La maggior parte dei pirati comprerebbe i file che scarica, se farlo fosse comodo come il peer-to-peer


Il portale d'informazione australiano news.com.au, insieme con l'Istituto di ricerche di mercato CoreData ha pubblicato gli esiti di un sondaggio svolto su un campione di 7000 persone che hanno ammesso di aver scaricato o visionato in streaming media illegali (nel corso degli ultimi 12 mesi).

Quello che ne è uscito non dovrebbe stupire chi fa lo stesso dalle nostre parti. Probabilmente, sarà più stupito chi scrive il testo di accordi come ACTA o lavora per la RIAA. Ebbene, un'ottima maggioranza del campione ha dichiarato che sarebbe disposto a pagare per lo stesso materiale scaricato illecitamente, se solo fosse a disposizione del pubblico uno strumento in gradi di competere con il peer-to-peer per praticità d'uso e velocità di distribuzione.

Per la precisione, suddividendo per tipo di media: il 63,6% ha dichiarato che pagherebbe per la musica (da 50 centesimi di dollaro australiano a un dollaro, c'è da aggiungere: pochino davvero); il 73,9% pagherebbe per i film (le cifre si alzano: da 2 a 5 dollari, sempre australiani, ovvio) e il 58% per la televisione. La televisione (le serie americane, su tutto) risulta il bene più scaricato e più frequentemente dal popolo della rete australiano: quasi il 90% del campione ha "prelevato" tv nell'ultimo anno.

Questo risultato giunge come un'ulteriore conferma che qualcosa sta cambiando per quanto riguarda la riconsiderazione della cosiddetta "pirateria informatica", nell'ottica di prendere in esame quelli che non sono più solo "paradossali" vantaggi per l'industria, in termini di pubblicità di una band o di un prodotto seriale, ma concrete opportunità di guadagno.

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