
L’idea che è venuta a Kaliya Hamlin e al gruppo che ha presto coinvolto e motivato sembrerà anche sinistra, ma è meglio pensarci presto che tardi. Si tratta del Digital Death Day: una “unconference” basata sul tema della morte rispetto ai social network.
Le domande che il gruppo si è posto, cui ha già tentato di dare delle risposte preliminari il 20 maggio, sono tutte piuttosto interessanti, superata una certa perplessità iniziale: “Come possono preparsi gli utenti dei social network e le relative famiglie, alla propria morte, in riferimento alle loro identità digitali?”; “Cosa faranno amici e parenti di un estinto della proprietà digitale dello stesso? Come comportarsi riguardo aspetti della sua vita sociale online nascosti o segreti?”; “Come devono comportarti i fornitori dei servizi online su cui quella vita digitale aveva luogo?”; “Come devono comportarsi i registri pubblici e le istituzioni civili a riguardo?”.
Tutto da brividi, siamo d’accordo. Il moto della manifestazione non è stato dei più felici: “Dove vanno i tuoi dati, quando muori?”. Ma a queste domande è davvero sempre più necessaro trovare una risposta.
gigi88
24 mag 2010 - 19:29 - #1hanno ragione, solo che al momento nessuno ci pensa perché il 2.0 è entrato in gioco da poco
tra una 10na di anni secondo me inizieranno a pensarci seriamente
lord_randal
25 mag 2010 - 08:36 - #2ho un’amica, morta in un incidente stradale, i cui contatti facebook e badoo sono ancora aperti.. chissà se la famiglia ne è a conoscenza…….
go
25 mag 2010 - 09:10 - #3Effettivamente bella domanda