Attacco hacker a Sony: Cina e Giappone parlano della Corea del Nord

Attacco a Sony - Stati Uniti e Corea del Nord danno vita a un botta e risposta sulle accuse dell'FBI.

CHINA-APEC-US-KERRY-WANG

Aggiornamento del 22 dicembre 2014 a cura di Rosario.

Dopo le parole di Barack Obama sull'attacco hacker a Sony, avevamo parlato ieri dell'intenzione degli Stati Uniti di chiedere aiuto a diverse nazioni sull'indagine in corso, tra le quali la Cina. Dopo le prime reazioni provenienti dallo Stato asiatico, sono arrivate oggi altre dichiarazioni di condanna per gli attacchi, ma allo stesso tempo anche di difesa per la Corea del Nord.

Ecco le parole di Hua Chunying, portavoce del Ministero degli esteri cinese:

"Prima di fare conclusioni ci deve essere un completo resoconto dei fatti e delle fondamenta. La Cina gestirà la situazione in accordo con le leggi internazionali e cinesi, in base ai fatti.

[Il ministro Wang Yi] ha riaffermato la posizione attinente della Cina, enfatizzando che la nazione si oppone a ogni forma di cyberattacco e cyberterrorismo."

Le parole di Yi sarebbero state riferite direttamente al Segretario di Stato americano, John Kerry, nella giornata di domenica: difficile immaginare un qualcosa di diverso da parte di quello che è attualmente l'unico alleato di una certa grandezza della Corea del Nord, che dalle parti di Pechino dunque non vogliono scaricare.

Un'altra nazione in rapporti delicatissimi con la Corea del Nord, il Giappone, ha offerto in queste ore la propria posizione, senza sbilanciarsi particolarmente nelle parole di Yoshihide Suga, segretario generale del Governo:

"Il Giappone sta mantenendo rapporti stretti con gli Stati Uniti, supportando la loro indagine sul caso."

Lo stesso Suga ha però rifiutato di rispondere alla domanda legata alle convinzioni del Giappone sul legame della Corea del Nord con l'attacco.

Via | Reuters.com

Sony, tutte le ultime: la Corea del Nord fa finta di niente e offre aiuto


NKOREA-SKOREA-MILITARY-ANNIVERSARY

Aggiornamento del 21 dicembre 2014 a cura di Rosario.

Come prevedibile, le accuse dell'FBI e le parole di Barack Obama hanno scatenato una serie di reazioni che partono dal CEO di Sony e arrivano fino alla Corea del Nord, ufficialmente messa sul banco degli imputati per l'attacco hacker ai danni della divisione cinematografica dell'azienda giapponese. Dalla nazione asiatica, arriva infatti un nuovo rifiuto delle accuse mosse dalle autorità americane, con una incredibile proposta che sa di presa in giro, condita da altrettanto incredibili minacce:

"Proponiamo di avviare un'indagine congiunta con gli Stati Uniti in risposta alle calunnie senza fondamento mosse dagli Stati Uniti mobilitando l'opinione pubblica. Se gli Stati Uniti dovessero rifiutare la nostra proposta di un'indagine congiunta continuando a parlare di una qualche risposta tirandoci in ballo, dovrà ricordarsi che ci saranno gravi conseguenze."

Parole poco amichevoli pronunciate da un portavoce del governo coreano presso le Nazioni Unite, che hanno trovato negli Stati Uniti la conferma delle proprie convinzioni riguardanti il coinvolgimento della Corea del Nord nell'attacco. Questa la risposta di Mark Stroh dal National Security Council (NSC) della Casa Bianca:

"Siamo sicuri che il governo della Corea del Nord sia responsabile di questo attacco distruttivo. Continuiamo a sostenere questa conclusione. Il governo della Corea del Nord ha una lunga storia di negazione delle proprie responsabilità per azioni distruttive e provocative."

Secondo le ultime provenienti dagli ambienti legati all'amministrazione Obama, la Casa Bianca avrebbe chiesto aiuto ad altre nazioni per effettuare l'indagine sull'attacco, tra le quali anche la Cina, ma non solo: l'elenco comprenderebbe infatti anche Giappone, Corea del Sud, Russia, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito. Se Giappone e Corea del Sud, come prevedibile, hanno già dato il loro appoggio, dalla Cina arrivano commenti poco favorevoli legati a The Interview, ritenuto un film di cui Hollywood la società americana non dovrebbero essere fieri.

Gli hacker prendono in giro l'FBI


Mentre Stati Uniti e Corea del Nord effettuavano il loro botta e risposta, non sono mancate novità dai Guardians of Peace,, il gruppo autore dell'attacco ai danni di Sony. In risposta alle conclusioni dell'FBI, gli hacker hanno infatti pubblicato online una nota dove si legge quanto segue:

"Il risultato dell'indagine è così eccellente che avreste potuto vedere cosa facevamo coi vostri occhi. Ci congratuliamo per il vostro successo. L'FBI è la MIGLIORE al mondo."

Insieme alla presa in giro, anche il link a un video YouTube abbastanza eloquente della serie "You are an idiot!":

La risposta del gruppo GOP potrebbe essere una trollata effettuata in base a delle conclusioni errate: si tratta di una tesi sostenuta anche da altri gruppi hacker come Anonymous, secondo i quali non ci sarebbe la Corea del Nord dietro all'attacco.

Dello stesso parere anche Brett Thomas, CTO della società online Vindicia, secondo il quale le prove fornite dall'FBI sulle responsabilità coreane sarebbero cose banali che un hacker esterno avrebbe potuto mettere in atto per deviare l'attenzione sulla nazione di Kim Jong-Un:

Continueremo ad avere aggiornamenti, questo è sicuro.

Via | Reuters.com | Thedailybeast.com

The Interview: la risposta di Sony alle parole di Barack Obama


JAPAN-SONY

Aggiornamento del 20 dicembre 2014 a cura di Rosario.

La lunga giornata dedicata all'attacco ai danni di Sony si è protratta fino alle nostre ore piccole. Dopo le parole di Barack Obama, che ricordiamo si è detto in disaccordo con la decisione dell'azienda di cancellare la trasmissione nelle sale del film The Interview, è infatti arrivata la risposta del CEO di Sony Entertainment, Michael Lynton, dettosi dispiaciuto da quanto esposto dal Presidente:

"Quando è arrivato il momento cruciale in cui la minaccia è venuta fuori dai Guardians of Peace, intenzionati a fare del male al pubblico che sarebbe andato al cinema, i cinema sono venuti da noi uno a uno in un lasso di tempo talmente breve che ci ha completamente sorpreso, per annunciarci che non avrebbero programmato il film. In quel momento non abbiamo avuto altre alternative che cancellare l'uscita per il 25 dicembre. Non abbiamo ceduto, non abbiamo mollato, abbiamo perseverato e non ci siamo fatti spezzare. Abbiamo sempre avuto il desiderio di far vedere questo film al pubblico americano."

Pur esprimendo il proprio desiderio di mostrare The Interview, nell'intervista rilasciata da Lynton alla CNN non si parla di modi alternativi per la pubblicazione del film, ancora sotto minaccia da parte degli hacker come riportato oggi. Vari soggetti, tra cui George R.R. Martin col suo cinema privato e BitTorrent con la sua rete, si sono fatti avanti per mostrare The Interview in qualche modo, ma le intenzioni di Sony restano per il momento un mistero.

Con milioni e milioni di PlayStation 3 e PlayStation 4 nelle case di tantissime persone in tutto il mondo, l'azienda nipponica potrebbe avere il canale di distribuzione ideale proprio davanti ai suoi occhi.

Via | Theverge.com

Barack Obama promette ritorsioni contro la Corea del Nord e rimprovera Sony


US-POLITICS-OBAMA

Aggiornamento delle 20:40 a cura di Rosario.

Come ci aspettavamo, alla fine Barack Obama ha dato la posizione ufficiale degli Stati Uniti nei confronti dell'attacco hacker a Sony, riservando parole sia per la società che ha subito l'azione del gruppo Guardians of Peace, sia per la Corea del Nord, ormai riconosciuta ufficialmente come artefice del tutto.

Obama ha dichiarato di ritenere che Sony abbia commesso un errore nel rimuovere The Interview dalle sale, in risposta alle minacce di terrorismo ricevute dagli stessi hacker: un commento decisamente sensato, soprattutto alla luce delle nuove richieste effettuate all'azienda giapponese nella giornata di oggi.

Queste invece le parole indirizzate alla Corea del Nord:

"Non possiamo avere una società in cui qualche dittatore di qualche posto può iniziare a imporre la censura qui negli Stati Uniti. Se qualcuno è in grado d'intimidire persone che stanno pubblicando un film satirico, immaginiamoci se dovessero vedere un documentario che non gradiscono."

Barack Obama promette che gli Stati Uniti risponderanno in modo "proporzionale" all'attacco della Corea del Nord, "nei luoghi e nei tempi che sceglieremo". Escluso invece il coinvolgimento della Cina nell'attacco, di cui si era iniziato a parlare prima della conferenza stampa.

Via | Bgr.com

Sony, gli hacker chiedono di più. L'FBI conferma: "E' stata la Corea del Nord"


North Korea's leader Kim Jong-Un waves a

Aggiornamento delle 18.10 a cura di Daniele Particelli

18.00 - E’ ufficiale. Il governo di Pyongyang è responsabile del cyber attacco ai danni di Sony Pictures Entertainment e di tutte le minacce che hanno fatto seguito a quell’intrusione. Parola del’FBI, che oggi ha diffuso un comunicato in cui ha aggiornato sugli utenti sulle delicate indagini condotte:

L’FBI ha raccolto informazioni sufficienti per concludere che il governo nordcoreano è responsabile di quelle azioni.

Non potendo, per ovvi motivi, entrare nei dettagli, il comunicato dell’FBI spiega a grandi linee come si è arrivati a questa conclusione, da similitudini con altre azioni simili condotte dalla Corea del Nord alle infrastrutture usate nel cyber-attacco, collegate direttamente al Paese di Kim Jong-un.

Questo significa, senza troppi giri di parole, che la Corea del Nord ha attaccato gli Stati Uniti e minacciato attentati terroristici come quello dell’11 settembre 2001.

Sony, gli hacker chiedono di più: "Eliminate ogni traccia dell'esistenza di The Interview"


Aggiornamento delle 17.50 a cura di Daniele Particelli

the-interview

Come in molti si aspettavano, la decisione di Sony di annullare l’uscita in sala di The Interview, richiesta a più ripresa dagli hacker che due settimane fa hanno condotto un cyber attacco senza precedenti ai danni della major, non è servita a far calmare questo gruppo di cyber-terroristi che risponde al nome di Guardians Of The Peace.

I boss della Sony hanno ricevuto oggi un’altra email con cui gli hacker rilanciano e chiedono di più: eliminare ogni traccia dell’esistenza del film.

Ora vogliamo che non rilascerete mai il film, distribuito o leakkato in ogni forma, come DVD o pirateria. E vogliamo che tutto ciò che è collegato al film, inclusi i suoi trailer e la sua versione completa, vengano rimossi immediatamente da ogni sito internet.

Ecco cosa si ottiene a fare affari coi terroristi. La prossima volta, cosa chiederanno, l’esecuzione pubblica di James Franco e Seth Rogen? O di chi ha avuto l’idea di realizzare il film? Si tratta di un ricatto in piena regola e Sony, al momento, non ha ancora rilasciato alcuna comunicazione a proposito di questi ultimi sviluppi, ma siamo certi che stavolta, mentre le critiche stanno montano in tutta l’industria cinematografica, non cederà alla richieste.

Se è vero che, come confermato dal presidente USA Barack Obama, il rischio di attentati terroristici è pari a zero, è altrettanto vero che lì fuori ci sono i dati sensibili rubati da Sony. Quelli rilasciati fino a questo momento hanno già fatto diversi danni, quindi la major sarà costretta a scegliere il male minore.

La Corea del Nord ha attaccato Sony: Barack Obama pronto alla conferenza stampa


Aggiornamento del 19 dicembre 2014 - Ore 17:00

foto barack obama preoccupato

Sarà Barack Obama in persona a parlare dell'attacco hacker ai danni di Sony e del coinvolgimento della Corea del Nord nell'operazione: ne parla Bloomberg, secondo cui la posizione ufficiale del Dipartimento di Giustizia americano dovrebbe essere annunciata tra poche ore, per l'esattezza alle 13:30 ET che corrispondono alle nostre 19:30.

A rivelarlo, anche in questo caso, un rappresentante delle autorità USA, rimasto anonimo, mentre anche Reuters ha pubblicato una nuova notizia secondo la quale l'attacco potrebbe essere collegato anche alla Cina.

Per il momento questo è tutto quello che ci è dato sapere per quanto riguarda gli ultimi sviluppi della vicenda, ma non mancheremo ovviamente di aggiornarvi appena ci arriveranno le parole del Presidente.

La Corea del Nord ha attaccato Sony? Entrano in gioco Barack Obama e George Clooney


sony-pictures-hacker

Aggiornamento del 19 dicembre 2014 - Ore 14:00

L'attacco hacker ai danni di Sony diventa una materia di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti. La conferma arriva direttamente da Washington, dove l'amministrazione Obama aspetta con cautela di stabilire i prossimi passi per affrontare pubblicamente l'argomento: le preoccupazioni principali sono naturalmente rivolte alla Corea del Nord, e al suo coinvolgimento nell'attacco che come già riportato appare sempre più certo.

A occuparsi da vicino della situazione ci sarebbe Barack Obama in persona, secondo quanto annunciato dal portavoce della Casa Bianca Josh Earnest: secondo gli esperti, la rappresaglia per vie informatiche potrebbe avere un effetto ridotto, così come un'eventuale decisione di applicare embarghi o sanzioni simili nel mondo reale. La Corea del Nord, nel frattempo, ha prontamente rispedito al mittente ogni accusa di coinvolgimento all'interno dell'attacco.

Oltretutto, visto il successo ottenuto in questo caso nel far sparire il film The Interview dalle sale, operazioni di questo tipo potrebbero ripetersi ai danni di aziende che svolgono attività in America, anche grazie al basso livello d'attenzione per la sicurezza informatica evidenziato da Jeffrey Carr, CEO di Taia Global:

"Mi aspetto pienamente di vedere altre azioni come queste ai danni di studi cinematografici o altri obiettivi leggeri perché per lungo tempo essi non hanno avuto riguardi per la sicurezza."

Una bella gatta da pelare quindi per il Presidente in persona, che ha comunque invitato gli Americani ad andare al cinema senza paura: una posizione ufficiale da parte degli Stati Uniti prima o poi dovrà arrivare, non ci resta che aspettarla.

George Clooney in prima linea


Mentre la politica s'interessa al caso Sony Pictures, anche il mondo cinematografico non resta indifferente. Deadline ha raccolto un duro attacco di George Clooney rivolto sia a Hollywood sia ai giornalisti:

"Buona parte della stampa ha abdicato sul proprio reale compito. Hanno suonato la lira mentre Roma bruciava. C'è qualcosa di reale sotto. Con poco lavoro, sarebbe stato possibile scoprire che dietro non c'era probabilmente la Corea del Nord; è stata la Corea del Nord. Guardians Of Peace è una frase usata da Nixon alla sua visita in Cina. Quando gli fu chiesto perché aiutasse la Corea del Sud, disse che lo faceva perché siamo i Guardiani della Pace. Adesso stiamo parlando di una nazione che decide cosa dobbiamo fare. Non riguarda solo i film, ma qualsiasi parte delle nostre attività."

Dopo l'attacco, l'attore aveva dato il via a una petizione a favore di Sony, proposta ad altri membri dell'industria cinematografica. La risposta ricevuta da molti di essi, secondo Clooney, sarebbe stata sempre la stessa: "non posso firmarla".

Via | Reuters.com

Attacco hacker a Sony, per gli Stati Uniti la Corea del Nord è responsabile


The-Interview-Seth-Rogen-e-James-Franco

Post originale del 18 dicembre 2014.

Dopo avere inizialmente negato di essere in possesso di prove che attribuiscano l'attacco hacker a Sony alla Corea del Nord, le autorità d'intelligence americane sono arrivate alla conclusione che invece il governo di Pyongang c'entra eccome.

A far trapelare la notizia, circolata sui principali media d'oltreoceano, sarebbero state alcune fonti interne alle agenzie coinvolte nell'indagine, secondo le quali la Casa Bianca starebbe ancora decidendo il da farsi prima di rilasciare dichiarazioni pubbliche: l'accusa per la Corea del Nord sarebbe infatti di cyberterrorismo, con tanto di sconfinamento nel mondo reale in seguito all'evocazione dell'11 settembre da parte del gruppo hacker conosciuto col nome Guardians of Peace (G.O.P.).

I dubbi attualmente in essere presso l'ufficio di Barack Obama non sarebbero per niente banali, visto che il confronto con Kim Jong-un in materia informatica potrebbe diventare un conflitto di scala nazionale, in grado di avere serie ripercussioni sulla politica estera americana. Da non sottovalutare, come riporta il New York Times, anche l'intenzione degli USA di preservare i segreti sui metodi usati per rintracciare le fonti dell'attacco fino all'interno della rete governativa nordcoreana.

Pochi giorni fa, Joseph Demarest, assistant director della divisione informatica dell'FBI, ha affermato quanto segue davanti al Senato americano:

"Dopo aver parlato con Sony e separatamente col provider di sicurezza Mandiant, il malware usato avrebbe messo alla prova, e probabilmente superato, il 90% delle difese su Internet che sono in essere oggi nell'industria privata, mettendo in crisi anche i governi."

A questo punto, non ci resta che prendere atto di quanto trapelato in queste ore in via non ufficiale, restando in attesa di notizie che secondo le voci dovrebbero arrivare nella giornata di giovedì: per il momento, anche l'uscita del film The Interview è stata cancellata, in seguito alle minacce nei confronti dei cinema che nel giorno di Natale l'avessero messo in programmazione.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail