Julian Assange, che fine ha fatto il caporedattore di Wikileaks?

Julian Assange è da anni prigioniero nell'Ambasciata dell'Ecuador a Londra. Che fine ha fatto il giornalista, e a che punto è la sua vicenda giudiziaria?

Julian Assange, che fine ha fatto?

È Natale, e il pensiero corre subito a quegli amici che abbiamo un po' trascurato. E perché no, a gente come Julian Assange. Ci pare legittimo chiedersi che fine abbia fatto il “whistleblower” il cui volto ha dominato per mesi le prime pagine dei giornali, e che oggi salta fuori solo di tanto in tanto nelle notizie.

Dire che ci siamo completamente dimenticati di lui è però un’ingiustizia. Siamo d'accordo, l'affare Snowden ha polarizzato l'attenzione per un bel po', tutto a detrimento della visibilità dei problemi di Assange. Ma non avete di certo scordato il suo nome, se siete tra i milioni che seguono con preoccupazione e interesse le vicende che hanno scosso l'immagine degli Stati Uniti e creato dubbi tremendi sulla sicurezza globale dei dati personali. Ma iniziamo dalle basi, torniamo nel passato, in Australia, terra natale del nostro scarmigliato attivista...

Chi è Julian Assange?


Julian Assange, che fine ha fatto?

Julian Paul Assange

è un giornalista ed è il caporedattore di Wikileaks. Nato nel 1971 a Townsville, nel Queensland, e si dice che non sia mai stato educato da una scuola regolare. Questa è solo una leggenda urbana, perchè Julian ha frequentato il liceo e poi l’università, ma senza lauerarsi: ha studiato per diventare uno sviluppatore software (ovviamente).

La storia della sua vita si legge come un romanzo di William Gibson, ma senza impianti cibernetici e realtà virtuale. Assange lascia i suoi genitori a 17 anni, a 18 si sposa, fa un figlio e rompe in breve tempo il suo rapporto coniugale con un'intensa battaglia per la custodia legale del rampollo - Assange probabilmente non riesce a riconciliare la giovane età, i doveri familiari e la sua carriera di hacker internazionale.

Già, perchè Julian fa parte di un gruppo di cyber-attivisti ante litteram. A vent’anni uno ha il diritto di credere intensamente in questo genere di cose - ed è proprio l’età in cui il giovane Julian viene arrestato dalla polizia federale australiana: è il 1991. Sono 31 i capi di accusa relativi a hacking e pirateria informatica che si trova rivolti contro in tribunale. Alcuni riguardano persino il Dipartimento della Difesa statunitense, che oggi possiamo ormai definire una sua vecchia conoscenza. Il nostro hacker si dichiara colpevole, paga 2.100 dollari australiani come multa e viene rilasciato per buona condotta dopo poco. Sono altri tempi - oggi si rischia l’ergastolo per molto meno. Assange lamenta di aver passato un’infanzia problematica, di non avere intenti motivati dall’avidità nelle sue malefatte e di essere un padre single - e i giudici connazionali temperano la severità del proprio giudizio. Gli assegnano pure un sussidio per sostenersi.

Assange è un anarchico, un supporter della filosofia che gli americani chiamano “Libertarianism” ed è uno dei pionieri della Grande Rete in Australia, che contribuisce a sviluppare diventando un provider della prima ora, poi fino agli anni 2000 si crea una carriera di consulente per la sicurezza. Nel 2006 fonda Wikileaks, e nel 2010 inizia la stagione della notorietà - i leak di Bradley Manning, i diari della Guerra in Afghanistan, i video compromettenti per l'esercito USA, gli archivi di Guantanamo, le comunicazioni diplomatiche rese pubbliche. Non stupisce nessuno che nell'arco di pochi mesi il mondo della politica internazionale e soprattutto gli Stati Uniti vogliano mettere le mani su Assange. Accusato improvvisamente di “violenza sessuale, molestie e coercizione” in Svezia, per evitare l’estradizione si rifugia nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove da due anni è autorecluso.

Che fine ha fatto Julian Assange?


Julian Assange, che fine ha fatto?

Il 16 agosto 2012 l’Ecuador concede il diritto di asilo ad Assange. Da allora l’ufficio in cui Assange si è “trasferito” è stato trasformato in un appartamento. C’è una cucina compatta, una lampada a luce solare, un tapis roulant per gli esercizi, una doccia e ovviamente un computer. Scotland Yard da allora ha piantonato l’edificio dell’Ambasciata, un esborso continuo che dopo 24 mesi i media britannici hanno stabilito essere di £6.5 milioni, cifra destinata a crescere.

Se Assange dovesse uscire dall’ambasciata, sarebbe arrestato, ma il 18 agosto di quest’anno il giornalista sperava di abbandonare presto la sua “cella”. Le sue condizioni di salute starebbero deteriorando da mesi, ma non sarebbe quella la motivazione. Assange era convinto di poter smuovere qualcosa a livello legale in UK, delle novità che avrebbero potuto rendere per lo meno un po' più invitante l’arresto.

Il terrore del giornalista, un timore del tutto giustificato, è sì quello di essere estradato al volo in Svezia, ma non per l'interrogatorio su quel famoso reato di natura sessuale. Quello che potrebbe succedere, infatti, sarebbe un rapimento o una consegna spontanea da parte delle autorità svedesi agli americani - un destino che Assange sembra ritenere peggiore della morte.

Ma gli ultimi stravolgimenti sembrano aver schiantato le speranze di Julian Assange. La Corte d’Appello svedese ha confermato l’ordine d’arresto per il giornalista il mese scorso, il 20 novembre. Dal canto suo, la procuratrice Marianne Ny ha rifiutato seccamente l’invito del Ministro degli Esteri inglese a interrogare Assange a Londra, o di dare garanzie che non sarebbe stato posto in essere alcun provvedimento di estradizione verso gli USA nel caso in cui il giornalista si consegnasse. Non vogliamo criticare gratuitamente le posizioni del paese scandinavo, ma è nostra opinione che tali azioni confermino tacitamente la presenza di accordi davvero sinistri tra Stoccolma e Stati Uniti.

Dal canto suo, l’Ecuador ha confermato di voler concedere illimitatamente il diritto di asilo ad Assange. E noi gli auguriamo buon Natale, con un po’ di anticipo.

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