ThredUp.com organizza lo scambio dei vestiti smessi dei vostri bambini


Ecco un uso della rete e delle sue possibilità sociali che potrebbe intrigare molto anche una categoria di giovani (o due), che in genere non ne è estremamente attratta. Parlo dei giovani genitori estremamente alla moda, e di quelli che - fra di essi - non hanno una lira (e non è detto affatto che le due categorie non possano coincidere, in qualche caso).

ThredUp è una startup che si occupa di scambio di abiti per bambini. Il suo motto la dice lunga sulle sue finalità: "I vestiti non crescono. I bambini sì".

L'idea è apparentemente geniale: senza incorrere in assurdi sistemi da "scarpa per scarpa, maglietta per maglietta", le famiglie aderenti al progetto (per ora, solo americane) si scambiano dei pacchi, che ragionevolmente comprendono tutto quello che il bambino ha indossato in una fase della sua crescita, dai calzini ai bavaglini. Certo, sono un bel po' di ricordi in meno. Mi rendo conto che la "mammà" media europea (e italiana in particolare) potrebbe gridare allo scandalo. Ma, pensateci su, sarebbe davvero un bel risparmio, per chi ne ha davvero bisogno.

Non ci sono costi, a parte quelli di spedizione, se ci si vuole limitare a pacchetto "a occhi chiusi". Se si vuole dare anche un'occhiata al contenuto dei pacchi e magari anche a dei profili più dettagliati dei bambini che hanno indossato i vestiti che andranno al vostro, c'è da pagare un'iscrizione di circa 30 dollari all'anno.

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: