Perché la gente usa Facebook al posto di affrontare la vita reale?

E' una domanda che potremmo esserci posti: perché molte persone utilizzano Facebook al posto di affrontare la vita reale? Beh, qualcuno ha provato a dare una risposta.

Doug Hindson ha realizzato uno short dal titolo Dis|Connect, lo potete trovare qui, nel quale cerca di dare una spiegazione ad una domanda importante: perché continuiamo a condividere con cura e ci connettiamo avidamente agli altri attraverso Facebook, Twitter o WhatsApp? Perché usiamo Facebook al posto di vivere la vita reale? La sua risposta è semplice, di sicuro a tutti noi sarà venuta in mente prima o poi. Hindson spiega che in fondo in fondo abbiamo tutti paura dei momenti in cui siamo soli, perché questi sono i momenti in cui i nostri rimpianti più profondi e le nostre preoccupazioni ci sommergono. In questi lassi di tempo, la nostra angoscia esistenziale diventa solida, pesante e dolorosamente tagliente.

Facebook vs la vita reale: la parola a Doug Hindson


Facebook vita reale

Avete presente quei classici momenti in cui si è da soli, non si ha nulla da fare (o le cose che stiamo facendo sono così noiose e banali che la mente divaga)? Sono quegli attimi dove la testa improvvisamente si affolla di pensieri del tipo: "Mi chiedo che cosa avrei fatto se non stessi facendo questo" e "Mi chiedo se sono la persona che ho sempre temuto sarei diventata" e ancora "Mi chiedo se sarei diventato la persona che ho sempre sognato essere".

Grazie ai social network come Facebook, possiamo sfuggire a questi momenti di stallo mentale, ma per farlo abbiamo bisogno di uno stato di connessione costante in modo da evitare di affrontare le verità esistenziali su noi stessi. Il problema è che questa sorta di meccanismo di difesa è diventato una vera e propria via di fuga anche per i momenti in cui siamo fisicamente con gli altri.

Pensateci bene: ci troviamo a cena, siamo ad una festa e finiamo per affondare il naso nei cellulari. Paura di stabilire legami più profondi con gli amici? Timore di parlare troppo? Ansia di essere coinvolti? Terrore di fallire? Preoccupazione di provocare l'impressione sbagliata?

Diciamo che le domande del tipo "Chi sono io?", "Cosa voglio essere?" e "Sto spendendo il tempo limitato che ho sulla Terra per essere veramente chi voglio essere?" sono domande che ci portiamo dietro fin dagli inizi della storia umana. Il fatto è che adesso abbiamo trovato un nuovo modo per stare lontani dalle risposte a queste domande. Voi che ne dite? Siete d'accordo con Doug Hindson? Personalmente essendo una persona piuttosto timida, trovo più facile comunicare via Facebook o internet che di persona: se mi trovassi di fronte alle persone con cui normalmente parlo sul social network, non riuscirei a dire mezza parola. Succede anche a voi?

Via | Gizmodo.com

Foto | philhearing

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