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La RIAA spende in cause legali più di quanto incassa

Pubblicato: 14 lug 2010 da Gianluca Pezzi

RIAAQuanto costano le azioni legali di RIAA? Quanto fruttano all’associazione dei discografici americani?

Torniamo a parlare di RIAA e di repressione della pirateria informatica, dopo i presunti casi di privacy violata e dell’amara considerazione su RIAA da parte dello studente che non riesce a recuperare il proprio laptop rubato nonostante ne abbia individuato l’attuale indirizzo IP.

P2Pnet.net ha pubblicato un documento fiscale di RIAA, dal quale è possibile notare come le cause legali nel 2008 siano costate 16 milioni di dollari. Le entrare da risarcimento danni sono state invece ben… 391.000 dollari, ossia un quarantesimo della spesa. Su un periodo di tre anni, di parla di 64 milioni di dollari, con entrate per soli 1.361.000 dollari. Un vero bagno di sangue economico, quindi.

Certo, non tutto è riconducibile al mero aspetto economico. Nei conti va incluso il “messaggio” che RIAA ha voluto mandare agli utenti americani. Già, ma di quale messaggio stiamo parlando? Se lo chiede NewYorkCountryLawyer su Slashdot. Ecco la risposta, più o meno condivisibile.

1) L’associazione delle etichette discografiche è gestita da “idiots“.
2) I legali di RIAA dimostrano più simpatia per gli accusati che per il proprio cliente.
3) Combattere la pirateria sul piano delle cause legali è una battaglia persa.
4) Il capo di RIAA ha fatto un buon lavoro… per gli avvocati.

Fin’ora abbiamo parlato di spese legali. Ma come fanno gli avvocati ad arrivare ai presunti pirati? Ebbene, alle cifre sopraesposte c’è da aggiungere il costo delle “indagini”, se possiamo usare questo termine. Nel 2007 le “investigative operations” pesavano sul bilancio della lotta alla pirateria per 3,5 milioni di dollari ed in tutta probabilità spesi per sistemi come MediaSentry. Ricordiamo MediaSentry era un’azienda il cui business era quello di identificare gli indirizzi IP impegnati nella diffusione e condivisione di materiale protetto da copyright. Nel 2009 MediaSentry è stata “licenziata” da RIAA, ed in seguito si è unita a MediaDefender nella nuova Peer Media Technologies. Dai conti economici si evince quanto RIAA abbia puntato sulle “investigazioni”, con la conseguente polemica scatenata per la possibile violazione della privacy degli utenti.

Come fermare la pirateria? Come salvare l’industria musicale? Dai documenti fiscali leggiamo che la battaglia legale è un buco nell’acqua, così come lo sono le attività di intercettazione del traffico P2P. Il muro contro muro non porta risultati apprezzabili. Una possibile soluzione al problema non potrà mai essere trovata se RIAA, così come tutte le altre associazioni internazionali del settore, si ostineranno ad arroccarsi attorno ad un mondo, che volenti o nolenti, non esiste più. Pena, la scomparsa del mercato che ha contribuito alla crescita culturale e sociale del secolo scorso, in tutto il mondo. Uno scenario apocalittico, lo ammetto, che mi auguro non divenga mai realtà.

Via |Recordingindustryvspeople
Foto | Flickr

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • maurrr

    14 lug 2010 - 20:47 - #1
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    Quello che viene spontaneo dire a questo punto..
    perche’ non sfruttare questo nuovo mondo di cui i supporti fisici non esistono piu’ i costi di trasporto produzione fisica sono praticamente azzerati
    concertando delle offerte,che un internauta giudicherebbe convenienti,e piu’ sicure rispetto allo scaricamento selvaggio?Quanto soldoni avrebbero in piu’ e la simpatia dei potenziali clienti che farebbe tramontare il concetto che piratare e’ cool,se avere dei supporti costasse molto meno o una forma di “flat” di scaricamento legale e conveniente venisse alla luce da tutti i componenti di queste lobby?
    “se non puoi combatterli fatteli amici”

  • Profilo di volmay

    volmay

    14 lug 2010 - 21:50 - #2
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    “Su un periodo di tre anni, di parla di 64.000.000 milioni di dollari, con entrare per soli 1.361.000 dollari. ”

    Direi che c’è da correggere togliendo “milioni di” ;) 64 milioni di milioni son davvero tanti…

  • ortega7

    15 lug 2010 - 07:02 - #3
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    Caro maurrr, la questione non è questa, quella di puntare sulla “musica liquida”. Perlomeno qui in Italia, quello che si vorrebbe è che si comprassero, e legalmente, dischi che stanno nei primi 20-25 posti nella top-ten. Basterebbe togliere il 10-20 % del materiale che si trova nei siti pirata. Ma non è questo che si vuole. Quello che si vuole è che NON si compri cose che non si trovano in commercio così facilmente. Sparando nel mucchio. A caso.

  • Profilo di gianlkr

    gianlkr

    15 lug 2010 - 10:01 - #4
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    @2: è vero, corretto grazie! :)

  • Gionave

    01 set 2010 - 22:08 - #5
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