Privacy International: intento criminale di Google nella raccolta dei dati delle reti WiFi

Privacy International: intento criminale di Google nella raccolta dei dati delle reti WiFiLa discussione sulla raccolta di dati dalle reti wireless da parte di Google non accenna a fermarsi nel vortice di polemiche che hanno investito l'azienda americana: è oggi il turno di Privacy International, "gruppo per i diritti umani fondato nel 1990 come cane da guardia sulla sorveglianza e sull'invasione della privacy da parte di governi e corporazioni" che ha puntato il dito contro un audit esterno pubblicato da Google sulla porzione di codice incriminata.

Un comunicato di PI risalente a ieri è stato proprio dedicato alla faccenda dei dati raccolti dai mezzi di Street View: in particolare, la tesi dell'errore sembra non convincere il gruppo, secondo il quale dietro all'intera vicenda ci sarebbero chiari intenti criminali da parte di Google, rea di aver inserito una parte di software in grado di filtrare i pacchetti provenienti da reti protette, scartandoli, per conservare invece tutti quelli "in chiaro" delle reti non criptate: particolare attenzione va a quelli contenenti il "corpo" della comunicazione vera e propria, scritti su disco ma secondo il report non analizzati dal software.

Se le cose dovessero effettivamente stare così, analisi o meno dei dati sensibili Google potrebbe essere incolpata di aver intercettato dati di comunicazioni private senza autorizzazione: è bene ricordare a questo punto che i mezzi coinvolti nel fattaccio sono stati usati in 30 diversi Paesi, alcuni dei quali già sul piede di guerra come in particolare la Germania, seguita da Australia, Nuova Zelanda e Inghilterra, dove Simon Davies di PI dichiara di voler portare il caso all'attenzione della polizia alla luce degli ultimi sviluppi.

Inutile dire quanto a questo punto la situazione sia davvero delicata per Google, che nel caso peggiore potrebbe ritrovarsi al centro di una serie di cause per intercettazione illecita in praticamente mezzo mondo. La spiegazione dell'errore dovuto a una mancanza di comunicazione tra diversi team sembra effettivamente essere un alibi abbastanza debole, proprio alla luce dell'audit pubblicato dall'azienda americana che documenta come il sistema messo in campo sia effettivamente troppo complesso per essere stato il frutto dell'errore di una sola persona.

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