Il grande no di Google

La richiesta del Governo Americano di poter ottenere i dati delle ricerche effettuate in un determinato periodo ha trovato risposte affermative da parte di Microsoft, Yahoo! e AOL, mentre è giunto invece il rifiuto di Google, proprio dalla voce di Larry Page.

Uno dei due fondatori di Google, intervistato dalla ABC, ha così commentato: "La nostra compagnia si basa sulla fiducia dei nostri utenti. Dovremmo avere delle leggi per proteggere la privacy dei dati, anche dalle richieste del governo."
Sembra quindi che il motto di Google, "don't be evil" sia ancora valido, anche se molti rimangono preoccupati dalla mole di informazioni incamerate ogni giorno e da come potrebbero venire usate.

Intanto questa vicenda sommata alla preoccupazione degli investitori sul futuro della pubblicità su internet, ha determinato in un solo giorno un calo del valore delle azioni di Google da $437.35 a $399.46, un calo di quasi il 9% in una sola seduta di borsa.

Gli altri attori della vicenda, Microsoft, Yahoo!, hanno ammesso di avere consegnato le informazioni richieste dal Governo USA, ma rimarcano di non aver violato la privacy di nessuno, in quanto i dati non contengono informazioni personali: siamo sicuramente di fronte ai primi capitoli di una storia lunga, che sicuramente in questo 2006 avrà ulteriori sviluppi.
Ormai l'informatica deve ogni giorno fare i conti con questioni come privacy, trusted computing, DRM, i cosidetti diritti digitali ormai sotto costante minaccia.

La richiesta del Governo Americano, ricordiamo, è stata fatta per ottenere dati sulle ricerche in materia di pedopornografia: condivido l'affermazione del Search Engine Watch che associa le "molestie sui minori" alle armi di distruzione di massa, una scusa per accedere ad una mole di informazioni immensa e che potrebbe essere usata in ogni modo da questo grande fratello.

Il mondo di "1984" sembra essere sempre più vicino: spegnete il computer e leggetelo, se non l'avete ancora fatto.

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