Flickr

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6 commenti

Commenti dei lettori

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    16 lug 2010 - 11:59 - #1
    -3 punti
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    è quello che ho sempre sostenuto io… non ci si può fidare degli algoritmi proprietari, programmabili e segreti di Google… non quando, da questi, dipende una notevole fetta dell’economia Web e non-Web

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    16 lug 2010 - 12:07 - #2
    1 punto
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    Google è sempre il migliore algoritmo di search. Vedo difficile ingabbiarlo in delle regole senza farlo diventare poco utile.

  • The_Silver

    16 lug 2010 - 13:19 - #3
    0 punti
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    Basterebbe rendere visibile da tutti i suoi algoritmi ed ecco che qualsiasi furbata verrebbe sgamata subito senza bisogno di nuove leggi (sempre aggirabili per chi ha i soldi).

  • Profilo di sandro-kensan

    sandro-kensan

    16 lug 2010 - 22:47 - #4
    0 punti
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    @ the silver
    se l’algoritmo diventasse pubblico essendo l’intelligenza di una macchina, quindi molto stupida, diventerebbe facile aggirarla come è facile circuire un bambino. Quindi ci sarebbero un sacco di persone che si prenderebbero gioco dell’algoritmo di Google facendo schizzare il proprio sito tra i primi risultati del motore di ricerca di google.

    Ovviamente di un algoritmo si possono trovare i bug se è open source ma da una stupidità trovata di un algoritmo non è facile ovviare e correggerla facendolo diventare più intelligente.

    L’intelligenza di un algoritmo non è una cosa che si può fare come si corregge un bug.

  • Roberto Pala

    17 lug 2010 - 16:00 - #5
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    Concordo assolutamente con Sandro. Rendere pubblico l’algoritmo è veramente impensabile. Sarebbe il caos totale e la morte dei motori di ricerca oltre di tutte le attività ad essi collegate.

  • maurrr

    19 lug 2010 - 15:42 - #6
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    concordo.Nulla vieta a altri di fare motori di ricerca,e non scegliere quello di google.Piu’ scelta c’e’ meglio e’.Rendere pubblico l’algoritmo di google cosi’ come quello di altri motori di ricerca nessuno escluso,porterebbe nella MIGLIORE delle ipotesi un caos indescrivibile,riportando il web all’era pre google con l’aggravante della possibile censura…